Nuovo MEI 2016, cosa ci resta di indipendente?

Giordano SangiorgiLa nuova edizione del MEI si svolgerà a Faenza dal 23 al 25 settembre.
L’imminenza dell’evento è stata occasione per un incontro con Giordano Sangiorgi, promotore musicale, ideatore del MEI nonché sostenitore della musica indipendente.
Anche se al giorno d’oggi, l’aggettivo “indipendente”…

#NuovoMEI2016: cosa c’è di così “nuovo” in questa edizione da giustificare l’uso di questo aggettivo per caratterizzare il nome della manifestazione?

C’è che finalmente dopo 20 anni di MEI celebreremo questa edizione con un grande concerto gratuito a Faenza con Daniele Silvestri sabato 24 settembre e un vero e proprio completo cambio di testimone generazionale della nuova scena indipendente emergente italiana.
Motta, Calcutta, Voina Hen e Ghali sono i nomi di alcuni dei premiati che rappresentano questo “nuovo” generazionale.

Se all’inizio degli anni ’90 il termine “indipendente” associato alla musica aveva un significato ben preciso, col passare del tempo la linea di confine si è sempre più sfumata. Cosa intendiamo oggi per musica indipendente?

Oggi il termine “indipendente” così come l’abbiamo conosciuto non esiste più.
Al massimo, tra poco sarà musica indipendente tutta la musica italiana, perché con le dismissioni degli investimenti nazionali da parte delle major per privilegiare solo artisti che vendono su scala globale, la musica che venderà in un solo paese sarà sempre più prodotta da etichette discografiche indipendenti (che rischieranno in proprio).
Tra l’altro, se molti Big della Musica Italiana lasciati a casa dalle major oggi continuano a produttore in modo indipendente lo si deve anche a tutta quella filiera creativa di competenze e conoscenze (agenzie, produttori, promoter, uffici stampa , video maker, fonici etc.) che derivano da oltre 20 anni di musica indipendente.
Senza questa scena non avremmo tutte queste figure professionali di altissima qualità.

L’indie che si fa mainstream, il mainstream che cerca di travestirsi da indie: fenomeni culturali di massa che ricorrono a icone del movimento alternativo italiano per guadagnare appeal.
Non è che nel 2016 prendere le distanze da quel che è popolare sia l’atteggiamento più pop che possiamo avere?

Viviamo in un periodo di forte crisi economica, di grandi cambiamenti, di forte innovazione tecnologica e di stravolgimenti culturali totali.
Oggi l’icona rock per eccellenza è il cuoco che fa Masterchef – che gira magari a 15 mila euro a serata- , una cosa impensabile vent’anni fa.
Siamo in una fase di forte incertezza e precarietà e la gente (le “masse”, come si diceva un tempo) si sa, in un clima come questo ha poca voglia e poco tempo per le innovazioni: funzionano molto di più le musiche già sentite e rassicuranti.
Prendere troppo le distanze puzza di snobismo, pfrerisco gli artisti indipendenti che come risposta si riappropriano delle musiche folk della propria terra e le attualizzano per le giovani generazioni.
O chi continua a proporre in Italia modelli alt rock e di qualità, che si rifanno a modelli oltre Manica più che al Festival di Sanremo. Ma sono tempi difficili, che passeranno.
Con Extraliscio, l’apertura di Mirco Mariani dei Saluti di Saturno e capo-orchestra di Vinicio Capossela insieme a Moreno Il Biondo dell’Orchestra Grande Evento presentiamo proprio questo progetto, così come è emblematico Motta che suonerà il 24 settembre al Teatro Masini di un modello alternativo ancora di grande valore.

Grande spazio verrà affidato al magico mondo del giornalismo.
Esiste un giornalismo musicale convenzionale in Italia, al di là dello spazio riservato sulla carta stampata e in minima parte in tv ai nomi storici del giro?

Non saprei cosa risponderti, sinceramente.
Abbiamo deciso, ribaltando l’idea del festival – cioè, “prima si fa un cartellone e poi si invitano i giornalisti”, qui prima abbiamo invitato i giornalisti poi abbiamo fatto un palinsesto musicale – che fosse ora di fare discutere i giornalisti sul futuro della musica e del loro mestiere, visto il forte dibattito che c’è sui due temi.
L’idea ha avuto successo: già 110 iscritti e una due giorni (sabato 24 e domenica 25 settembre) che si presenta veramente di “fuoco” e “da non perdere”.
Vedremo cosa salterà fuori: spero tanti spunti, idee, suggerimenti, suggestioni e proposte nuove.

In contrapposizione, cosa significa fare giornalismo musicale indipendente?
Basta parlare di musica indipendente o cambia l’approccio alla materia?

“Giornalismo” uguale “libertà di dire ciò che si pensa”, credo che questo valga per tutti.
Sul resto bisognerebbe chiederlo proprio a loro, ai giornalisti, ma la domanda da farsi è se c’è ancora tanta gente interessata a leggere critiche e recensioni musicali.

Il banco di prova di tutto il settore, per forza o per amore, è ovviamente il mercato.
In cosa consiste oggi il mercato musicale?
Dove troviamo le risorse (ammesso che ce ne siano) e quali sono gli indicatori significativi?

