Borden – Collisions


Borden, al secolo Federico Bazzo, riporta in Italia una ventata di quel rock tipico degli anni ’90, con delle tinte a tratti pop a tratti elettro, che difficilmente passa inosservato se ben costruito.
E a quanto pare siamo di fronte ad una costruzione sufficientemente solida.

Nel 2015 esce “Collisions” un album composto da cinque brani, scritti interamente in inglese, in cui spicca evidente l’influenza e l’spirazione agli Oasis, al limite dell’omaggio, accostata a momenti di originalità maggiormente marcata e meglio mediata dalla propria ispirazione. La struttura dei brani non è mai complessa, si basa anzi molto spesso su un accompagnamento alla chitarra e al piano, l’intento è chiaro: il centro sonoro dell’album è la voce del cantante.
Però non bisogna fare l’errore di pensare che ci si trovi di fronte ad un prodotto italiano classico, quasi da fuoriuscito da uno dei molti talent: Borden stupisce in molti passaggi ed è proprio in questi ultimi che bisogna snidare la vera natura ed originalità del ragazzo.
Parliamoci chiaro: prendere spunto dalla musica più o meno alternativa di venti anni fa non è un’operazione che richiede doti tecniche eccessivamente avanzate, riuscire nell’opera di mediazione di cui si parlava prima è un altro conto: creare un’atmosfera di lieve oscurità, riuscire a ricavare un sound che non risulti completamente grossolano (seppur grezzo e migliorabile sotto diversi punti di vista) e trarre un abbozzo di identità da ciò che si è preso in prestito sono tutte doti degne di nota e meritevoli d’esercitazioni.
Ascoltando “Collisions” non cadete nel facile errore di credere che ci sia scarsa iniziativa solo perché le prime tracce sono pregne di quel citazionismo di cui si è parlato fin ora, arrivate almeno alla canzone centrale che forse negli intenti di Borden doveva essere la pietra angolare dell’intera opera: ‘Not Quite What I Was Expecting’.
Una “semi-suite” di quasi sette minuti che lascia ampissimo spazio nel finale ad un appassionato e trascinante strumentale che non potrà non stupirvi e farvi tenere il ritmo col piede.
Il pensiero malizioso porta a vedere anche nel titolo della traccia qualcosa di sorprendente per le orecchie dell’ascoltatore che si ritrovano quasi spiazzate.
Borden conclude la sua fatica con due canzoni che rilassano e vogliono lasciare delle melodie armoniche, emozionali e a ritmo lento e semplice sul palato, per aiutarci forse nell’uscita da quella nebbiolina a sprazzi dark a sprazzi British che ha voluto creare per tutta l’opera.
Se a questo punto avrete voglia di rispolverare ‘Wonderwall’ state tranquilli, è del tutto normale.

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