Ritmo Tribale, il loro ritorno è la rivoluzione più attesa

Dopo 11 anni di fermo discografico i Ritmo Tribale, band di culto degli anni ’90, ha annunciato il proprio ritorno in scena.
La rivoluzione del giorno prima‘, secondo singolo dopo ‘Le cose succedono‘, è un anticipo interessante delle nuove canzoni, frutto del ritorno in studio della band dopo ben 11 anni di silenzio: ne abbiamo parlato con Andrea Scaglia.

Qual è stata la scintilla che vi ha portato a scrivere nuove canzoni dopo tanti anni di assenza dalle scene?

La frustrazione, il logorio della vita moderna, il desiderio di comprarsi una drum machine.
Negli anni tanta polvere s’era accumulata sotto il tappeto e ad un certo punto era così tanta che non era più possibile nasconderla.
Allora abbiamo deciso di darle forma musicale.

Il contesto sociale italiano, rispetto agli anni in cui siete nati e cresciuti come band, è radicalmente cambiato partendo dalla scomparsa del tessuto dei centri sociali ed in qualche modo anche delle persone che quei centri sociali li animavano.
Come influiscono questi cambiamenti su di voi e sul vostro modo di scrivere?

Una domanda difficile.
Noi abbiamo suonato in tanti centri sociali, di persone ne abbiamo conosciute davvero molte ma del “tessuto” mai nulla ci è interessato.
Non amiamo irregimentarci, non ci piacciono gli slogan che nel tempo restano uguali a loro stessi.
Quel che influenza il modo di scrivere sono i cambiamenti nella vita di ognuno di noi, cambiamenti naturalmente influenzati da ciò che cambia intorno.
Per noi “politica” non è mai stato porsi al servizio di una bandiera, anzi: tutto il contrario.
A tal proposito, il “tessuto” in cui si vive oggi non ci piace per niente. Ecco, forse è anche questo ad averci spinto a scrivere ancora.

Parallelamente alla politica ed alla società è radicalmente mutato anche il modo di fare musica.
Come vi ponete in questo contesto nuovo rispetto alla vostra storia ma anche nei confronti di sfide musicali nuove?

La musica è sempre la musica, non esiste un modo migliore di un altro.
Siamo sempre stati così: ci piacciono le band hardcore americane e i Chemical Brothers, le melodie della West Coast psichedelica e i PIL.
Ribalterei la questione: noi scriviamo, e solo dopo vediamo in che modo inserirci nel “contesto”.

Che rapporto avete con i social e lo streaming?

Ognuno di noi li vive in modo diverso.
Rioda è il più attrezzato, è capace mentre Scaglia niente, negato, zero.
Gli altri stanno nel mezzo.

In questi anni hanno scardinato gran parte dei capisaldi dell’industria legata alla musica?

I Ritmo Tribale sono una band di culto che nell’immaginario musicale di questo paese rappresenta forse una delle prime pietre posate nella fondazione di quel genere che viene ancora definito indie.
A distanza di anni questo filone ha mutato radicalmente il suo significato.
Ma cosa significa per voi essere indipendenti? Ci sono ancora band che secondo voi incarnano quello spirito?
Ecco, questo per noi è un altro mistero.
Ce l’hanno già detto, in effetti: si vede che siamo stati “indie” a nostra insaputa.
Non capiamo bene che cosa significhi il termine: forse indica un modo di scrivere musica che cerca di scardinare gli schemi caratteristici della musica-leggera-italiana?
In realtà gli attuali cantautori “indie” si pongono perfettamente nella scia della tradizione, magari con qualche suonino elettronico in più.
In realtà è proprio così, ci autodenunciamo: non abbiamo ben capito che cosa significhi “indie”.
Abbiamo il sospetto, però, che non lo sappia nessuno: suona tanto come l’ennesima etichetta da appiccicare per attirare l’attenzione del cliente, come l’adesivo “novità” sugli articoli appena arrivati in negozio.

Ne ‘La rivoluzione del giorno prima‘ dite di inseguire un destino che sapete di non avere, ma il vostro ritorno ha infiammato una parte importante dello storico pubblico affezionato al rock alternativo.
Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo disco e dalle prime date annunciate?

A saperlo…

Cosa significa in questi anni “fare una rivoluzione” anche se del giorno prima?

In realtà il senso del testo è proprio il contrario: noi, la nostra, è l’ennesima generazione che sperava davvero di cambiare le cose negli anni Novanta: la nuova ondata musicale, la rete, un nuovo circuito giovanile.
Ma non abbiamo avuto la forza, la capacità.
Ci siamo persi.
Per poi ritrovarci, come tante volte succede, a parlarne.
«Avremmo potuto, eravamo sul punto di».
Noi siamo i rivoluzionari del giorno prima.
«Non mi ricordo cosa ho promesso ma sono sicuro che non manterrò».
Eccoci.

Al momento sono solo due le date live confermate.
I Ritmo Tribale saliranno infatti sul palco del Legend Club di Milano il 6 aprile per poi arrivare al Monk di Roma il 20 dello stesso mese: due occasioni imperdibili per i fans del gruppo che, finalmente, ha scelto di tornare in scena.

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