La Rappresentante di Lista, una band queer pop che realizza musica “Femmina”

“Go Go Diva” è il titolo del nuovo album di inediti de La Rappresentante di Lista, progetto composto da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, uscito il 14 dicembre e pubblicato da Woodworm Label.
La Rappresentante di Lista è innanzitutto un progetto di ricerca, nato con un punto di vista plurale femminile: una femmina che accoglie, che si prende cura, che ama.
Le canzoni di Veronica e Dario sono un unicum nel quale convivono scrittura, teatro e forma canzone.
I loro versi sono frammenti di romanzi, i loro concerti sono spettacoli teatrali; la metrica scalcia violentemente fra un accordo e un altro, la sostanza musicale è brutalmente istintiva ma più che consapevolmente rigorosa, quasi al punto di sfiorare il rituale.
L’energia che muove la ricerca della band prescinde dalla necessità di cristallizzare un genere e nella descrizione che gli stessi autori fanno della loro musica, definendola queer, è già presente questa continua trasformazione.

Partiamo dall’ultimo lavoro in studio: come nasce “Go Go Diva”?

“Go go Diva” ha avuto una gestazione molto lunga.
Molte delle canzoni sono nate come appunti e suggestioni che erano già nell’aria mentre eravamo in tour con “Bu Bu Sad”.
Abbiamo quindi capito, durante quel tour così lungo, i dettagli che volevamo migliorare nella nostra scrittura, definendo meglio il nostro gusto e la nostra cifra stilistica.
Abbiamo iniziato ad accumulare una serie di pezzi di carta contenenti appunti, sogni, frasi e parole che arrivavano come delle frecce e che diventavano testi spontanei, nati anche durante momenti di pausa.
Poi abbiamo fatto un viaggio: dopo l’ultima data di “Bu Bu Sad” siamo stati in Marocco.
Lì abbiamo assorbito tantissima musica, avendo passato i nostri giorni dentro un riad che era una scuola di musica tradizionale.
Respirando quest’atmosfera abbiamo scoperto un mondo ed uno scandire del tempo diverso rispetto a quello italiano.
Un’aria nuova, che tornati a casa abbiamo espresso attraverso la musica.
Tutti gli appunti sono stati inseriti in un unico grande foglio word che abbiamo aperto io e Dario: era così grande che ad un certo punto non ricordavamo nemmeno chi avesse scritto cosa. Di lì, le canzoni sono nate come un puzzle.

Il disco è quindi nato in più città: hai parlato del Marocco ma so che oltre a Marrakech ci sono anche Palermo, Viareggio, Copenaghen e Milano.
Si può dire che ogni città ha avuto un’influenza diversa sul risultato finale?

Sicuramente sì, perché sono state fasi di lavoro diverse, con persone diverse.
A Palermo per esempio abbiamo lavorato alle pre-produzioni del disco con Roberto Cammarata nel Fat Sound Studio, che si trova sopra il locale storico de I Candelai.
Lì ci siamo dedicati tantissimo alla ricerca dei suoni, dei synth, passando giornate intere a cercare i giusti ambienti del disco.
Ci sono state quindi delle fasi: quella del Marocco, quella di Palermo, quella di Milano, dove abbiamo lavorato in studio con Giuseppe Gargiulo, il produttore artistico del disco che ci ha aiutato ad affinare alcuni aspetti.
Pian piano siamo riusciti a valorizzare le suggestioni che avevamo e renderle super colorate, ripulendo e togliendo ciò che non fosse necessario.

Quanto è diverso “Go Go Diva” rispetto ai vostri dischi precedenti?

Abbastanza. In primo luogo siamo cresciuti anagraficamente e con noi il nostro modo di guardare il mondo. E poi è cambiata sicuramente la scrittura, così che siamo passati dagli slogan, dagli inni generazionali e dalle domande alla cura dei dettagli.
C’è in effetti una lente di ingrandimento che va a scavare, anche delle cose semplici, la loro complessità.

Nel vostro progetto c’è tanta identità e tanta femminilità: come è stata la genesi di un pezzo così pregno di significati come ‘Questo Corpo‘?

