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Verdena live a Bologna: poche parole, molto spettacolo

I tre ragazzi bergamaschi dopo aver pubblicato due volumi di “Endkadenz”, escono per l’ennesima volta dal “Pollaio”(loro storico studio di registrazione casalingo) e partono per un tour che toccherà i più grandi club italiani. Noi siamo andati a sentirli all’Estragon di Bologna, ormai uno dei templi della musica alternativa, nella tappa del tour del 6 novembre.

La fila fuori dall’Estragon è lunga e composta fino a riempire quasi totalmente il club bolognese. Puntuali Luca, Alberto e Roberta salgono sul palco, guadagnando la scena dopo una gincana tra chitarre, bassi, tastiere, synth, mellotron, rhodes e altro ancora; sul palco, solo gli strumenti. Scenografia ridotta a zero, solo luci e un proiettore di immagini sullo sfondo. Con loro sul palco Giuseppe Chiara, membro aggiunto e valido chitarrista tuttofare. Luca, Alberto e Roberta sono di poche parole, anzi pochissime, appena il tempo di salutare che attaccano fortissimo con ‘Cannibale’. Il loro impatto sonoro è devastante: io sono in terza fila, e ben felice di essere annientato fisicamente dalle corde di Roberta, che saltella sul palco senza tregua. Mancavo da un live dei Verdena da un po’ di anni e per me è stato semplicissimo avvertire la crescita professionale. I Verdena, nonostante siano cresciuti umanamente e artisticamente, sul palco continuano a divertirsi come agli esordi. Il numero di strumenti ben racconta il mare di suoni, stili e atmosfere che i Verdena possono permettersi di portare in tour dopo quindici anni di attività, sette album in studio e più di cento pezzi editi.

La scaletta della data di Bologna vede i Verdena attingere a piene mani dai due volumi di “Endkadenz”: oltre alla già citata ‘Cannibale’, infatti, vengono proposte ‘Colle Immane’, ‘Dymo’, ‘Identikit’, ‘Puzzle’, ‘Un blu sincero’, e ‘Lady Hollywood’, senza tralasciare nessuno degli album precedenti con ripescaggi di pietre miliari come ‘Caños’, ‘Muori delay’, ‘Mina’, ‘Ultranoia’, ‘Nova’, ‘Logorrea’. Lo spettacolo si è consumato tra atmosfere morbide e coinvolgenti alternate ad altre in cui i distorsori la fanno da padrone, energia positiva ben assorbita dalle prime file che pogano e saltato fino all’ultima nota. L’attitudine sperimentale della band bergamasca è sempre viva e produce bellissimi momenti in cui, mediante l’ausilio di batteria elettronica, mellotron e synth, i tre riescono a trasformare il live in una session creativa che sottolinea, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l’incredibile stato di grazia creativo e l’affiatamento espressivo tra Roberta, Alberto e Luca.

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