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Plan de Fuga: la sostanza al primo posto

Dieci anni di attività, un Ep omonimo pubblicato a maggio ed un altro in serbo la cui uscita è prevista per i primi mesi del 2016: i Plan de Fuga sono con noi, presenti più che mai, con una nuova consapevolezza addosso.
Nonostante le logiche di mercato (che hanno imposto alla band l’uscita di un lavoro in due fasi), nonostante il pubblico italiano, nonostante  la voglia di fare musica e l’impegno della band bresciana permea attorno ad una sola esigenza: quella di mantenere al primo posto la sostanza.
Perché «professionalità e personalità artistica sono armi ancora determinanti ed efficaci», e di questo i Plan de Fuga ne sono certi.

Plan de Fuga, ovvero ‘piano di fuga’: da cosa volevate scappare quando avete scelto questo nome per la band?

‘Plan de fuga’ per noi non ha mai rappresentato il fuggire realmente da qualcosa, bensì libertà di ragionamento: l’espressione anche al di fuori degli schemi dettati dal mercato o dalla società, l’andare oltre i luoghi comuni e le imposizioni morali di ciò che ci circonda.
Il seguire un proprio credo anche quando non è totalmente compreso, accettato o alla moda: questa è la fuga.

Vi siete formati nel 2005 e avete avuto da subito una crescita esponenziale.
Guardando il passato e vedendo ora il mercato italiano, cos’è cambiato secondo voi?
È vera l’affermazione che “oggi è difficile più di ieri, fare musica”?

In realtà nel 2005 il mercato musicale italiano stava già prendendo la
direzione che ha in seguito portato alla situazione attuale.
Sicuramente prima dell’arrivo dei grandi format stranieri i numeri delle trasmissioni musicali televisive erano diversi: non esisteva il palese gemellaggio tra talent show e Sanremo, per esempio, ma l’interesse dell’industria discografica verso il prodotto usa e getta che ogni
stagione ha un nuovo nome era identico.
Nonostante questo la scena indipendente ha continuato a crescere anche in Italia e a produrre musica, dandosi delle regole sempre più precise sul tipo di sound e di atteggiamento da ricercare per distinguersi da questi meccanismi.
Poi esistono realtà quali ad esempio Verdena, Paolo Benvegnù e tanti altri che hanno attraversato più o meno indenni questi cambiamenti rimanendo fedeli alla loro personalità artistica e conservando, o addirittura ampliando, il proprio pubblico.
Questo dimostra che per quanto effettivamente oggi sia più difficile emergere nel panorama musicale italiano, professionalità e personalità artistica sono armi ancora determinanti ed efficaci.

Tante invidiabili esperienze live all’estero: trovate differenze nell’accoglienza del pubblico?

Abbiamo sempre cercato di produrre musica italiana che potesse confrontarsi anche con le grandi produzioni internazionali ed i nostri primi due album sono stati scritti in inglese proprio per poter raggiungere anche un pubblico straniero.
Quando ci siamo trovati a suonare di fronte al pubblico inglese e americano abbiamo avuto la
conferma che il progetto aveva raggiunto il risultato sperato, ma contemporaneamente abbiamo avvertito la differenza di impatto dei testi in inglese su un pubblico madrelingua rispetto a quello italiano.
Essendo forte la nostra esigenza di stimolare e far riflettere abbiamo cercato di arrivare con la stessa forza al nostro pubblico e da qui la scelta di scrivere in italiano.
Ad oggi, “Plan de fuga – Fase 1” ci ha già dato ottimi riscontri, quindi possiamo dirci fortunati e soddisfatti della decisione presa.
Scherzando (ma non troppo) si può dire che nei paesi anglosassoni l’importanza della musica è paragonabile a quella dell’enogastronomia in Italia: questa forse è la miglior risposta alla
tua domanda.

L’ultimo Ep dei Plan de Fuga è uscito lo scorso maggio ma avete già in serbo un nuovo lavoro per il 2016: urgenza di raccontare cose o materiale che era già pronto e per qualche ragione non avete voluto inserire nell’Ep?

Il nostro è un unico disco diviso in due fasi, che segue uno dei trend attuali del mercato discografico sempre a caccia di spazi negli ormai pochi e saturi canali mediatici.
Un modo per cercare di dare alle band più esposizione.

Il video del singolo ‘Spazi Immensi’ affronta un tema attuale poiché – come dite voi – «ironizza sul ruolo della musica, ormai marginale rispetto alla prepotenza della forma».

La prepotenza della forma è sotto gli occhi di tutti, sia nell’ambiente commerciale che indipendente.
Noi abbiamo sempre messo la sostanza al primo posto, probabilmente andando a nostro discapito.

In un momento che vede il mercato saturo con i ‘divi dei talent show’, credete ci sia ancora spazio per la musica fatta ‘come un tempo’, con il sudore, le maniche arrotolate ma, soprattutto, con la voglia di essere originali?

Pubblico e mercato per la musica “sudata” esistono ancora, assolutamente, ma l’attenzione di quasi tutti i media che raggiungono la massa è concentrata sui talent.
Sicuramente questa cosa cambierà, ma quando avverrà sarà sicuramente già troppo tardi per i Plan de Fuga.

Il più grande desiderio dei Plan de Fuga oggi è lo stesso degli esordi?

Sì, identico, perché per far musica in Italia bisogna essere dei pazzi
incoscienti con la differenza che adesso paghiamo tutti l’affitto.


 Prossimi appuntamenti live con i Plan de Fuga:

11/11 : Le Mura, Roma
12/11 : Plan De Fuga, Caserta
13/11 : Meet, Atripalda (AV)
19/11 : Biko, Milano
28/11 : Edonè, Bergamo
12/12 : Interstate, Udine
19/12 : Marcos Pub, Livigno

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