Tanks and Tears – Aware

Con Aware” i Tanks and Tears ci propongono la loro personale visione della vita, una visione fortemente malinconica e disillusa – disillusa perché cosciente, come anticipato nel nome dell’album (‘aware’ significa infatti ‘consapevole’).
Con un perfetto stile new wave proveniente direttamente dagli oscuri lidi d’ispirazione The Cure, i Tanks and Tears sanno dare una sferzata al genere inserendo nei loro brani una vena più dura, quasi grunge in alcuni casi, che però nulla toglie alla malinconia dei testi.
Le loro parole sono semplici e dirette, e fanno il paio con dei ritmi ossessivi che, come un mulinello, avvolgono l’ascoltatore per portarlo giù, sul fondo, lasciandolo senza fiato.
Dei dieci brani che compongono l’album uno solo, forse, non è pervaso da sensazioni quali una tristezza a tratti rabbiosa e disperata.
Si tratta di ‘Under a cloud’, sesto brano di “Aware”, il cui testo rimane alquanto criptico – «I was under a cloud, no way out/Endless agony, wasting thoughts/I remember it was a rough time/I remember, it’s what I am now».

L’album si apre con ‘Breathe’, brano fortemente new wave, quasi gothic rock, che sembra scritto da Robert Smith in persona: da subito i Tanks and Tears ci propongono i temi e le atmosfere a loro più cari, che possono essere racchiusi e riassunti in alcune parole chiave quali ‘cold’, ‘eyes’ e ‘dream’ – questi termini si ripeterranno più volte all’interno delle varie canzoni e stanno a testimoniare come nella vita i temi più importanti siano pochi e sempre gli stessi, che periodicamente ritornano.
Ascoltando ‘Inca’, terzo brano dell’album, si comincia a sentire invece l’influenza grunge: un testo dai toni alterati non può che essere accompagnato da un sound più duro – «This night we’re gonna fight, this night we’re gonna die», recita il ritornello.
“Aware” si chiude con ‘Life is a show’, brano che racchiude le varie anime della band: da un lato si sentono le influenze gothic rock, dall’altro sfumature quasi industrial, con una cassa che martella in sottofondo.
Una menzione speciale va a ‘Aware’, brano che dà il nome all’album: in questo pezzo, l’unico strumentale, si sente la potenza della malinconia che ci insegue implacabilmente – così implacabilmente che non si può far altro che accettarla e farla propria, con consapevolezza.

 

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