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Wu Ming Contingent – Bioscop

Se avessimo ascoltato Bioscop ad occhi chiusi, avremmo già una piccola mappa etica ed estetica sufficiente per identificare in queste tracce l’atteggiamento punk e post punk politico di quel periodo bolognese che ha cambiato le orecchie di tutta l’Italia underground.

I testi, a tema, fotografie di gente che hai già tra banchi di collettivi di sinistra o letto nelle fanzine dei centri sociali: anche quelli in stile retrò, un declamato che nulla ha a che vedere con le nuove forme di teatro-canzone.

Chiudendo gli occhi si è ad un concerto dei Disciplinatha, dei Nabat.
Di sassofonisti lisergici che accompagnai reading di Paz.
Se chiudessimo gli occhi, sarebbe un album di quel periodo.
Di quel genere.
Lo-fi perchè così era, non perchè Lo-fi è moda.

Solo con un altro genere di esperienza artistica si può capire questa potenza e la potenza di questo disco: il romanzo storico.
E, non a caso, stiamo parlando dei Wu Ming (la band di scrittori che, personalmente, preferisco).
Fermi, fermi, fermi.
I ragazzacci che compongo la cooperativa di scrittori hanno pubblicato romanzi talmente belli e dettagliati, editoriali talmente ironici e lucidi… che quasi abbiamo dimenticato che quasi tutti loro, prima di essere scrittori, sono stati musicisti.
Affamati consumatori e musicisti in e di vinili punk.

Immaginate lo stesso approccio che un romanzo come Altai ha per la narrativa…applicato alla musica.
Un genere definito ed un modo di raccontare che abbiamo già saggiato (quasi tutti i brani sono basati su precedenti eroi ed anti-eroi trattati da Wu Ming Wood, una rubrica che tenevano su GQ) da Ho Chi Minh a Steve Jobs, da Wikileaks agli ufologi radicali.

Un disco che al primo ascolto può sembrare “immaturo” e “quel tipico disco che scriveresti tu quando vuoi essere politico”.

In realtà è Bioscop: un perfetto mix di cultura di genere e ricerca di quel suono caro a quel determinato periodo storico e sociale.

I Wu Ming, questa volta nella figura di 2 e 5, propongono un disco che a suo modo è elegante e diretto, senza sbavature “casuali” bensì di “genere” e ricercate.
Il cortocircuito musicale fa si che questo disco venga associato a forme molto più moderne di esposizione di idee, quando invece probabilmente è figlio di primo letto di quello che le modernità attuali scimmiottano senza caricargli di significato a parte il mero buffonismo: lo scopo dei Wu Ming Contingent è quello del servizio pubblico.

Informare, educare ed intrattenere.
Niente rocambolesche idee di marketing, casomai guerriglia psicologica.
Applausi a scena aperta per la Woodworm che ancora si conferma una realtà che sa investire oculatamente e su progetti di qualità senza spocchia e senza glamour.

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