Sunn O))), visioni ed estetica dei sacerdoti della drone music

Trezzo sull’Adda (MI), 26 gennaio 2020

Il Live Music Club di Trezzo sull’Adda ospita dopo mesi di attesa il ritorno in Italia di una delle band più discusse del panorama alternativo internazionale.
Difficile raccontare un concerto dei Sunn O))) (pronuncia Sunn) senza correre il rischio di incappare in cose già dette, nell’invano tentativo di descrivere qualcosa di indescrivibile.
Noi ci proviamo lo stesso, ma già garantiamo a tutti gli assenti che dalle nostre parole non sarà possibile rivivere quella componente fisica e sensoriale che solo con il duo di Seattle è possibile sperimentare.

L’apertura della serata è affidata ai The Secret, band black metal abbastanza variegata, che alterna momenti doom estremamente lenti a blast beat di stampo norvegese; in alcuni momenti, i layer di chitarre e suoni godono di echi shoegaze, che li accomuna a band del calibro dei The Great Old Ones, per gli amanti del genere.
La scaletta scorre abbastanza rapidamente, i suoni sono bilanciati e abbastanza chiari.
Le chitarre suonano più profonde e meno glaciali di quanto ci si aspetterebbe, e, nonostante sia complesso rapportare il sound della band rispetto a quello del gruppo principale della serata, catturano abbastanza attenzione da potersi fare approfondire dagli amanti del genere.

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A questo punto il club è decisamente pieno di persone, le luci si spengono, e perfettamente in orario parte il drone che non si fermerà più fino alla fine della performance.
Man mano che l’architettura sonora prende forma, diverse frequenze vengono sovrapposte e il pubblico è catturato dall’enigma che è presente sul palco.
La nebbia non permette di vedere chiaramente cosa succede e chi è presente, aumentando ulteriormente l’enigmaticità di quanto sta succedendo.

Le luci glaciali e statiche accompagnano il variare lento ed incostante di quella che è difficile definire musica; in pochi momenti siamo già al limite della saturazione del suono e dell’aria, già permea del volume proveniente dal palco e dall’impianto.

L’opera dei Sunn O))), portata dal vivo, assomiglia più ad una performance artistica che non ad un concerto metal, nell’accezione classica di concerto metal.
Lo scopo principale infatti non è quello di riproporre in ordine brani presi da uno o più album, ma creare una dimensione parallela dove è possibile distaccarsi dal reale e trascendere.
In questo senso, la componente fisica è la chiave di quest’esperienza, la pressione sonora generata e l’utilizzo di determinate frequenze permette infatti di creare una vibrazione unica che unisce l’aria, il pavimento, le pareti, e si trasmette partendo dalle gambe del pubblico andando a risuonare nella cassa toracica di ogni singolo individuo.
In questo senso, il pubblico non è spettatore passivo, ma diventa parte integrante di questo complesso e impegnativo connubio, sicuramente non di semplice fruizione.

Le plettrate di Greg Anderson e Stephen O’Malley, grazie al volume generato dal muro di amplificatori che si erge monolitico sul palco – marchio di fabbrica sonoro e visivo dei Sunn O))) – sembrano generare dei tuoni più che delle note, gli accordi si mescolano tra loro in una texture di incomprensibile natura e la sensazione è quella di essere sospesi nel tempo e nello spazio, in una dimensione indefinita.
Il tour è nominato
“Let There Be Drone: Multiple Gain Stages”, riferimento ai diversi stadi presenti all’interno di una distorsione, ed è certo, di gain stages qui non ne mancano.
Ma in un momento di inaspettata pacatezza sonora e quiete, un assolo di trombone ci rammenta che c’è molto altro, oltre il muro di distorsione.
Sul palco il duo fondatore del monicker è accompagnato da altri tre collaboratori, rispettivamente al basso ed ai synth moog, che riempiono qualsiasi vuoto.

L’assenza di scaletta dei Sunn O))) può essere difficile da digerire per alcuni: ci sono solo dei deboli accenni ad alcuni brani, come ‘Troubled Air’ tratto da ‘Life Metal’.
Le oltre due ore di drone ininterrotto volgono comunque al termine, in un culmine di caos, feedback, distorsione e bassi esagerati.
Alla fine, resta solo il silenzio ed un senso di sollievo.
Come dicono loro,
‘Let There Be Drone’.


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