Umberto Maria Giardini live a Roma: come raggiungere il Quasi Nirvana

Nel susseguirsi di eccellenze che stanno calcando in questa stagione il palco del Quirinetta di Roma, la serata del 12 novembre 2015 è stata quella di Umberto Maria Giardini.
Un live contraddistinto da un indie rock in cui è stata visibile quella fusione equilibrata tra psichedelia e rarefatta spiritualità che solo Umberto Maria Giardini è in grado di portare in scena, anche grazie al supporto di una band formata da Marco Maracas, Michele Zanni e Giulio Martinelli.

La gioia, tangibile e condivisa dai presenti, è derivata da un incontro, straordinariamente delicato ed elegante, tra questa musicalità così pura e i punti deboli, o anche più profondi, degli ascoltatori, associato alle sensazioni nostalgiche suscitate dall’età legata all’ex progetto Moltheni.
La scaletta è stata infatti composta da brani tratti non solo da ”Protestantesima”, ma anche da ‘La dieta dell’imperatrice”, ”Ognuno di noi è un po’ anticristo” e da altri, meno recenti, capolavori del cantautore. Dopo un’intensa introduzione strumentale, il primo brano suonato da Umberto Maria Giardini e la sua band è stato ‘Urania’, con i suoi ritmi quasi battaglieri e la sua energia potente ma costantemente limitata nei confini di un tenue e devoto canto alla natura, condito da una vocalità sempre potente e limpidamente fluida. Con ‘Amare male’ si è proseguiti in un intento di diffondere, in un’atmosfera già concentrata, un flusso di vera e propria poesia in musica, riportando poi l’attenzione sull’odore del rimorso attraverso la penetrante ‘Omega’.
‘Tutto è anticristo’ ha riportato sul palco un concetto identificativo di questo artista: quello di essere un ‘AntiTutto’, fattore a tratti positivo e a tratti negativo,  che lo ha sempre caratterizzato e a volte esposto ad un facile rischio di fraintendimento.
Con il brano che ha dato nome all’ultimo album registrato in studio, ‘Protestantesima’ si è alzato ancora di più il coro su «quella malinconia di burro, che davvero non ci manca», correlata ai tanti intrecci di false amicizie e di emozioni destinate a spegnersi. Una malinconia invece più realistica è stata invece condotta negli animi, sempre in modo carezzevole e sognante, con il brano ‘Anni luce’, grazie alla rievocazione di un passato tanto luminoso quanto lontano.

Una luce, degna di un passato radioso, rinvenibile anche nella maestosa ‘Molteplici e riflessi’, ove la poetica moderna di Umberto Maria Giardini incontra, ancora, una psichedelia a dir poco avvolgente.
Dedicata a Milano e al suo ambiente radical chic, ma riproposta in occasione di questo live al Quirinetta anche per Roma, ‘Il vaso di Pandora’ ha voluto far risplendere una critica ed uno sfogo dell’autore verso un contesto corrotto e poco orientato alla lealtà, con un riferimento alla ”piccola iena” di turno.

Un ritorno ad una devastante ma dolce tristezza è stato espresso dal momento dedicato a ‘Sibilla’, uno dei brani più fiabeschi di ”Protestantesima”, mentre si è data piena voce alle sensazioni che hanno accompagnato un po’ tutto il concerto con la liberatoria e cupa ‘Quasi Nirvana’ e il suo affascinante tepore.

La splendida ‘Il trionfo dei tuoi occhi’ ha nuovamente sottolineato la capacità di Umberto Maria Giardini di esprimere, con musica e testi, una miriade di elementi di percezione e tutta una serie di sconvolgimenti sensoriali di una vitalità eccezionale.

Con uno sguardo verso il passato, ovvero verso il progetto Moltheni, ‘Educazione all’inverso’, accompagnata anche da un ringraziamento del cantautore alla città di Roma («Ogni volta qui a Roma è sempre diversa..volti conosciuti e volti nuovi..Roma è Roma») ha concesso al pubblico la possibilità di rivivere, live, la freschezza di un Umberto Maria Giardini più giovane e leggero.

Il bis finale è stato caratterizzato da due brani storici come la bucolica ed estasiante ‘Saga’ e la spirituale e poetica, benché oltremodo seducente, ‘Pregando gli alberi in un ottobre da non dimenticare’, che ha rappresentato un nuovo arrivederci tra Umberto Maria Giardini ed il suo pubblico, il quale, in serate come queste, non ha potuto che mostrarsi grato per aver potuto lambire il concetto del Nirvana sotto il punto di vista artistico ed emozionale.

Leslie Fadlon

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Cerco la bellezza ovunque, come Cristiano Godano insegna. Sono un'amante del rock'n'roll e credo fermamente che un giorno senza musica non sia degno di essere vissuto. In love with Afterhours and many more.

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