Tarlung – Beyond The Black Pyramid


“Beyond The Black Pyramid” è il nuovo disco dei Tarlung, gruppo austriaco di connotazione sludge e doom.

La band è attiva sin dal 2013, quando ha registrato il primo omonimo lavoro che ha permesso a Rotten (chitarre), Marian Waibl (batteria) e Phillip “Five” Seiler (chitarra e voce) di dividere i palchi con gruppi del calibro di Saturnalia Temple e Eyehategod.

Nel 2016 la band registra un Ep, “Void”, un lavoro composto da quattro pezzi che mantengono la connotazione sonora del lavoro precedente – vuoi anche per l’assenza voluta del basso, che impone una certa rigidità compositiva.
Il 5 maggio del 2017 per la  Black Bow Records, è uscito invece “Beyond The Black Pyramid”, il nuovo disco del gruppo.

Ad un primo ascolto questo lavoro sembra più maturo, almeno a livello sonoro, rispetto al precedente.
“Beyond The Black Pyramid” è l’insieme di nove tracce che uniscono lo sludge al doom e strizzano l’occhio a una certa psichedelia vecchio stile raccontando di un viaggio tra morte, guerra, povertà e miseria.
Questo viaggio si apre con un intro strumentale, ‘It Waits In The Dark‘: cupo, ruvido e allo stesso tempo melodioso, sembra voler preparare l’ascoltatore al prossimo passo, la lunghissima (forse troppo) ‘Dyng of the Ligth‘, in cui arriva anche la parte vocale appoggiata su un tappeto sonoro più stoner che sludge.
Lo stesso discorso vale per ‘Mud Town‘, che è caratterizzata da un suono ancora più old school.
Le successive ‘Kings And Graves‘ e ‘The Prime Of Your Existence‘ riprendono il sound del brano iniziale, cupo e discendente.
La mesta e rassegnata ‘Resignation‘ è un brano che non sembra appartenere a questo disco: gli arpeggi di chitarra capeggiano su un ritmo lento e dimesso, e insieme a ‘It Waits In The Dark‘ e alla successiva ‘Born Dead‘ è tra i brani che mi hanno  maggiormente colpito di questo “Beyond The Black Pyramid”.
La title track, la traccia che da il nome all’intero lavoro dei Tarlung, è il classico brano da testa ciondolante in cui in perfetto stile doom / sludge si rimane in attesa di una qualche apertura che non arriverà mai.
Chiude questo percorso ‘Karma‘, per la quale valgono le stesse considerazioni del brano precedente – anche se in questo caso il cantato sembra essere più carico e la tanto attesa apertura sonora arriva ed è ben distinguibile.

In generale, “Beyond The Black Pyramid” è un disco rigorosamente doom che non esce mai fuori dagli schemi, non fosse per la scelta di questo suono un pò vintage che è il marchio di fabbrica della band.

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katia (edorian) egiziano

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Mi definiscono una persona sopra le righe, forse è davvero così, non mi sento imbrigliata in alcun genere, quando si parla di musica sono "onnivora". Ogni singolo momento della mia vita è legato ad un brano, quando mi sveglio la mattina a volte il mio cervello canta

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