Il mercato musicale oggi è in mano all’on line e ai live.
Sul mercato on line tutto il mercato è in mano a pochi marchi, multinazionali globali monopolistiche che pagano cifre irrisorie alla filiera creativa degli artisti e di chi lavora con loro.
È indispensabile fare un’azione, come ha fatto la WIN (l’associazione mondiale discografici indipendenti) per cambiare questa tendenza e portare più risorse, un’azione che contrasti il monopolio con una legge antitrust, con piu’ concorrenza e che favorisca piattaforme on line nazionali ed europee.
È qui che si gioca il futuro della musica, con più soldi agli artisti per ogni click e con più pagamento di diritti per ogni diffusione.
Su questo verte il MiBACT del Ministro Franceschini, che con il supporto di tutto il settore sta lavorando a una piattaforma di musica italiana con la ex Discoteca di Stato – un progetto molto interessante.
L’altro mercato è quello dei diritti d’autore ed editore e dei diritti connessi: qui bisogna fare in modo di ripartire fino all’ultimo euro a ogni avente diritto, affinché arrivino più risorse a tutti si attrverso la produzione che le esecuzioni live con una battaglia difficile, anche tecnicamente, ma che con la digitalizzazione dei borderò potrebbe portare più risorse.
Infine, servono risorse e spazi per il live, l’altra gamba importante del mercato di oggi.
Icircoli, i club e i festival musicali che valorizzano la musica originale, inedita e innovativa italiana andrebbero trattati come spazi culturali al pari dei teatri e dei musei con sostegni, sgravi fiscali, facilitazioni burocratiche e scoutistica sui diritti.
Inoltre, sul tema della visibilità è importantissimo inserire quoite per gli eosrdieenti e gli indipendenti in radio e in tv come già si fa in Francia, dando così più spazio ai giovani alle prime armi.
Per le opere prime sono una cosa positiva sia il Tax Credit inserito dal MiBACT che l’iscrizione gratuita alla Siae per i musicisti fino ai 30 anni.
Ma tanto c’è ancora da fare per riuscire ad incidere su queste voci, quelle che fanno effettivamente il mercato.
A questo si possono aggiungere i cd ed il merchandising venduto ai banchetti, le risorse raccolte con il crowdfunding: elmenti utili per un budget, ma sempre più accessori alle risorse che devono venire dal mercato on line, i diritti e i live.

Contano ancora i dischi venduti o dobbiamo ragionare su elementi meno palpabili, come il numero di concerti, i contatti internet, il volume di fan…?

Non esiste più una classifica, men che meno conta quella dei cd venduti con i brani acquistati da iTunes. Oggi contano le mille classifiche esistenti, naturalmente da mettere insieme e comparare anche se ne servirebbe sola – difficilissima da fare e che ogni settimana dovrebbe contare oltre a tutto quello che hai detto anche le presenze sui media, i like e i retweet, le vendite del merchandising e molto altro ancora.
Solo così sapremmo veramente chi ogni settimana è «l’artista in testa oggi a una nuova classifica al passo coi tempi».

Qual è il genere più indipendente che abbiamo oggi in Italia?

Chi si produce da solo con il DIY come nell’era punk dei demo.

Negli anni Zero avevamo una vera e propria definizione di “indie”, diventato poi col tempo un sacco di “indie-qualcosa”.
Dove sta il presente e dove sta il futuro prossimo della musica indipendente?

Credo che sia una parola alla quale sono affezionatissimo ma che oramai risulta obsoleta, anche se per consuetudine proseguiremo a usarla.
Dove andrà la musica indipendente non lo so, spero però che sia un forte fronte comune contro l’omologazione globalizzata della musica pop, rock e rap internazionale – tutta uguale e da vendere a tutti in tutto il mondo attraverso YouTube e Spotify.
Anche qui, il modello francese che va da Manu Chao a Storame ci racconta come un Paese che tutela e valorizza il suo patrimonio culturale musicale riesca a rompere i monopoli anglo-americani per produrre una propria musica, che diventa colonna sonora in tanti altri paesi, grazie anche ad un forte sostegno da parte del Governo francese alla Festa della Musica – che da quest’anno dopo 30 anni anche l’Italia finalmente sostiene ufficialmente con il MiBACT – e che sostiene la promozione degli artisti all’estero sostenendo metà delle spese per chi va in tour nei paesi stranieri.

Tutti possono fare musica, pochi la sanno fare bene.
Nella giungla attuale, su quali aspetti conviene puntare per emergere, a parte affidarsi alla buona sorte?

A quella sempre, insieme a passione, umiltà, competenze ed un costante aggiornamento e voglia di confrontarsi su tutti i palchi.
Per la musica indipendente l’elemento più importante è l’innovazione, non ricordare nessuno, sicuramente.
L’esatto contrario del pop mainstream, declinato anche in rock e rap, dove al contrario è indispensabile ricordare uno che ha avuto già un grande successo e l’innovazione viene vista con il grande timore di un grande fallimento economico.

Ci puoi dire cosa non troveremo al #NuovoMEI2016?

Non lo so.
Il MEI è realmente di tutti e possiamo trovarci di tutto, per fortuna (oppure no). Credo che il MEI sia l’unica manifestazione che anche a fine kermesse non sa esattamente quale sia stato il suo cartellone preciso, sempre con nomi che spuntano a sorpresa e magari senza neanche avvisarci.
Ed è questo il bello, una grande piattaforma di incontri non solo musicali e non omologata a tutti i modelli già conosciuti, dove la gente si sente tutta uguale e più libera.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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