Steven Tyler & The Loving Mary Band, talento infinito o sindrome da dinosauro?

Si parta subito da un presupposto: Steven Tyler, nome d’arte di Steven Tallarico, fondatore degli Aerosmith, è una delle ultime vere rockstar di fronte la quale ci si può solo togliere il cappello.
La sua ex band è stata tra le poche a mantenere per anni la stessa line up ma, soprattutto, una produzione musicale di livello che ha saputo contaminarsi con vari e sperduti generi musicali (dalla ballata all’hip hop, per dirne alcuni).
Non serve poi aggiungere nulla riguardo le sue capacità da frontman che sul palco riesce a dare il meglio di sé.
Il 27 luglio al Roma Summer Fest Steven Tyler ha quindi dato vita a una performance davvero di livello, spaziando tra i classici del rock con omaggi a Beatles (‘Oh Darling‘, ‘I’m down‘ e ‘Come Together‘), Led Zeppelin (‘Whole Lotta Love‘), Janis Joplin (‘Piece of my heart‘) e Fleetwood Mac (‘Rattlesnake Shake‘).
Naturalmente la parte più attesa ha riguardato le canzoni degli Aerosmith con ‘Jaded‘, ‘Janie’s got a gun’, ‘Walk This Way‘, ‘Pink‘, ‘Livin’ on the Edge‘ e una sorprendente ‘Dream On‘ al piano mentre, sullo sfondo, un’eclissi di Luna dal colore rosso stupefacente rendeva tutto unico.
La band che lo ha accompagnato, per metà al femminile, ha stupito per forza sonora e impatto dal vivo: su tutti, una Sarah Tomek alla batteria molto incantevole.

Show iniziato con notevole ritardo e durato abbastanza poco, ma che ha lasciato piacevolmente soddisfatto il pubblico per la carica di energia con la quale Steven Tyler lo ha affrontato, sapendo in certi momenti supplire persino a un calo evidente di voce (come in ‘Dream On‘).
Certo, la domanda sul perché buttarsi in questa operazione rimane.
Un artista del rock come Tyler che bisogno ha a settant’anni di usare tutte queste cover per un tour con la sua nuova band?
Si rischia un effetto Las Vegas pre-pensione.
Quello che possiamo dire a suo vantaggio che l’opera omnia della sua vecchia band, gli Aerosmith, suona ancora troppo fresca e moderna per essere accantonata.
E all’Auditorium Parco della Musica lo ha dimostrato anche senza i suoi vecchi compagni, a riprova che il talento rimane al di sopra di tutto – anche quando si fanno operazioni più dal sapore commerciale che artistico-musicale.

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