TOdays Festival 2019 Day 1: concisione, dilatazione, compressione

Torino, 23 agosto 2019

Inizia il 23 agosto a Torino, all’esterno di Spazio211, l’edizione 2019 di TOdays Festival.
Ricco di nomi di spicco, concentrati in tre intense giornate distribuite su luoghi diversi (oltre a Spazio211, che è il cuore rock del festival, l’Ex Fabbrica INCET ospiterà gli eventi in seconda serata, più altri piccoli happening sparsi per il quartiere Barriera di Milano e per l’intera città).
La scelta della line-up di quest’anno ha un tocco decisamente internazionale, ed estremamente democratica: individuare gli headliner non è così immediato, ed è quasi più questione di gusto personale, ancora di più in questa prima serata che mette in cartellone quattro nomi di spicco delle varie scene alternative rock degli ultimi quattro decenni.

Il primo a presentarsi all’appello di TOdays Festival 2019 è Bob Mould, storico leader degli Hüsker Dü, con i quali ha scritto negli anni Ottanta la storia dell’hardcore punk.
Una presenza imponente e corposa sul palco per una scelta altresì insolita: c’è solo la chitarra elettrica, la voce e nulla di più, ma questa essenzialità non inibisce affatto il tiro hardcore.
Vediamo una sorta di originale rivisitazione degli anni ruggenti quasi in stile “artista da strada”.
Bob Mould è un vero uomo solo al comando, tra pezzi agitati e ballate, non molla un secondo, a voce sempre alta ma senza imprecisioni, rosso come un semaforo per lo sforzo.
Sarebbe tutto perfetto se tra il pubblico si scatenasse un po’ di pogo sui pezzi più storici, ma è ancora un po’ presto e viene a mancare quella che sarebbe stata la ciliegina sulla torta.

Bob Mould

La svolta molto più contemporanea, decisamente anni Dieci, di TOdays Festival arriva con i Deerhunter, che balzano subito all’occhio per l’eleganza e la presenza oltremodo trendy.
Il blando inizio di ‘Agoraphobia‘ è sufficiente per dar corpo alle chitarre, i cui ruggiti, mano a mano che il set procede, si alternano a pezzi più avvolgenti condotti dalla tastiera.
Qualunque sia lo spirito dei brani, viene operata una vistosa dilatazione del tempo, senza correre e senza togliere il polmone di ipnotico ossigeno all’interno del pezzo stezzo.
La voce di Bradford Cox guida la linea dei Deerhunter e decide quando strapazzare e quando lasciar ammorbidire i toni, lasciando anche spazio alla seconda voce di Lockett Pundt che sussurra ‘Desire lines‘. Quando il frontman molla poi la chitarra, si stende un tappeto sonoro di velluto su cui lasciano scivolare gli strumenti. Una vena decisamente melodica, quella che i Deerhunter mettono in scena a TOdays Festival, ovviamente secondo una loro rilettura del concetto, come si può ben apprezzare dalla scaletta.

Deerhunter

E se le articolazioni del suono sin qui viste non ci bastano e vogliamo qualcosa di ancora più strutturato, l’unica scelta possibile è quella degli Spiritualized, che si presentano sul palco di TOdays Festival in un numero di elementi che non si riesce a contare.
L’attacco ha la potenza di una chitarra elevata al cubo, la cui violenza è stemperata unicamente dal calore della voce delle tre coriste.
L’impalcatura che costruiscono Jason Pierce e soci è ricorrente, basso e batteria con voci corali rinforzata dal synth, sul quale poi le chitarre tessono da brano a brano una diversa trama, che può essere il singolo arpeggio, la triplice sovrapposizione come pure la divagazione slide.

Jason Pierce, Spiritualized

Gli Spiritualized sono fragorosi nel lenti, e quando silenziano il coro e tolgono i visual appaiono in tutta la loro brutalità, fatta di sole chitarre e di luci stroboscopiche sparate come se fossimo in guerra.
Ma sanno anche porsi in maniera orchestrale e manovrata, ce lo fanno presente con ‘I’m your man‘.
Rappresentano la coralità, un qualcosa impossibile da scomporre, che stiano molestando gli amplificatori o che stiano maneggiando gli strumenti con morbidezza.
Questo passaggio di TOdays Festival è all’insegna del mood dilatatorio, la loro vena è la stessa dei Deerhunter e si contrappone alla concisione e alla raffica di accordi che ha messo in mostra Bob Mould.
Un intento quasi purificatore sembra esserci dietro la lunga chiusura in gospel melodico con un classico come ‘Oh! Happy day‘, al quale fanno prendere le pieghe più inaspettate.

Amplificatori Vox in bella mostra, pronti ad accogliere i Ride per la chiusura di questo primo atto di TOdays Festival.
Un posto in scena che non doveva essere loro, bensì dei Beirut, che hanno dato forfait alcune settimane prima dell’evento e che hanno costretto gli organizzatori a un pronto recupero, come sempre riuscito egregiamente (i complimenti sono superflui, dopo quello che sono stati in grado di fare nel 2018 a pochi giorni dal festival questa appare quasi ordinaria amministrazione).

L’impostazione iniziale sul palco, come pure le prime sonorità, sono sì piuttosto retrò, ma con un tono quasi glamour e inaspettato.
È con ‘Repetition‘ che entrano in giorno chitarre più potenti e dark, sparate in modo secco, diretto e col suono nitido. Quando poi con ‘Seagull‘ arriva il momento del riverbero e delle infinite chiusure, il quadro è finalmente completo.
I Ride, con un atteggiamento composto e quasi statico, fanno menare le chitarre con durezza, e pur senza atteggiarsi da vampiri mettono in mostra tinte piuttosto scure.
Anche pezzi nuovi come ‘Future love‘, che su disco hanno un’aria un po’ leggerina, dal vivo hanno molto più piglio e più chitarra.
È poi con i passaggi storici che i Ride si mostrano al pubblico di TOdays Festival per quella che è la loro vera essenza: ‘Taste‘ ha l’impalpabilità del riverbero che è peculiare dello shoegaze, e ancor più vibrata la mielosa ‘Vapour trail‘. ‘Drive blind‘ porta all’apoteosi della distorsione, fino alla chiusura di set a cassa dritta con ‘Kill switch‘.
Il rientro per l’encore ha il passo pesante e affannoso, a pieni volumi, di ‘Dreams burn down‘, ed è piena potenza, un po’ pettinata’, con le manopole ruotate completamente in senso orario per ‘Leave it all behind‘, fino al finale più diretto e movimentato di ‘Chelsea girl‘.
Davvero impeccabili nell’esecuzione, i Ride, pur mettendo in scena le loro molte anime e molte facce.

Ride

E con la sensazione dei Vox che ci vibrano ancora addosso ce ne andiamo a riposare, in vista della seconda giornata di TOdays Festival 2019.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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