Primo Maggio Roma 2016: tre domande ai Modena City Ramblers

Agli artisti incontrati nel backstage del Concertone di Piazza San Giovanni a Roma abbiamo posto le stesse domande: una scelta motivata dalla voglia di conoscere i diversi punti di vista sui temi del lavoro, l’Italia di oggi e i giovani che sognano una carriera in campo artistico.

Dove ci sono loro la festa è assicurata.
Sì, perché il sound dei Modena City Ramblers è caldo e coinvolgente al punto che anche coloro che non ne seguono il percorso artistico ne restano comunque affascinati.
Davide Morandi e la grande famiglia dei MCR hanno interpretato sul palco del Primo Maggio di Roma 2016I cento passi‘, ‘Fischia il vento‘ e l’inno della festa dei lavoratori per eccellenza, ‘Bella ciao‘.
Ecco cosa hanno raccontato nel backstage del Concertone ai nostri microfoni.

Che valore ha, oggi, la festa del Primo Maggio?

[Risponde Massimo ‘Ice’ Ghiacci] Il Primo Maggio ha un valore simbolico che per noi rimane immutato.
Ha un valore aggregativo, mi verrebbe da dire, in un momento in cui l’ideologia si è persa forse ci salverà la capacità insita nell’essere umano di restare uniti, quindi speriamo che anche il trascorrere insieme una giornata di divertimento e di musica si possa aprire una porta in direzione della militanza soprattutto in un momento in cui c’è tanto da rivendicare sia nei confronti di chi il lavoro potrebbe darlo e sia nei confronti di chi non lo difende in sede istituzionale.

Modena City Ramblers

Come dovrebbero reagire i giovani d’oggi in una situazione di precarietà in cui lo Stato, per primo, non li tutela nel lavoro?

[Risponde Davide “Dudu” Morandi] Il problema dei giovani e del lavoro è un problema non di oggi, c’è da tempo e ricordo che anche da ragazzi lottavamo per questo.
Non penso che noi siamo i più adeguati a dare consigli in questo senso, perché sono sempre quelli, i soliti, mi sento però di aggiungere di non accontentarsi, di inseguire passioni e sogni, perché qualche volta capita che si avverino.
Vale sempre la pena provarci.

Modena City Ramblers

Un pensiero per gli artisti emergenti: come cercare di creare una propria identità e distinguersi dalla massa?

[Risponde Luca Serio Bertolini] In tema di lavoro, e intendendo la musica come lavoro, è difficile trovare da fare nei canali più standard.
Sicuramente oggi il terreno non è molto fertile e soprattutto è molto complicato inserirsi nel momento in cui l’attenzione, anzi, l’intenzione dei media non è pro-cultura.
Da questo punto di vista c’è molta poca curiosità verso il mondo giovane ma anche non giovane, verso il mondo delle nuove idee in musica e nei testi.
Inserirsi è molto molto difficile, ma questo non significa che si debba mollare o lasciar perdere la propria sfida: la sfida più è dura e minore sarà la concorrenza.
Se si hanno delle qualità è giusto non percorrere la strada più facile (che siano i talent o i grandi spazi che offre la televisione), ma affrontare un proprio percorso personale che va ad impattare su un territorio conosciuto, che siano pub o birrerie, o anche un lavoro da tecnico può introdurre nel mondo della musica.
La strada giusta noi non la sappiamo perché cambia e muta spesso, essendo poi un ambiente artistico dipende da che tipo di espressione sceglie di tirare in ballo un artista. Trovare non tanto lavoro quanto qualcuno che ti accompagni in questo percorso oggi è difficile, per un discorso di interesse e ovviamente di soldi, purtroppo.
Però non bisogna mollare.


Ph. © Andrea Fiaschetti

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