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John Holland Experience – John Holland Experience


Immagino che dopo tanto tempo passato a provare in cantina il lavoro dei John Holland Experience sia piaciuto talmente tanto agli addetti ai lavori da ritenere doveroso pubblicarlo ad ogni costo.
Infatti una vera e propria alleanza di etichette ha prestato i propri sforzi alla causa per far nascere così, nella provincia cuneese, un disco ruvido e dal sano sapore 70’s: “John Holland Experience” appunto, primo omonimo album in studio della band.

Se la parola ‘experience’ nel nome della band e del disco vi rimanda ad atmosfere ruvide, selvagge, incendiare e rivoluzionarie, bene: sappiate che questo è esattamente ciò che potrete trovare in questo disco di otto tracce nel quale Simone Calvo e soci dimostrano di essere un power trio affiatato e compatto, musicalmente preparato e con pochi peli sulla lingua. Certo, la scelta di ripercorrere, rielaborare e riproporre certe sonorità anni ’70 e ’90 potrebbe sembrare inopportuna o controproducente ma i John Holland Experience se ne fregano e ci propongono un disco duro, graffiante e convincente.

Convincono sin da subito: il loro ‘Intro’ infatti è una classica instrumental song ma della durata di due minuti che, partendo da semplici ambientazioni fredde e spoglie, evolve e sfocia in un tiratissimo e sano rock.
Malvagio’ è una bellissima cavalcata rock’n’roll, le chitarre di Francesco Martinat corrono fluenti e fresche mentre dietro i tamburi Alex Denina inventa molteplici soluzioni per movimentare il più possibile un pezzo già bello e veloce.
Quella di Alex è una posizione che mi ha colpito particolarmente: originale, veloce, fisico e fantasioso nei cambi di tempo, ha dato immediatamente l’immagine di un musicista che suona divertendosi oltremodo.
Elicottero’ continua sulla stessa falsa riga di ‘Malvagio’, i tempi non rallentano nemmeno di un sedicesimo se non per una breve ricarica delle batteria a metà pezzo.
In ‘Revaival’ viene fuori la vera natura chitarristica di Francesco Martinat: il suo stile è semplice e pulito ma, al tempo stesso molto espressivo, lo stampo di chiara matrice Hendrixiana emerge fortemente in ogni pezzo, il buon uso dei bending, la mano veloce, gli assoli graffianti e pochi effetti essenziali lo aiutano a intavolare delle belle partiture di chitarra.
È il caso di dirlo, la musica non cambia in ‘Canzone d’amore’ e in ‘Festa Pesta’.
Quello dei John Holland Experience è un ottimo rock’n’roll trascinante e di grande spessore artistico e le zampate hard rock, noise e stoner, conferiscono a questo lavoro un mood davvero trascinante, ballereccio e devastante.
John Holland Experience” si chiude con ‘Ti piace’, brano in cui continua a brillare l’estro creativo di Simone Calvo e soci.

Il disco a mio avviso conta una sola pecca artistica: presenta un divario troppo evidente tra le musiche e i testi.
Se le musiche sono impegnate e riuscite, stessa cosa non possiamo dire delle liriche, spesso semplici, poco energiche e alla continua ricerca di una rima quasi forzata.
Per carità, essendo un disco d’esordio va più che bene, anche perché l’atmosfera è davvero festosa e divertente.
Senza nulla togliere ai singoli membri del gruppo, la band dovrebbe fare solo una cosa per posare la ciliegina sulla la torta: incatenare al microfono Davide Musizzano, featuring in ‘Tieni Botta’, vera perla del disco.
Un sound così graffiante e aggressivo come quello della band merita una voce altrettanto tagliente e grezza e Davide Musizzano ce l’ha.
Tieni Botta’ è un pezzo puro, granitico e maledettamente rock’n’roll.
Quello dei John Holland Experience è il rock che in Italia manca da almeno quattro lustri, quello che forse aspettiamo e cerchiamo da troppo tempo.
Come sempre, vi risparmio inutili riferimenti a gruppi passati e recenti: questi sono i John Holland Experience, alzate il volume e godeteveli.

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