Sanremo 2017, la prima serata: ci ricorderemo solo di Ricky Martin

Puntuale come una cartella Equitalia ecco tornare il Festival di Sanremo, quest’anno giunto alla sua 67° edizione.
La direzione artistica è stata affidata nuovamente a Carlo Conti affiancato dalla regina delle reti Mediaset, Maria De Filippi – alla sua seconda esperienza come co-conduttrice del Festival.

La serata di martedì 7 febbraio è dedicata alla prima ondata dei 22 BIG in gara, rappresentati da Giusy Ferreri, Fabrizio Moro, Elodie, Lodovica Comello, Fiorella Mannoia, Alessio Bernabei, Al Bano, Samuel (Subsonica), Ron, Clementino ed Ermal Meta.
Sembra strano dover considerare BIG uno come Alessio Bernabei, ma questa d’altronde è l’Italia: un paese che non vedrà mai sul palco dell’Ariston interpreti concreti ma sempre più comparse uscite dai talent (e reclutate per Sanremo prevalentemente grazie a clausole discografiche).

Nel pre Festival la RAI manda in onda un bel filmato con spezzoni dei più importanti brani passati per la bellissima cornice del Teatro Ariston, concludendo con dei brevi interventi da parte dei cantanti in gara in questo 2017.
Nello specifico, dopo aver visto Rino Gaetano, Mia Martini e Antonella Ruggiero fa un certo effetto sentire Nesli affermare «sono un cantautore moderno ed un poeta punk».
Di preciso, nel 2017, che idea malsana hanno tutti quanti del punk?
Sgomento a parte, inizia la serata.

I BIG in gara

Giusy Ferreri – Fa talmente male
La Ferreri canta esattamente come la De Filippi parla, e “fa talmente male” già così che era meglio fermarsi prima di iniziare.
Sarà l’emozione (o l’imbarazzo di indossare un vestito che vorrebbe essere cool ma in realtà è solo brutto), ma l’interpretazione del pezzo è totalmente assente.
«Vorrei sentirti dire che a tutto c’è una soluzione», chiede Giusy: la risposta è solo una, smetti di cantare.

Fabrizio Moro – Portami via
Moro viene presentato come un cantante che racconta i disagi della periferia romana.
Il suo brano è talmente inutile che il titolo è un po’ il desiderio di noi che lo stiamo ascoltando: ‘portami via’, ma ora, ancor prima di iniziare.

Elodie – Tutta colpa mia
Un brano scritto a 6 mani, di cui due di Emma Marrone.
Ci voleva addirittura un team per scrivere «ti sorrido distrutta, sono pazza lo ammetto» con una sequela di «amore, amore, amore mio» a fare da cornice.
Testo povero come pochi altri, al limite dello scandalo.
«Tutta colpa mia», canta Elodie, ma anche di chi ti ha inserita in questo Sanremo.

Lodovica Comello – Il cielo non mi basta
Chi conosce e segue Dimartino avrà notato la sua impronta nella stesura del testo: bello, in pieno stile sanremese, ma interpretato male.
Anzi, se si può dire onestamente, davvero male.

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta
Finalmente sul palco una cantante degna dell’etichetta BIG.
Può piacere o meno il brano, ma è questione di esperienza: con la Mannoia sul palco si nota il divario (incolmabile) con le concorrenti precedenti.
Interpretazione, sentimento, presenza scenica: quando cantare è il tuo mestiere, non c’è nulla da fare.

Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso
Qualcuno dovrebbe spiegare a Bernabei che lui non è Tiziano Ferro, nel senso: non è questione di gusto musicale, è lui ad essere proprio inutile come ‘cantante’.
«Stanotte ho aperto uno spiraglio nel tuo intimo» e di colpo lo sgomento nel poter anche solo pensare che ci sia qualche povera anima pia disponibile a lasciargli aprire qualsiasi cosa.
Inoltre, nel ritornello torna alla mente ‘Se una regola c’è‘ di Nek – sì, ma la versione cantata dai russi.

Al Bano – Di rose e di spine
Passato lo stupore iniziale nel vedere la nuova tinta di capelli di Al Bano, nasce spontanea una riflessione.
Ha iniziato la sua carriera nel 1965 e da 52 anni canta sempre le stesse canzoni: smettere no?
«Un’altra vita non mi basterà per dirti tutto ciò che sento dentro me»: pare che al momento dentro te vi siano solo parecchie stonature.

