Simona Norato – Orde di brave figlie


Qualche anno fa Maria Carla Martino, docente di Letteratura Inglese, ha pubblicato un bel libro, “Viaggiatrici: storie di donne che vanno dove vogliono”.
Oggi sembrerebbe scontato, ed invece ancora tocca rimarcare quanto una donna possa fare tanta strada con le sue gambe in perfetta autonomia.
Simona Norato è esattamente questo: una donna che va dove vuole.
Una viaggiatrice del suono.
Che all’interno del mondo musicale italiano indipendente (e non solo) si è fatta molta strada.

«Noi ragazzacce siamo diventate finalmente uomini fatti, abbiamo smesso di correre tra i palazzi…»

Prima a fianco di Antonio Dimartino, poi con Cesare Basile che si è ritrovato a produrre il suo primo album (“La fine del Mondo”) ed anche nel collettivo musicale I Camminanti insieme a Rodrigo D’erasmo e Manuel Agnelli, tra gli altri.

Simona Norato col suo album “Orde di brave figlie” va esattamente dove ha intenzione di andare.
Contro il luogo comune, contro gli stereotipi.
Va contro i capisaldi di una certa cultura, non solo musicale, di questo paese che vorrebbe una donna angelicata riversa nei suoi brani dolci o scanzonati ma mai pericolosi. Questo album è l’esatto opposto.
Non è un album da classifica, non è un disco facile, uno di quei lavori confezionati per sfruttare la corsia d’accelerazione delle sonorità più in voga in questo momento.

«Anni fa guardavo l’uomo e la donna, era un esempio drammatico, era un film: “Matrimonio all’italiana di una generazione cattolica”. Anni fa pensai, piuttosto che finir così mi travesto da uomo e vado lontano…»

Le nove tracce dell’album di Simona usano suoni e creano atmosfere tutt’altro che semplici.
Non è un album da “primo acchito”.
“Orde di brave figlie” spazia dal minimalismo estremo di ‘Avremo una casa nella prateria’ al blues della title track, passando per le incursioni jazz di ‘Chirurgia del tavolo’ fino al rock alternativo tanto caro ad artiste come St.Vincent.
Le canzoni di Simona Norato attingono al miglior cantautorato femminile italiano, ricordando a livello vocale un’altra artista che ha fatto della personalità la sua arma principale come Angela Baraldi.
Il modo di scrivere riporta inoltre ad un’altra figura del panorama indipendente nostrano come Cristina Donà che non a caso l’ha chiamata ad incidere uno dei brani registrati per celebrare il ventennale del suo album “Tregua”.
La radice folk è il comune denominatore di tutto il disco anche se riesce a rimanere nell’ombra dando così modo ad ogni brano di avere una sua peculiarità, sia musicale che nei testi.

Un album del genere richiede attenzione all’ascolto, per questo deve essere maneggiato con cura: la stessa cura con cui è stato scritto e suonato ma soprattutto pensato. Perché non tutti gli artisti che si affacciano al panorama musicale pensano davvero il tempo necessario a pubblicare un disco come invece ha fatto Simona Norato.
“Orde di brave figlie” non è un disco fatto per andare in classifica bensì un album di canzoni fatte per andare dove vogliono.

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