TOdays Festival 2019 Day 2: lo schiaffo e il respiro

Torino, 24 agosto 2019

24 agosto, la seconda giornata di TOdays Festival incombe, e dopo le fastose chitarre che ci ha offerto la prima giornata allo Spazio211 di Torino, oggi verrà dato ampio spazio a suoni più contemporanei, ma senza per questo correre il rischio che venga a mancare l’originalità.

Di Adam Naas, designato ad aprire le scene in questo giro di boa di TOdays Festival, colpisce subito la singolarità.
Ha il soul nelle corde, lo mette in scena con un timing rallentato e rallentante, rimescolando spesso gli elementi della band che lo accompagna e offrendo in questo modo suoni e tempi piuttosto bizzarri.
La voce di Adam Naas è multiforme, passa dal falsetto a vocalizzi più spinti, da un timbro pulito a un trascinamento più spurio. Sorprendente e spiazzante nella sua teatralità, che lo rende eclettico e illeggibile.

Adam Naas

Gli One True Pairing sono quasi un’anteprima, con questo progetto alternativo Tom Fleming dei Wild Beasts è in procinto di pubblicare il primo album e quindi piombano su TOdays Festival con un’aura di mistero.
L’essenzialità è di un duo chitarra e synth, caratterizzato e supportato da bassi e basi.
L’atmosfera è quella suadente di un elettropop moderato dalle tonalità basse, i richiami vanno ovviamente agli anni Ottanta, la vena pop mitiga appena un carico di amarezza sintetica e di bassi che incupiscono, amplificati dalla profondità della voce, con un animo vagamente inquieto da ghetto bianco.

One True Pairing

Se fin qui ci siamo comunque attenuti a suoni convenzionali, pur nelle loro variazioni e rivisitazioni, sappiamo che quello che ci attende ora a TOdays Festival sarà assolutamente destabilizzante. Già dall’inizio i Low si mettono in moto con un lento crescendo corale, che inevitabilmente sembra avvicinarsi all’esplosione ma che ci gira solo intorno senza esplodere mai. Hanno un mood crepuscolare, l’orario del tramonto è quello perfetto.
Una costruzione per così dire “elementare”, non c’è nulla che arrivi da fuori palco, ma la tecnica e gli artifizi portano a un risultato agli antipodi della semplicità.

Il suono dei Low non ha niente a che fare con la purezza, e induce un incredibile stato di ipnosi.
È come ricevere una carezza da una mano fasciata con un guanto ruvido.
C’è un’arte, quasi più umana che musicale, di smorzare, tenendo attive solamente le funzioni e trascendendo da tutto quello che può essere immediato, e c’è l’incosciente abilità di far sentire catapultati in un mare di noise, senza addurre motivazioni plausibili e senza che a tutto questo sia attribuita una logica, ma senza al tempo stesso far sembrare fuori luogo tutto ciò.
È poi la voce che rimette tutto al suo posto, trovando una forma a questo vagare e dandogli la dimensione slowcore che appartiene loro pienamente.
È un bagliore di luce nell’oscurità, a far da contraltare alle tenebre del suono.

LOW

È infine una scommessa pop quella che chiuderà la seconda giornata di TOdays Festival, ed è anche questo che scatena la curiosità per Hozier.
Il cantante irlandese parte subito sparato con l’indie folk, la chitarrina e una gran voce.
Sul palco un’eterogeneità di strumenti, per un’ampia band nel pieno rispetto delle quote rosa.
E quello che sanno fare è dare piena accuratezza alla costruzione pop, mettendola al servizio della voce notevole di un artista fortemente empatico, che ha le qualità e l’attitudine di una sorta di bluesman contemporaneo.
Il percorso affrontato è smaccatamente pop, reso da una struttura strumentale e da una combinazione sonora impeccabile.

Hozier continua a cantare come se stessero trasmettendo il disco, non c’è una grinza nella sua voce, quando rischia con successo un’ottava in più con un pezzo acustico, quando ci sono le chitarre allegrotte, quando pure fa un pezzo in solitaria, decisamente meno spensierato.
Work song‘ porta le tinte gospel con un gran pezzo, e la dimensione ideale arriva con le chitarre semplici ma dritte e con i grandi battimani sul palco.
E con digressioni accattivanti tra giri potenti di classico rock’n’roll e una dedica alla madre, nascosta dietro le quinte, per il compleanno, si arriva in modo ordinato alla chiusura che tutti si aspettavano, compreso Hozier stesso, che canta ‘Take me to church‘ con pulizia e potenza, senza alcuna difettosità di quelle congenite ai live.

Hozier

Un po’ meno strapazzati di ieri, in questa seconda giornata di TOdays Festival 2019 abbiamo respirato e ci siamo lasciati un po’ trascinare.
Non resta ora che attendere la terza e ultima giornata, quella che vedrà protagonisti i “mostri sacri”.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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