The Soft Moon live a Segrate (MI): scrutare nel buio a distanza

Il 21 febbraio 2018 le luci del Circolo Magnolia di Segrate si spengono per una sera, lasciando spazio alle tinte fosche di The Soft Moon. La band americana di Oakland, con un progetto che ruota intorno al leader Luis Vasquez, è da poco giunta al quarto album “Criminal” e col tour europeo tocca anche l’Italia in quattro tappe, partendo proprio qui da Milano.

La serata prende il via con il buio show di Sarin. Tedesco di Berlino, armato di una consolle che lo pone a metà tra un concerto e un dj set, ricorre pesantemente a bassi pungenti e sferzanti, dal risultato ansiogeno ma non propriamente oscuro. Il look, per quanto si possa percepire nella penombra, è quello di un soldato mercenario in Medio Oriente, circondato sovente la luci verdi che sembrano indicare un elevato livello di allerta per attacco biochimico. Sembra quasi di essere in uno di quei videogame sparatutto di qualche anno fa. Il finale viene letteralmente infiammato quando Sarin mette in mostra il suo animo da carpentiere e brandisce un flessibile, sparando vere scintille sul pubblico.

Le più elementari normative di sicurezza sul lavoro vengono invece rispettate da The Soft Moon, che in un qualche modo mettono un velo tra palco e platea. Attaccano con chitarra lenta e greve, voce metallizzata, percussioni e synth per un’atmosfera rarefatta, con un suono non spesso. Si lasciano andare a un mosso andante per il secondo pezzo, spolverando una chitarra molto wave.

The Soft Moon

Lo show di The Soft Moon è cupo e non invadente, la chitarra di Luis Vasquez viene gestita senza forzature, in maniera quasi scientifica. Le tonalità dark dal pesante richiamo anni ’80, si spostano più avanti, nei suoni dalle influenze industrial dell’ultimo disco, quando con ‘Burn‘ alzano la posta spingendo moltissimo. Si fa comunque presto pure a tornare indietro nel tempo, coi synth distorti accompagnati dagli effetti metallici sulla voce, che si avvicina a quella di un androide.

Il suono inizia a riempire tutti gli spazi, le chiusure dei brani sono spesso tronche, e la nostalgia per l’epoca della darkwave viene allo scoperto senza mezzi termini. I riferimenti da cui The Soft Moon prendono spunto per la loro musica sono scomponibili in maniera semplice e leggibili quasi a occhio nudo, mentre il buio che mettono in scena non è poi così pesto.

Inaspettate accelerazioni dal sapore retrò, come avviene con ‘Far‘, colpiscono positivamente, le linee dei vari strumenti appaiono a volte un po’ distanti tra di loro, con chitarre più che apprezzabili a svilupparsi su bassi tutto sommato comuni. Più strutturato il rientro di The Soft Moon per l’encore, che parte in stile quasi drone per prendere una piega elettronica e sintetica. Un bis fondamentalmente privo della trazione della chitarra, in favore prima del synth e poi delle percussioni per un ultimo pezzo ad altissima frequenza.

Luis Vasquez con The Soft Moon ha buone idee, un ottimo background ed esplora parecchi mondi con abilità e precisione. Il tipo di approccio, unito alla scelta delle luci importanti ma tutte interne al palco e al genere musicale non propriamente espansivo, li tiene distanti dal pubblico, ma ciò non impedisce di ammirarli con grande soddisfazione.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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