Mold On Your Sauce – Propaganda


Non è facile parlare degli artisti agli esordi.
I Mold On Your Sauce non fanno eccezione (che poi, come al solito, “agli esordi” va contestualizzato: la band in questione è attiva da ormai tre anni).
Perché non è facile?
Per innumerevoli ragioni: dalla mancanza di confronti con lavori precedenti, piuttosto che con altri artisti della stessa corrente musicale, fino all’impossibilità di poter tracciare un’identità ben chiara e definita su una band che -forse- tale identità non ce l’ha ancora e  sta cercando, giustamente, di costruirsela.
Supercazzole a parte, scrivo questa recensione per discutere pro e contro di “Propaganda“, primo lavoro in studio dei tre aquilani.

Facciamo un tuffo  nel passato (ormai non più) prossimo: gli anni ’90.
Il decennio del noise, del post-rock , del math-rock e del post-hardcore.
Generi di nicchia, ma con un proselitismo virale tra gli intenditori.
(Soprattutto) negli Stati Uniti, schiere di ragazzi in fase post-adolescenziale si dilettavano ad alzare al massimo i volumi degli ampli e improvvisare melodie molto sghembe e ricche di distorsioni e cambiamenti di tema. Più o meno ciò che i Mold On Your Sauce fanno oggi nel loro album d’esordio. Senza innovare nulla (ma- in fondo- a chi importa?) e mantenendosi entro gli stretti confini del genere.
E così “Propaganda” è un insieme di pezzi più o meno riusciti che si rifanno pedissequamente ai canoni del filone math.
La definizione di math-noise è più che appropriata, in quanto a momenti decisamente intricati e cervellotici (‘Mold On Your Sauce’, ‘Novus Ordo Seclorum’), seguono fasi di calma apparente, in cui le distorsioni delle chitarre e i ritmi in stile slow-core della batteria diventano protagonisti assoluti (‘Kill Vallalla’s King’).
Tra i momenti migliori del disco, vorrei citare ‘Badoglio’ (pezzo che riassume quella sensazione di irregolarità e incertezza emanata dall’intero album) e ‘Caravaggio’,  contraddistinta nella parte iniziale da uno slap di basso molto ritmico e da un interludio in cui gli strumenti sembrano dialogare tra di loro.

Il tratto distintivo del lotto è la totale assenza della voce, una scelta sicuramente coraggiosa: la sensazione sembra quella di una mancata linea guida e i brani, pur nel loro continuo divenire, finiscono con il somigliarsi ( sensazione che svanisce già dopo due-tre ascolti).

Tirando le somme, “Propaganda” risulta una buona prima prova di una band dotata di un elevato bagaglio tecnico; una band che, secondo me, ha spazi di miglioramento molto ampi.
Speriamo che continuino su questa strada.

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