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Barb Wire Dolls: il rock in Italia non è morto

Ci sono cose che colpiscono l’occhio prima di tutto il resto, e con i Barb Wire Dolls un po’ si gioca facile se ci si sofferma anche solo distrattamente ad osservare la cantante.
Barb Wire DollsA catalizzare l’attenzione, di primo impatto, è infatti la bellezza straripante di Isis Queen, frutto di un connubio di femminilità che ricorda tutte insieme Blondie, Siouxsie Sioux e Kim Gordon.
Bionda, sensuale e sfrontata, la carica della frontwoman non arriva al pubblico solo da una serie di foto promozionali, e per questo l’invito è quello di assistere ad un suo concerto: è sul palco che scaturisce totalmente la vera essenza di Isis e della sua band.

Originari dell’isola di Creta, i Barb Wire Dolls hanno portato il loro sound fuori dai confini natii ben prima di incrociare nel loro cammino Lemmy Kilmister – cantante, musicista e compositore dei Motörhead – che li ha amati al punto di volerne produrre il terzo disco, “Desperate” (2016) tramite la sua Motörhead Music.
Di nuovo in Italia il prossimo 4 giugno, per una data unica al Legend Club di Milano, Isis conferma che a casa nostra, a dispetto dell’indie mainstream, il pubblico amante del rock è tutt’altro che morto.

«Gli italiani sono veri rockers, hanno passione per la vita e questo rende i nostri concerti più elettrizzanti. Sono persone con l’adrenalina addosso – forse per la quantità di caffé che bevono? Non lo so, so solo che amano davvero il rock’n’roll».

“Desperate” è il loro terzo lavoro in studio, nel quale si percepiscono ancor più (se possibile) le influenze nel sound: tra Sex Pistols e Nirvana, la band ha approfondito la msicela di punk e grunge che li contraddistingue.

«Inizialmente il nostro suono è sicuramente stato ispirato dalla prima wave e dal punk del ’77 proveniente da Londra, non solo con i Sex Pistols ma anche con i Clash e molti altri, ma non potevamo fare a meno di essere investiti dall’arrivo dei Nirvana».

Barb Wire Dolls

Ascoltando i vostri brani, a volte sembra quasi che la batteria vada a sovrastare il resto degli strumenti: è una scelta stilistica o una conseguenza di ciò che nasce quando siete in sala prove?

Non ho mai notato questa cosa, ma il nostro batterista (Krash Doll) è stato un atleta olimpico ed è un amante di John Bonham (Led Zeppelin): immagino che la sua potenza si distingua particolarmente proprio per questo, e a noi questa cosa piace molto.
Lui dà il beat e noi facciamo tutto il resto, tutti insieme, come un unico colpo organico e corale.

Parlando un po’ dello studio di registrazione: qual è il processo dietro ad una canzone dei Barb Wire Dolls?

Solitamente, Pyn Doll (prima chitarra) arriva in sala con un riff da proporre all’attenzione di tutti e durante le prove tutto scorre e ruota attorno a quel suono.
Ognuno di noi comunque mette del suo, dando il proprio apporto personale, ma Pyn ha una dote davvero magica, un dono che gli è stato fatto dalle divinità della musica.

Voi venite da Creta, un luogo che difficilmente si associa al punk.
Eppure ad Avdou, piccola cittadina a Nord dell’isola, alcuni di voi si sono conosciuti in una comune di artisti.

Abbiamo iniziato il nostro percorso in una comune che si trovava tra le montagne di Creta, frequentata da molti musicisti, pittori e scrittori: c’era un’energia artistica così forte, che è stata quella la spinta per convincere Pyn e me a mettere in piedi una band.
Sfortunatamente non abbiamo avuto la possibilità di esibirci a Creta perché nel 2010 c’era reticenza nell’ingaggiare una band punk, così ci siamo trasferiti ad Atene.
Lì siamo stati scoperti da Rodney Bingenheimer, un famoso speaker e Dj radiofonico di Los Angeles: ha iniziato a passare senza sosta i nostri brani su KROQ Radio, una grande ed importante emittente radio americana, e ci ha invitati a raggiungerlo ad Hollywood.
È così che ci siamo trasferiti lì, diventando la prima rock band greca a suonare negli Stati Uniti.
Dopo esserci sistemati abbiamo aiutato diverse band greche, sempre di stampo punk, a venire in America a suonare e fortunatamente è andato tutto bene, tanto che in molti ora si stanno spostando definitivamente.

Barb Wire Dolls

Cosa ci racconti della scena musicale della Grecia?

La Grecia ha conosciuto molto bene la scena metal ma non ancora quella punk, tanto che solo alcune vecchie punk band nate negli anni Ottanta suonano ancora oggi.
Ora le cose stanno cambiando a causa di questa lunga e dura crisi economica, ma il movimento punk ha comunque una bella voce, e le band greche stanno cominciando ad urlare sempre più forte.

Torniamo ancora un attimo a “Desperate”.
È un album prodotto dalla Motörhead Music, la label di Lemmy Kilmister: come vi siete conosciuti?
E come è nata questa collaborazione artistica?

Abbiamo conosciuto Lemmy la prima serata che abbiamo passato a Los Angeles, per caso.
Nel corso degli anni lo abbiamo spesso rincorso e un giorno nel 2015 è stato lui a venire a vederci live al Whisky A Go-Go sulla Sunset Boulevard.
Ci ha subito detto quali fossero le sue intenzioni, ammettendo di volerci aiutare e di voler produrre il nostro prossimo disco.
Siamo l’unica band ingaggiata personalmente da Lemmy, e questo è il più grande onore che un gruppo possa ottenere.

Siete stati in tour per molto tempo, suonando su palchi prestigiosi a livello internazionale: cosa ci dobbiamo aspettare nel futuro dei Barb Wire Dolls?

Il 16 giugno sarà il giorno in cui inizieremo un tour in America, il Vans Warped Tour, toccando i festival di 41 città: lo faremo coincidere con l’uscita del nostro prossimo Lp, “Run my mind”, sempre per la Motörhead Music.
Il nuovo singolo ed il video di ‘Back In The USSA‘ sono già usciti e il nuovo album è davvero qualcosa di epico.
È stato registrato nel quartier generale dei Queens Of The Stone Age, nel deserto Joshua Tree presso il leggendario studio Rancho De La Luna.
Siamo sicuri che stupirà un bel po’ di persone, perché si compone di nuovi suoni influenzati dal deserto e dall’attuale situazione politica.

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