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Bea Sanjust – Wildflowers

Il 2016 di Bea Sanjust è iniziato con la pubblicazione di “Larosa”, suo album di debutto che noi di Oca Nera Rock abbiamo proposto qualche mese fa (leggi qui la recensione al disco) e volge al termine con l’uscita del video di ‘Wildflowers‘, brano arioso e un po’ malinconico tratto dal disco stesso.
Cantautrice romana, dopo aver abbracciato diversi generi si stabilisce nella scena folk, spostandosi per alcuni anni in Inghilterra e formandosi pienamente attraverso svariati progetti e collaborazioni.
Da qui il ritorno in Italia, e la pubblicazione nel marzo del 2016 di “Larosa”.

Guarda il video di ‘Wildflowers’ di Bea Sanjust

 

La domanda più scontata del mondo: è più gratificante per te suonare in Inghilterra o in Italia?

Al momento è gratificante sia suonare in Italia che in Inghilterra, perché ora anche in Italia c’è un rinnovato interesse per la musica folk e si sono aperte tante situazioni speciali di locali in cui c’è vero amore per la musica live di questo tipo.
Perciò direi che l’unico motivo dove è più gratificante suonare in Inghilterra è che probabilmente i testi in inglese arrivano più direttamente e ci può essere una connessione più immediata con il pubblico da quel punto di vista.
Inoltre devo dire che preferisco suonare alle 20:30 all’inglese, orario in cui personalmente ho più energia e presenziano persone di tutte le età: bambini, famiglie, e nonni…cosa che in Italia è difficile perché la live music nei locali inzia sempre tardi, dopo le 22 (è un appello per i gestori dei locali!).

Il folk è un genere che va parecchio di moda in questi anni, nella sua stortura indie, impura e ammicante. Tu proponi un folk più classico, più difficile e dall’aspetto magari “demodé”, in cui vai a richiamare svariate influenze.
A cosa ti ispiri e dove intendi arrivare con questa struttura?

Demodè? Bene!
Sì, la mia idea era di fare un folk che fosse “timeless” ovvero senza tempo, anche se con cenni a sonorità e strutture più sperimentali e “moderne”.
Poi uno fa un pò quello che gli viene, ci si lascia anche portare da ciò che avviene con gli altri musicisti. Per quanto mi riguarda non esistono preconcetti sulle strutture – quello che suona bene come narrativa musicale, va bene: non mi interessa rispettare il diagramma strofa ritornello, strofa ritornello, anzi, sconvolgiamolo, allarghiamolo.
Su una cosa ho le idee chiare: in generale non mi piace il click (metronomo elettronico) obbligato così presente nella musica di oggi.
Se lo usi stai lasciando che una macchina di dica come batte il tuo cuore – no, grazie.
Il click separa i musicisti, porta a lavorare separatamente piuttosto che a suonare insieme.
Per questa canzone sono riuscita ad avere la meglio e ho convinto tutti gli altri ad andare live, free, senza click…
Le influenze per questo brano?
Ho pensato strofa, dolcezza alla Norah Jones, poi per il ritornello un post rock violento che ti squaglia, abbacinante.
Per il resto dell’album, le influenze sono varie: il folk inglese moderno, le ballate americane, la musica africana (del Mali in particolare), la musica dell’est-Europa, alcuni gruppi rock anni ’90, Jeff Buckley, Diane Cluck, i Daft Punk, la musica classica…è sempre una domanda difficile, perché a mio parere tutte le musiche che abbia mai ascoltato mi permeano e poi si mischiano in modo misterioso nelle nuove creazioni.
Dove intendo arrivare?
Mah, in realtà è la musica che guida, io sono alla ricerca di un sound che renda l’idea dell’emozione della canzone, come lo farebbe un dipinto, un’immagine.

Il video di ‘Wildflowers‘ mi ha regalato un po’ di pace, ma lo scorrere del tempo mi ha trasmesso una certa malinconia.
Qual era il risultato sperato (ammesso che fosse uno dei due)?

Sono contenta che tu abbia usato queste due parole, pace e malinconia, perché sono esattamente due stati d’animo che mi hanno ispirata a scrivere la canzone.
Volevo esprimere e condividere queste emozioni anche nel video, che racconta attraverso le fotografie l’inizio e la vita di una storia d’amore che poi arriva ad una separazione.
Trovarsi a vivere da sola in un campo, le attese e le due facce della solitudine: pace e meraviglia, ma anche malinconia. Lo struggimento di aspettare la persona che ami, quello che fai nel frattempo, le memorie dei momenti passati insieme come immagini nel pensiero.
Gli animali che mi hanno tenuto compagnia, i cani, la gattina, il riccio incontrato la notte sul portico, le galline. I fiori di campo, appunto i ‘Wildflowers‘, il grande albero di fico che si veste e si spoglia a seconda delle stagioni.
La grande nevicata che ci fu un paio di anni fa a Roma…
L’idea del montaggio fotografico mi è venuto scorrendo le foto sullo schermo della reflex: una dopo l’altra diventavano animazione, un piccolo film, e mi davano emozioni.
Alcune sono vecchie foto che avevo scattato in pellicola (ne ho a chili) che ho voluto ritrovare ed inserire. Hanno contribuito immagini anche Pietro Sanjust, Carla Bruzzesi e Francesco Struffi.
Montaggio e post-produzione sono a cura di Francesco Struffi, abbiamo lavorato insieme diversi mesi a mettere insieme il materiale e ha saputo rendere il tutto con grande sensibilità.

Biografia della Band

Nei primi anni 2000 inizia a collaborare come cantante con diversi musicisti della scena romana passando per il reggae e la dance, per poi approdare al folk, dove decide di “sostare”.
L’incontro nel 2004 a Roma con il chitarrista inglese Tom Cowan, con cui inizialmente si scambia musiche per posta, la porta a Brighton per formare la Piccola Orchestra Shoreline e collaborare alla fondazione del collettivo folk inglese Willkommen Collective.
Nel 2010 pubblica con la Willkommen Records “Moonshine Moonshine”, un primo EP di suoi brani arrangiati da Tom Cowan di Shoreline e contribuisce con due suoi brani alle compilation del collettivo.
Nell’arco di questo periodo collabora anche con le altre band del collettivo: The Leisure Society, The Climbers, Laish, The Miserable Rich e Sons of Noel and Adrian, mentre nelle parentesi italiane lavora con il compositore Davide Fiorentini al progetto folk, Bea and I.
Tornata in Italia collabora con alcune realtà musicali di Roma fra cui la rock band Canialga, il Gas Vintage Studio e Gli Artigiani, con cui partecipa al tributo per John Lennon organizzato da Radio Rock.
Nel 2013 nasce il sodalizio con gli amici musicisti Marco Fabi e Simone De Filippis, con i quali la cantautrice spesso si esibisce nei locali della capitale.
Insieme producono il suo album di debutto, “Larosa”, uscito a inizio 2016.

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