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Teich – Sea Songs


Lo ammetto, sono caduto anch’io nel tranello del quartetto bresciano dei Teich, che proprio in questo periodo festeggiano il primo anno dall’uscita del loro Ep “Sea Songs“.
Dopo averlo ascoltato a lungo vorrei raccontarvelo provando a spiegare di che tipo di tranello si tratta.

Ultimamente tante band emergenti ci hanno abituati a Ep che altro non sono se non dei biglietti da visita: spesso scarni, spiccioli, brevi, poco chiari e poche, ma veramente poche volte, validi. “Sea Songs” è qualcosa di diverso.
Sea Songs” non contiene cinque brani di cui uno pop, uno rock, uno post rock uno elettronico, tanto per dare la dimostrazione di aver capito le matrici della musica alternativa moderna.
No, i Teich con il loro primo Ep ci danno in pasto quattro pezzi davvero interessanti e, soprattutto, non ci vogliono dimostrare di saper interpretare più generi, non ci vogliono convincere di saper suonare mille strumenti, non tentano di propinarci idee politiche, ideali di anti politica, disagi psicologi, ammanchi sociali e mille altri problemi.
Di fatto, quelle che firmano sono 4 instrumental songs.

I Teich registrano un Ep che sa già tanto di Lp, ecco il tranello: un Lp nascosto in un Ep.
Solo quattro canzoni ma di sei minuti l’una.
Non storcete il naso, non stiamo parlando di mielosi ritornelli e sterili riff di chitarre: “Sea Songs” è psichedelia pura.
Alle orecchie dei più arriverà come improbabile noise o come semplice post-rock ma a mio avviso così non è. Tutte le tracce, sono collegate tra loro da un filo conduttore unico. Anche se presenti molteplici cambi di tempo, non sembra mai di allontanarsi dalla via maestra: non si ha mai la sensazione di aver perso qualcosa per strada e non si percepisce la fine di un episodio e l’inizio di un altro.
Parlavamo di tranello anche riferito al fatto che, al primo ascolto “Sea Songs” sembra composto da partiture di chitarra semplici e ordinarie, arpeggi quasi scolastici (‘On A Coursal’, Will Be‘) ma già al secondo ascolto si iniziano a percepire le smussature soniche delle chitarre (‘Still’).
In terza battuta, ti colgono le improvvise sferzate in maggiore che, proiettano verso un rock energico, scortato da una base ritmica potentissima.
Lo ascolti ancora, e ti accorgi che i synth e le linee di basso inghiottono tutto plasmando un mare psichedelico in continuo movimento.
Rappresaglia finale di questi suoni e sensazioni è ‘Wrong’, che ti costringe a skippare indietro ancora, ancora e ancora.

Sea Songs” merita un ascolto lungo e profondo.
Un ascolto attento che inevitabilmente ripaga a piene mani.
La musica è sensazione, la musica è viaggio: “Sea Songs” è un viaggio spettacolare dentro l’essenza della musica.
Attenzione, non stiamo gridando al miracolo ma i Teich occupano il posto di una mosca bianca, ferma ed immobile, in uno sciame di band schizofrenico ed inconcludente.

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