The Public Radar – A New Sunrise


A New Sunrise” dei The Public Radar è un album di quelli di cui mi viene difficile parlare: ottima produzione ma povero di innovazione.

In un periodo come questo, dove sperimentazione e avanguardia sono necessarie per un progetto di successo, l’ultimo lavoro dei The Public Radar si pone in una posizione abbastanza ambigua: il trio synth-pop romano vorrebbe essere innovatore di un sound anni ’80 che di innovativo, in realtà, ha ben poco.
Le melodie (come spesso dichiarato dalla band stessa) riprendono lo stile di gruppi che hanno fatto la storia della musica di un determinato periodo, quali Simple Mind e Duran Duran.
Il voler rendere omaggio ai grandi del passato non è una cosa sbagliata, anzi, ma emularli più o meno volutamente è un altro discorso.

Come anticipato la produzione che accompagna il disco è perfetta: suoni così limpidi e distinti non si sentono spesso e questo è sicuramente un punto di forza di “A New Sunrise” – un buon mixing e un buon mastering non sono mai da sottovalutare quando si parla di musica.
È anche vero che l’idea è più importante della tecnica, ma una corretta produzione rende molto più piacevole il disco all’ascolto.
Il vero problema nasce quando l’idea è standardizzata, ed ecco lo scivolone dei The Public Radar: per tutti i nove brani del loro disco non osano mai.
I synth utilizzati sono i soliti che ormai abbiamo sentito e risentito nelle discografie dei colossi di trent’anni fa e quello che traspare è che il trio non sia mai uscito dalla sua zona di conforto.
Lo stile è molto pop con melodie orecchiabili, di quelle che ti si infilano nella corteccia cerebrale e non ne escono.
Il cantante, Massimiliano Alto, fa bene il suo lavoro: la voce è pulita e piacevole, mai invasiva, e si amalgama sempre bene con la musica.
Nell’insieme, “A New Sunrise” è un album che musicalmente si pone a un livello abbastanza standard per l’industria musicale odierna: non è un masterpiece né tantomeno è un disastro ed il problema non è di tipo qualitativo, assolutamente, ma nell’idea che fonda questo progetto.
Riportare alla luce un suono così senza modificarlo o aggiornarlo rende il tutto anacronistico: bisogna guardare al passato sempre con un occhio al futuro.

Standard, Standard, Standard.

 

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Valerio Tascione

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Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com'è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!

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