Vinicio Capossela live a Cesena: tra gli spiriti del Natale (passato, presente e futuro)

Il 28 dicembre al Vidia Club di Cesena è andata in scena la seconda data del concerto di Natale di Vinicio Capossela (la prima il 26 dicembre al Vox di Nonantola, Modena).

Malgrado sia riuscita ad entrare nel locale abbastanza presto, la location è già strapiena di gente ed il concerto è sold-out.
Il palco, piccolo rispetto ai teatri che in genere ospitano le performance di Capossela, è addobbato con luci natalizie e sul pianoforte sono adagiati i suoi cappelli.
Sono da poco passate le 22 e dopo un abbraccio collettivo che riusciamo a scorgere spiando dietro le quinte, la band si posiziona sul palco e comincia lo spettacolo con ‘White Christmas‘.
Passata qualche nota, Vinicio avvolto da un mantello nero con cappello ricoperto di lucine, intona la versione italiana del canto natalizio senza tralasciare qualche licenza poetica ed il soave canto si trasforma così in una festa, con gli strumenti che incalzano ed il pubblico che segue battendo le mani a tempo.
Alla fine del brano, dopo un caloroso applauso, Capossela saluta in romagnolo, si spoglia del mantello e attacca una versione swing di ‘L’Accolita Dei Rancorosi‘: è questione di un attimo, e siamo trascinati in un’atmosfera parigina in pieno stile anni Venti.
Il concept del concerto, ci spiega in seguito, è ispirato al romanzo breve di Charles Dickens, “Canto di Natale”, nel quale gli spiriti dei natali passati, presenti e futuri fanno visita ad un personaggio, Ebenezer Scrooge, molto caro a Capossela.
Come nel racconto, Vinicio inizia dal passato: si siede al pianoforte, cambia cappello e attacca ‘Una giornata senza pretese‘; il pubblico canta con lui, e a conclusione del pezzo qualche nota di ‘Jingle Bells‘, seguita a ruota dalle note più jazz di ‘Pongo Sbronzo‘, cantata con la consueta velocità tale da farla sembrare uno scioglilingua.
Senza abbandonare il piano l’atmosfera si addolcisce, e già dalle prime note il pubblico applaude e accoglie con calore ‘Christmas Song‘, brano nel quale tutti i suoni sono arricchiti dalla maestria di Vincenzo Vasi allo xilofono.
Conclusa questa esecuzione Capossela si alza, raggiunge il limitare del  palco e sparge coriandoli sul pubblico che, entusiasta, inizia a battere le mani e poi lo accompagna in uno dei suoi più famosi “spiriti del passato”, ‘All’una e trentacinque‘: a questo punto, piedi e fianchi non riescono più a stare fermi, tutti iniziamo a ondeggiare con le mani alzate e le parole della canzone che fuoriescono dalle nostre bocche in un sonoro coro.