In quel periodo abbiamo abitato tutti insieme in una casa in Toscana, a Barberino del Mugello.
Fu un periodo difficile, durante cui accaddero cose che mi hanno turbato, sia nel mondo che nella mia vita privata.
Ricordo che in quel periodo ero impegnata in una lotta continua col mio corpo, buttandolo a terra più e più volte, mentre lui ogni volta veniva da me a implorarmi di rialzarmi.
Un giorno, durante una passeggiata in mezzo alla campagna, ho registrato un audio lunghissimo: era il testo di ‘Questo Corpo‘.
Tornata a casa ho detto ai ragazzi di aver scritto questa cosa e ci siamo messi a lavorare, così che il brano è nato spontaneo, in mezzo alla libertà che avevamo anche di suonare in quei giorni, in quella casa.

Abbiamo suonato solo una parte del disco – per la prima volta davanti a un pubblico – a Berlino ed è stata un’altra cosa rispetto alle tante prove fatte, una grandissima goduria.

Mi racconti meglio l’esperienza vissuta a Berlino con Woodworm?

Posso definirla in una sola parola, “delirante”.
È stata una vera festa che Woodworm ha organizzato facendo in modo che tutte le band avessero modo di conoscersi e di legare.
Siamo partiti con un pullman a due piani contenente cinquanta persone, da I Ministri a Motta, dai FASK ai Campos, da Appino a Giancane.
Dopo la rottura del ghiaccio ci siamo divertiti tantissimo, come se ci trovassimo in gita.
Arrivati a Berlino siamo stati accolti con molto calore, da tantissime persone giunte fino lì solo per la musica.

Abbiamo citato alcuni artisti, ma quali sono le vostre influenze musicali?

Sicuramente tutti noi abbiamo influenze diverse.
E forse è anche una gran fortuna, perché riusciamo tutti a dare suggestioni e input diversi.
Per quanto mi riguarda, di recente mi è piaciuto molto il disco dei SuperOrganism, ma anche Micheal Kiwanuka, un artista incredibile.
E inoltre gli Unknown Mortal Orchestra.
Nel contempo ascolto moltissima opera lirica, però sicuramente ad avermi colpito quest’anno è stata anche la sconvolgente ‘This is America‘ di Childish Gambino.
Tra gli artisti italiani ho visto il concerto dei Campos e di Motta, entrambi molto belli. Citerei anche Angelo Sicurella e DiMartino.

 

Parlando sempre di musica live, qual è stato finora il più bello che avete fatto?
E quale quello che avete come sogno nel cassetto?

Dei nostri mi è piaciuto molto quello fatto allo Sferisterio di Macerata l’anno scorso: fu incredibile perché sul palco avevamo una percezione ottima del sound ed era una goduria, da non volersene andare dal palco.
Tra i palchi dei miei sogni ce ne sarebbero tantissimi, ma forse quello che mi piacerebbe di più sarebbe all’estero, partecipando a mega festival come il Pitchfork, il Primavera Sound. Così da sentire il tipo di approccio del pubblico internazionale.

Quali sono i prossimi progetti de La Rappresentante di Lista?
Quando potremmo vedervi dal vivo?

Abbiamo un’anteprima di presentazione del disco a Palermo, ai Candelai, il 25 dicembre.
E poi il tour massiccio inizierà dal primo di Febbraio a Torino mentre il 2 saremo al Serraglio di Milano, poi a Pisa e il 22 Febbraio saremo a Roma al Monk.
Sui nostri social abbiamo già le date e tutte le altre informazioni utili.


Date relative al tour di presentazione di “Go Go Diva”

25/12/2018 Palermo – Candelai
01/02/2019 Torino – Hiroshima Mon Amour
02/02/2019 Milano – Serraglio
08/02/2019 Pisa – Lumiere
09/02/2019 Roncade (TV) – New Age
22/02/2019 Roma – Monk
23/02/2019 Modena – Vibra
01/03/2019 Brescia – Latteria Molloy
02/03/2019 Ravenna – Bronson       
23/03/2019 Bologna – Locomotiv
06/04/2019 Firenze – Flog
19/04/2019 Santa Maria a Vico (CE) – Smav
20/04/2019 Arezzo – Karemaski

Leslie Fadlon

Leslie Fadlon

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Cerco la bellezza ovunque, come Cristiano Godano insegna. Sono un'amante del rock'n'roll e credo fermamente che un giorno senza musica non sia degno di essere vissuto. In love with Afterhours and many more.

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