Samuel – Vedrai
Samuel sale sul palco, inizia a cantare e ci si chiede: sì, ok, ma i Subsonica dove sono nascosti?
Della serie, “vedrai” che se esci dal gruppo fai le stesse canzoni che facevi con loro.

Ron – L’ottava meraviglia
Ron resta sempre fedele a sé stesso – e questo basta per far capire che sul palco è salito un altro BIG, uno che almeno ha un ottimo arrangiamento al proprio brano.

Clementino – Ragazzi fuori
Il brano proposto dal rapper napoletano è l’emblema di quanto poco basti per scrivere oggi una canzone: se il tuo testo non ha senso non ti preoccupare, aggiungi rime forzate e vedrai che sarà un successo.

Ermal Meta – Vietato morire
Ermal Meta è già stato sul palco dell’Ariston ma le sue radici sono ben piantate nell’underground italiano (La fame di Camilla): da uno così ci si aspettava qualcosa di diverso, va detto. 

Gli ospiti della serata

Elegante come sempre, Tiziano Ferro è il primo ospite del Festival ed inaugura quest’edizione con un omaggio all’immenso Luigi Tenco.
A cinquant’anni dalla scomparsa di uno dei più grandi cantautori che la storia ci abbia mai regalato, ecco che io Tenco me lo immagino, ovunque egli sia, mentre (esattamente come me) chiude gli occhi e si chiede “perché”.
Sì, perché?
Indipendentemente dai propri gusti musicali, Tiziano Ferro è un grande artista ma vi sono brani che non possono essere reinterpretati: farlo significa piegarsi coscientemente ad una gogna pubblica.
Tiziano Ferro che canta Tenco è stata un’esperienza semplicemente sterile.
In un secondo momento lo affianca in un duetto la superba Carmen Consoli – ed è questo uno dei pochi momenti di vero spettacolo della serata.

Raul Bova, valletto d’eccezione, a volte è sembrato un po’ impostato ma più a suo agio di Maria De Filippi, rigida ed imperterrita come una novella signorina Rottermeier.
Fuori luogo il siparietto con la compagna Rocío Muñoz Morales, a sua volta valletta del Festival di Sanremo nel 2015.

Dopo i fischi del 2016, Maurizio Crozza si mantiene “a distanza” con un intervento video: oltre a prendere bonariamente in giro la platea in merito alle polemiche dello scorso anno, divaga esattamente come ci si aspetta da lui con qualche frecciata politica a Renzi, Salvini, Gentiloni e la tanto nominata (ed indagata) sindaca di Roma.

Ad Antonio Albanese e Paola Cortellesi spetta l’omaggio canoro alle coppie celebri che hanno calcato il palco dell’Ariston: si esibiscono in un bel siparietto, e l’occasione è anche quella per promuovere il loro ultimo film – “Mamma o papà?”.
Ma com’è che cantano meglio loro degli artisti in gara?

La prima vera ondata di entusiasmo arriva con l’esibizione di Ricky Martin, a tutti gli effetti l’unica cosa davvero indimenticabile di questa prima serata di gara.
Peccato per il pubblico, troppo composto davanti ai ritmi avvolgenti proposti dal portoricano con un medley delle sue canzoni più famose.

Diletta Leotta è bella, è brava, ma è soprattutto umana.
Una come noi, la ragazza (magnifica) della porta accanto, e come tale è stata vittima di un hackeraggio che l’ha colpita con la diffusione di foto private nei social.
Porta sul palco dell’Ariston un messaggio giusto, quello di non abbattersi ma di denunciare con forza le violazioni alla propria privacy di qualunque natura esse siano.
Il discorso verte sul sociale, così come quello di Giorgio e Francesca, due liceali di Lecce impegnati in un’iniziativa contro il bullismo.
Con loro e con l’intervento delle forze dell’ordine, presenti per raccontare le difficoltà del loro lavoro soprattutto alla luce dei recenti fatti di cronaca (Rigopiano e i disagi causati dal maltempo su tutto), si raggiunge un momento serio e di grande intensità umana, necessario all’interno del Festival di Sanremo.

I Clean Bandit sono il secondo nome internazionale atteso all’Ariston: sarà un caso che il loro singolo più conosciuto sia ‘Rather Be‘, usato come intermezzo musicale anche da Maria De Filippi a “Uomini e Donne”?

Marco Cusin e Valentina Diouf sono due atleti (basket e pallavolo) che si prestano ad una gag più che prevedibile riguardo la loro statura (2,11 metri lui e 2,02 lei).

In compenso, tra momenti i grande noia ed imbarazzo canoro, il vero arcano della serata è solo uno…

Vessicchio

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