Un ‘Egomostro’ scarico e poco coinvolgente: Colapesce live a Bologna

Prima di parlare del live del 27 febbraio al Locomotiv Club di Bologna è bene fare una premessa.
Probabilmente lo sapete già, ma è bene ricordarlo: Colapesce (all’anagrafe Lorenzo Urciullo) è un cantautore di talento.
Il suo primo album, ‘Un Meraviglioso Declino‘, è probabilmente uno degli album cantautorali più belli degli ultimi anni, ed anche il secondo, ‘Egomostro (di recente pubblicazione) non è da meno (noi lo avevamo intervistato qualche anno fa, leggi qui l’intervista).
L’ultimo lavoro mantiene la poetica e l’intensità nei testi del precedente, ma introduce uno stile nell’arrangiamento più elaborato ma soprattutto contaminato da elettronica e ritmi più sostenuti, senza mai esagerare. Il risultato da studio è ottimo, ma apre ad un inquietante interrogativo: come sarà la resa live, considerando che è una delle prime date del tour (con una band nuova) e che anche anche artisti più tradizionalmente legati all’elettronica hanno difficoltà dal vivo?

Considerando la stima che ripongo in lui vorrei dare una risposta affermativa ed entusiastica, ma il mio compito è quello di essere obbiettivo e farvi un resoconto di quello che è effettivamente stato.
Il ‘Locomotiv Club’ è uno dei pochi locali di Bologna dove l’acustica è favorevole, ma non è bastato.
L’ensemble risulta confuso, impreciso, forse non ancora del tutto pronto ad amalgamare certi suoni dal vivo.
Colapesce (che scopro essere un ottimo chitarrista) risulta scarico, poco coinvolto e poco coinvolgente.
Il pubblico, che in cuor mio avrei sperato di trovare più numeroso e preparato, non si infiamma.

Non saprei valutare se si è trattato di un occasionale incidente di percorso (mi è giunta voce non fosse in ottima forma) o se, come sospetto, si tratti della oggettiva difficoltà nel far funzionare tante cose nuove (nuovi pezzi, nuovi arrangiamenti, nuove sonorità, nuovi musicisti).
Auspico che passo dopo passo, data dopo data, il risultato possa essere maggiormente all’altezza del livello dimostrato nel saper realizzare ottimi album.

Davide Franzoni

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Occupa discretamente il suo spazio nel mondo dal lontano 1980, sviluppandosi pian piano come entità artistica polivalente: illustratore, musicista, giornalista... anche se nessuno se ne accorge, esattamente come per il fatto che salva il mondo tutti i giorni. Pazienza!

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