Primo Maggio Roma 2016: tre domande a Matteo Gabbianelli

Agli artisti incontrati nel backstage del Concertone di Piazza San Giovanni a Roma abbiamo posto le stesse domande: una scelta motivata dalla voglia di conoscere i diversi punti di vista sui temi del lavoro, l’Italia di oggi e i giovani che sognano una carriera in campo artistico.

Sul palco del Primo Maggio di Roma 2016 quest’anno non si sono esibiti i KuTso, ma Matteo Gabbianelli era comunque presente.
Assieme a Roberto Angelini è infatti stato invitato come ospite ad accompagnare la Med Free Orkestra, con la quale ha interpretato ‘Balla‘, ‘Esperanto‘ e ‘Marika‘.
Lo abbiamo incontrato nel backstage del Concertone e queste sono le sue risposte alle nostre domande.

Che valore ha, oggi, la festa del Primo Maggio?

Il Primo Maggio è soprattutto una festa, poi si approfitta di questo momento per ricordare a chi sta sotto al palco, a chi sta a casa ma anche a chi sta sul palco che stiamo tutti lavorando, che siamo lavoratori e che abbiamo dei doveri, ma anche dei diritti e dobbiamo farli rispettare.

Come dovrebbero reagire i giovani d’oggi in una situazione di precarietà in cui lo Stato, per primo, non li tutela nel lavoro?

Ragazzi vi dovete fare un culo come una capanna!
È questa la soluzione, tanto ci saranno sempre i privilegiati, i figli di papà, i parenti degli amici…ci saranno sempre.
Voi persone normali potete soltanto farvi un culo così.

Un pensiero per gli artisti emergenti: come cercare di creare una propria identità e distinguersi dalla massa?

Facendosi sempre un culo così.
È sempre quello il discorso, bisogna stare attaccati coi denti all’osso e non mollare mai.

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