Preoccupations live a Bologna: un amaro sorriso nostalgico

I Preoccupations sono gli ex Viet Cong.
Era un nome bellissimo il primo, diretto, criptico e orecchiabile, ma molti gli andarono contro.
Ecco che la loro sensibilità viene fuori anche solo nel fatto che un’affascinante provocazione diviene un’offesa generale, tale da far cancellare alla band diverse date.
Ed ecco che per venire meno alle loro preoccupazioni, decisero di rivelarle al pubblico esplicitandole fin dall’inizio.

Bologna li ospita al Locomotiv Club, in un freddo e scombussolato venerdì 25 novembre.
In apertura un progetto sufficientemente interessante, Joyfultalk: anch’essi canadesi, da relativamente poco sulla scena. Ambient e sintetizzatori fanno da perno nel mood mentale di questo gruppo, dal sapore naif, retrogusto sereno spiattellando a volte brevi schizzi noise a volte azzeccati, complessivamente un supporto abbastanza in stallo.

Un po’ di attesa, un paio di centinaia di persone, 23:05 e quasi senza accorgersene eccoli trovati sul palco.
Primo impatto con ‘Anxiety‘, pezzo di punta del secondo disco (primo col loro nome censurato), impatto abbastanza in sordina senza grande carica iniziale e con una ben notabile voce roca di Matt Flegel, probabilmente un po’ provata da un tour andante ormai da diverso tempo.
Il clima del live rimane abbastanza piatto e fumoso (anche letteralmente data la macchina presente), nonostante pezzi come la serrante ‘Silhouttes‘, più o meno per la prima mezz’ora, con sufficienza generale sia da parte del pubblico che della band: la foga manca, l’entusiasmo in parte pure.
Ci vuole la quasi storica ‘Continental Shelf‘ per ridare un po’ di più di grinta ed emozione tra tutti e il clima si riempe in crescita.
Crescita solo in parte, però: purtroppo durante tutta la durata grandi esplosioni non ci sono state.
La seconda parte di live è praticamente incentrata sul secondo disco – tra l’oniricità di ‘Zodiac‘ e la scapeggiante (con la C eh) ‘Monotony‘ – a parte il finale tendente noise/Swansiano con ‘Death‘, chiusura ben assemblata e sinceramente potente.
Tirando le somme non è un stato un live memorabile, seppur complessivamente gradevole e ben assemblato.
Tra i motivi vanno sottolineati il feeling spesso mancante tra gruppo e pubblico, con iniziale poca carica da parte di entrambi ed il suono un po’ troppo ovattato durante quasi tutto il concerto.
Quest’ultimo ‘problema’ probabilmente ha contribuito alla poca sintonia espressa in precedenza, unita ad una forma fisica della band non ottimale e unita ad una loro direzione musicale ancora non ben definita: i Preoccupations si mostrano post-punk, un po’ dark e un po’ puliti, psichedelici però senza mai sgravare e con melodie orecchiabili ma con sgravi sonori quasi forzati.

Di questa serata rimangono un buon compiacimento, un pizzico di curiosità ed un generale amaro sorriso nostalgico di generi ritornati in voga ma che hanno bisogno da parte di tutti delle loro evoluzioni.
I Preoccupations hanno sicuramente un ottimo potenziale, lo hanno dimostrato e praticato più volte con buone idee e eterogeneità, ma tutto ciò nutre di un consistente alone di confusione, assolutamente risolvibile già con un loro prossimo disco – chissà quando, chissà con quale nome.


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