Alessandro “Asso” Stefana alle chitarre, Vincenzo Vasi al theremin e ai campionatori, Mauro “Otto” Ottolini al trombone, Glauco Zuppiroli al contrabbasso, Zeno De Rossi alla batteria e Michele Vignali al sassofono: presentati uno alla volta da Vinicio, eseguono tutti un assolo mettendo in luce tecnicismi e padronanza del proprio strumento lasciando i presenti in estasi.
Arrivano poi ‘Notte Newyorkese‘ e ‘Angelina Zooma Zooma‘, trasformando definitivamente il Vidia in una festa di immigrati italiani all’estero.
Vinicio con le braccia alzate incita l’orchestra, poi prende in mano la chitarra e intona ‘Ultimo Amore‘: il pubblico esplode definitivamente.
La versione proposta stasera è talmente intima e dolce che non si può fare altro che chiudere gli occhi e lasciarsi trascinare, per poi farsi scuotere da una potente ‘Che coss’è l’amor‘, e di nuovo  gambe e fianchi cominciano ad ondeggiare.
Indossato il cappello d’ordinanza è la volta di ‘Contrada Chiavicone‘: l’atmosfera si trasforma e dalle feste degli immigrati italiani siamo trascinati in una cerimonia in pieno stile balcanico.
Con ‘Il ballo di San Vito‘ tra il pubblico si crea il delirio assoluto: mentre  batte le mani a tempo di pizzica ed il suono sale, Vincenzo Vasi impazzisce al microfono con suoni, urla, sberci e parole insensate, il tutto a creare una trama alchemica, una splendida magia.
Alla fine del pezzo anche l’orchestra applaude, poi Capossela indossa gli abiti da cardinale e arriva il momento di ‘Santo Nicola‘ – versione italianissima e personalissima di ‘Santa Claus Is Coming To Town‘ – seguita da ‘Marajà‘.
Finita la canzone inizia a gridare come un gorilla e incita il pubblico, introducendo ‘Voglio essere come te (The Monkey Song)‘, poi imbraccia il catenaccio, chiama la bestia e indossa la maschera da minotauro: è la volta di una aggressiva ‘Brucia Toria‘, che si conclude quasi come un vero pezzo punk.
Lo spirito dei natali passati porta con se il fantasma di Vincenzo Costantino Cinaski del quale Capossela  legge “Le cento città”; poi torna al piano ed esegue ‘In Clandestinità‘ e ‘Il paradiso dei calzini‘.

È arrivato il momento delle spirito del Natale presente, quindi l’esecuzione di alcuni brani più recenti, primo fra tutti ‘Pryntyl‘, storia di una sirena.
Con qualche aneddoto legato alla registrazione del suo ultimo disco, terminato 5 anni fa a 30 chilometri dal locale che ci sta ospitando, continua il tema marino con ‘Le Sirene‘.
Mentre Vinicio con il suo cappello da nostromo accarezza delicatamente i tasti del pianoforte e Vince Vasi muove l’aria e le frequenze del suo theremin, sembra veramente di essere su un battello trascinato dalle onde del mare.
Due ore, circa 10 cappelli e 30 pezzi dopo, Vinicio Capossela e compagni lasciano il palco, passano qualche minuto nei camerini e poi rientrano in scena acclamati dal pubblico.
Lo spirito del Natale presente  lascia il posto allo spirito dei Natali futuri, e dopo 13 anni di gestazione ecco in anteprima un pezzo del prossimo disco: storia di una licenziosità notturna della quale non voglio anticipare nulla.
Si torna presto alle cose conosciute con ‘Al veglione‘, ‘Uomo vivo‘ e ‘Ovunque Proteggi‘.
L’ultimo “non pezzo” é ‘Abide with me (Sopporta con me)‘; Vinicio Capossela legge una libera traduzione dal testo originale di Henry Francis Lyte.

Il concerto, che è stato più una festa che uno spettacolo, finisce così: lasciandoci accaldati, stanchi ed estasiati.
Vinicio Capossela e soci hanno regalato uno show nel quale la varietà e lo spessore musicale sono stati protagonisti incontrastati della serata.
I musicisti si abbracciano tra loro e abbandonano il palco, sorridenti e soddisfatti.
Unica pecca della serata, se vogliamo, è la mancanza del mago Wonder, che usualmente chiude il concerto di Natale con una versione di ‘Fairytale of New York‘ dei leggendari Pogues, che interpreta puntualmente con la compagna di turno.
Ci dicono però che online (qui) insieme agli auguri di buon anno, giri comunque la versione che Christopher Wonder e la sua “attuale compagna” hanno voluto realizzare per non far rimanere troppo male il pubblico.

 

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katia (edorian) egiziano

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Mi definiscono una persona sopra le righe, forse è davvero così, non mi sento imbrigliata in alcun genere, quando si parla di musica sono "onnivora". Ogni singolo momento della mia vita è legato ad un brano, quando mi sveglio la mattina a volte il mio cervello canta

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