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«Lavorare sodo per vedere i risultati»: intervista ai The Moon

Eclettici e bizzarri, stilosi e melodici: i The Moon arrivano da Udine e dopo il fortunato esordio discografico con ‘Lunatics‘ tornano alla ribalta con un nuovo full-lenght, ‘Waiting For Yourself’.

Ascoltando la vostra musica emerge nitidamente un tratto distintivo: la semplicità. Della serie: “less is more”, giusto?

Ci interessa che la nostra musica abbia nei confronti degli ascoltatori lo stesso effetto che ha su di noi la musica che ci piace: immediatezza ed intuizione, malinconia e grinta.
Sensibilità pop unita al vigore del rock.

Dal momento che vi ispirate ad un sound piuttosto definito, come cercate di evitare il rischio di incorrere nella banalità e nell’imitazione? Cos’è che vi rende unici?

Non esiste arte che non si richiami (esplicitamente o meno) a qualcosa che è già stato fatto in precedenza, e questo è un concetto assodato.
Banalità e imitazione sono elementi che vengono superati in sala prove, dove lavoriamo attentamente ai nostri brani.
Tutto il resto scaturisce dal fatto che siamo uniti e lavoriamo insieme e questo emerge sia all’ascolto del disco che durante i nostri live: c’è molta complicità tra di noi.

Vi abbiamo ascoltato ad alti volumi in redazione, sia col vecchio lavoro che col nuovo: le reazioni sono state più che positive da parte di tutti, anche se c’è chi avrebbe giurato che tra di voi c’è qualche membro dei La’s.

Solo dei La’s? There we go!
Il nostro bagaglio musicale è vasto se parliamo di generi, e non c’è da stupirsi se ci sono assonanze che emergono qua e là.
E’ comunque bello sentire cosa facciamo venire in mente agli ascoltatori, c’è sempre da imparare da ogni commento, positivo o negativo che sia.

C’è tanta creatività, sembra esserci un mondo tutto vostro che ruota attorno a questo progetto. Chi sono i The Moon prima di essere i The Moon?

Siamo quattro amici e ci conosciamo da tempo, abbiamo molte esperienze in comune.
Siamo innamorati della musica e incontenibili senza una chitarra tra le mani.
Diciamo che siamo una squadra: ognuno con la propria personalità, le proprie idee…ma siamo un gruppo, e siamo compatti.

Mi ha colpita piacevolmente il brano ‘Carolyne‘: vi va di raccontarci qualcosa in più, a riguardo?

Carolyne‘ è un vortice che inizia con la batteria, alla quale fa eco il sordo rumore del plettro sulle corde; poi giunge la strofa, alcuni colpi secchi di rullante e il ritornello parte a razzo.
Sembra di ascoltare una college band americana venata di garage rock, anche se del vortice iniziale si avvertono le spire (preannunciate dal delicato tocco di farfisa nella seconda strofa) solo con il riff conclusivo, il cui duetto è riservato a una chitarra e al basso, mentre la sezione ritmica all’altra chitarra e alla batteria.
E in conclusione ,del vortice resta solo una scia.

Passaggi a RaiRadio1, nella nota trasmissione Demo (il brano ‘Rose In The Land Of Tears‘ ne è diventato la sigla) e a Tg 1 Note. Passaggi anche del vostro videoclip a Rock Tv su Sky: come vi sentite a vedere tutta questa attenzione nei vostri confronti?

E’ sicuramente difficile raggiungere qualcosa, ma se si lavora sodo e ci si crede si può arrivare a qualche risultato e la cosa è sicuramente gratificante.
Vedendo quello che abbiamo raggiunto è sorta spontanea una riflessione: forse in Italia c’è comunque un po’ di spazio e di richiesta di musica “sana”, non mutuata da Sanremo ed altre realtà simili.

Quali saranno le prossime news in casa The Moon?

Vogliamo promuovere bene questo disco, suonare in bei posti e farci conoscere da più persone per ampliare il nostro pubblico.
Ci piacerebbe far uscire un nuovo singolo, ma aspettiamo e vediamo come si comporta ‘Make It In The Easy Way You Know‘.

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