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Collettivo Ginsberg – Tropico


Di cosa abbiamo bisogno alle porte dell’autunno per stimolare le orecchie e la fantasia?
Di energia, forma espressiva, visioni, lamenti di cani, solitudine, rabbiose preghiere, buio eterno, suppliche e danze macabre.
Di uomini, soldati.
E di poesia, che ci riporti all’amore per la terra.
Abbiamo bisogno di tutto questo ed il Collettivo Ginsberg ce lo dona.

Ensamble romagola, il Collettivo Ginsberg giunge al terzo album in studio, “Tropico” uscito lo scorso 30 settembre.
“Tropico” nasce dal nobile e genuino intento di insinuare l’allegria e la voglia di ballare nelle orecchie dei suoi ascoltatori.
Album di dieci pezzi “Tropico”, che arriva al pubblico come un prodotto dalla doppia anima.
Da una parte un’anima dalle atmosfere più movimentate, dall’altra un’anima più introspettiva e intima anche se sono i contenuti la vera calamita che attrae l’ascoltatore.
Il Collettivo Ginsberg infatti oltre ad aver fatto un ottimo lavoro sulle musiche (le cui sonorità spaziano dal blues al jazz alla no vawe, dal rock al pop senza disdegnare momenti di puro cantautorato) decidono in “Tropico” di dare notevole risalto anche alle parole, affiancando testi dialettali provenienti da poesie popolari ad altri più intimi e onirici.
Ad aprire il disco ci pensa ‘Con due monete’, pezzo che sin dal primo ascolto cattura per visceralità espressiva e freschezza strumentale.
La solitudine ed il dolore in essa raccontate sono così affascinanti e descrittive alla Hermann Hesse da proiettare l’ascoltatore in una dimensione unica.
Metti che’, estrapolata da una poesia di Raffaele Baldini, colpisce prima di tutto nel cantato dialettale che sposa alla perfezione un sound ricercato. Convince inoltre perchè sdogana una volta per tutte il dialetto da certi circoli folkloristici.
Metti che’, per intenderci, sembra tratto da una session dei Doors in vacanza in romagna.
Primavera mambo’, ritmato e frizzante, può dirsi brano fondamentale in “Tropico”, quello che ha dato l’incipit all’album e sopra cui sono stati ideate tutte le dieci tracce.
Brano ricercato, ‘Primavera mambo’ mette a nudo tutte le esperienze musicali e letterarie della band. ‘La strada dei mulini a vento’ e ‘Portami con te’ sono due pezzi dall’anima più pacata e intima: introversi nei testi e fantasiosi nelle invenzioni musicali con tastiere ad inventare scenari immaginari. ‘Lingua di luna’ riprende ad agitare la tracklist di “Tropico”, in essa è contenuto il testo più oscuro e visionario, di tutto il disco; Narra un maledetto rapporto sentimentale con tanto di serpenti attorcigliati e Vergini Marie. “Tropico” scorre facile tra varie ballatone dialettali, citeremo ancora ‘Nella notte del mondo’ tratta da un componimento di Aldo Spallacci e a seguire la bellissima ‘L’estate di San Martino’.

Un po’ concept album e un po’ suite musicale, “Tropico” è una donna d’altri tempi misteriosa e dai capelli lunghi e neri che tende la mano all’ascoltatore e lo invita al ballo, vedendo in questo gesto così magnetico l’unico modo per creare un approccio.
Come suona “Tropico”?
A chi assomigliano i Collettivo Ginsberg?
Non saprei dirlo esattamente, ma se proprio devo fare dei nomi posso dire che i Calibro 35 con la miglior magia dei primi Quintorigo possono vagamente rendere l’idea.

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