Santiago – Diamante

Oggi vi parlerò di un disco che mi ha colpito molto: sto parlando di Diamante.
Uscito ad ottobre 2014, è il secondo lavoro ufficiale di Santiago, nome d’arte di Marco Muraglia.
A due anni di distanza da Ghiaccio e Magma, il rapper pugliese torna in scena mostrandosi più maturo e con un sound più sperimentale.
La scelta di non mettersi sotto l’ala protettiva di una casa discografica è ben precisa: il cantante vuole distaccarsi dal panorama musicale attuale italiano.

Questo album pone in evidenza la grande tecnica e cultura di Santiago e sembra riflettere, come farebbe un vero diamante, la sua intera esperienza e la sua crescita.
Raccontandosi attraverso 11 brani, Santiago ci mostra con che maestria riesce a unire generi diversi: con Diamante abbiamo un album che alla base ha da una parte il rap (con la sua aggressività e profondità) e dall’altra la musica leggera italiana (con la sua poetica e melodicità).

Tutte le produzioni  sono state affidate ai Retrohandz, eccezion fatta per Accanto a te sarei, realizzata da Big Fish.
La scelta di affidare tutto a loro è uno dei caratteri fondamentali dell’opera: ogni produzione ha un suo stile ma nessuna stona con la linearità che crea il complesso delle tracce.
Nessun suono, per farla breve, è messo là a caso.
Il melodico cantato, di chiara derivazione cantautoriale,  non viene intaccato da sonorità di forte impronta elettronica, ma lo accompagnano dolcemente.
Questo si alterna con un flow graffiante che, con una voce più profonda e grinzosa, forma un perfetto connubio con i sottofondi più cupi e a tratti più aggressivi.

L’autore opta per un’apertura strumentale dell’album che fa anche da title track.
In questa traccia si ripete solo un concetto: ‘’L’amore è un diamante’’.
Non potendo racchiudere i messaggi cardine del disco in una sola canzone, questa frase è stata usata per dare all’ascoltatore un antipasto di tutto ciò che verrà a seguire.
Durante l’ascolto colpisce molto Placebo che si presenta con tanta rabbia, non fine a sé stessa, in cui vediamo anche la partecipazione di Primo Brown.
E’ una protesta mirata a mantenere sempre il pieno controllo di noi stessi, in modo da non  essere succubi delle situazioni: uno stile che ricorda molto il Salmo di Death USB.
Un’altra chicca che va ad impreziosire il tutto è Chi è la nuova superstar, che si rifà molto, anche se con toni più leggeri, a  Make It Bun Dem di Skrillex e Damian ‘’Jr. Gong’’ Marley.
Questa canzone tratta in maniera ironica l’ossessiva volontà di apparire delle persone.
Ci tengo in particolar modo a citare Rondine, canzone dove il rapper esterna con sensibilità tutte le sensazioni che la sua terra d’origine gli fa provare, il tutto accompagnato da sonorità familiari che ricordano le terre pugliesi.

Che altro dire?
Santiago ha meravigliato non poco con questo lavoro districato tra ricordi e denunce, lontano dai banali cliché del genere e col quale ostenta un flow dinamico che si adatta su ogni variazione delle basi.
La speranza è che continui così e che giunga ad una completa maturazione con il prossimo album.

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