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Peaches live a Segrate (MI): tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso

Peaches provoca Milano: non è il titolo di un film soft-core degli anni ’70, non è uno squallido gioco di parole, ma è quello che tutti si aspettano al Circolo Magnolia di Segrate, che ospita la performer canadese per l’unica data del 28 novembre.

Il palco è tutto di Black Cracker per l’apertura. Non è ben chiaro da dove provenga questo ragazzone, residente a Berlino ma cresciuto negli Stati Uniti, e ancor meno chiaro è il genere di riferimento.
Visuals interessanti, discrete rappate soft, basi dapprima morbide che si fanno più danzerecce e incisive nel corso dell’esibizione. Si pone in modo particolare, proponendo però un suono parecchio omologato, che risiede dalle parti del pop-hip hop-soft rock-r’n’b-indie di tendenza e iperprodotto.

Black Cracker - Segrate

La pubblicazione di “Rub” nel 2015 ha interrotto un lungo periodo di sei anni senza nuovi dischi per Peaches. La cantante e musicista canadese sta portando ancora in giro per tutto il mondo il tour di questo album, e le sue celeberrime e temutissime scorribande sono pronte a incendiare e scandalizzare la platea milanese. Due soggetti non meglio identificati, travestiti da moci Vileda, la scortano sul palco accompagnandola al centro della scena. Fiera del suo vistosissimo copricapo a forma di vagina gigante, attacca proprio con ‘Rub‘, pezzo che dà il nome alla sua ultima fatica.

Peaches - Segrate

Questa è stata la parte sobria del concerto. Da qui in poi, un crescendo di provocazione.

Per il secondo pezzo, spunta da sotto il vestito una sorta di costume munito di cinque tette, manco fossero le olimpiadi della mammella. Seguire l’aspetto musicale è sempre più difficile, sarebbe certamente meglio essere bendati o ipovedenti. Assistiamo ad arrampicate sulla struttura del palco, balletti espliciti con il supporto dei due soggetti di cui sopra, approcci in transenna. Nei brevi scambi di parole col pubblico, l’argomento è uno e ricorrente, tipico dell’avventore medio del Bar Sport: la figa.

Peaches - Segrate

C’è provocazione, c’è esagerazione ed in fondo assistiamo a una performance, più che a un concerto: ma la ridondanza la rende fine a sé stessa, sebbene l’effetto di mandare in visibilio il pubblico venga ampiamente ottenuto. È un gioco a farla sempre più grossa, e così annoveriamo lunghi momenti di Peaches in topless, bagni di folla con cocktail scroccati e sputati addosso al legittimo proprietario, oltre alle ovvie mimiche sessuali che non destano nemmeno scalpore.

Peaches - Segrate

Estraniandoci un attimo da questo turbinio, diamo retta alle orecchie: la voce di Peaches non è banale, lo si capisce dai dischi e se ne ha la conferma dal vivo. L’effetto electroclash è più intrippante e coinvolgente quando si spinge sui bassi, mentre le forzature di chitarra rock campionata sono un po’ stucchevoli, ma comunque efficaci. Non è stato facile estrapolare quest’analisi musicale dal contesto, e sarebbe curioso assistere a un banale e noioso concerto, per capire quali siano le reali doti di Peaches, che non è di certo la prima stronza che passa, ha buone idee ed è abile nell’esecuzione.

Peaches - Segrate

Ma non lo sapremo mai, perché abbiamo a che fare con un pisello gigante gonfiabile che diventa passerella sulle prime quindici file di pubblico, e ancora altre scene di delirio che diventano troppo banali nella loro assurdità per essere ricordate, fino alla chiusura di set con ‘Fuck the pain away‘. Ci sono ancora due mini-encore da un brano ciascuno, che ci aspettano, e siamo pronti al peggio, potrebbe accadere qualsiasi cosa, ben oltre i confini della legalità. E invece la vera sorpresa: ‘Dumb fuck‘ è sobria, il pezzo finale è addirittura eseguito al buio, il suono si placa e gli ormoni scendono di livello.

Sul vialetto di uscita dal Magnolia, l’interrogativo serpeggia: la provocazione così provocatoria diventa quasi banale, oppure Peaches provocando in modo così estremamente provocatorio smette in realtà di essere provocante, e la provocazione sta qui? Impossibile rispondere, con tutto quel florilegio di seni, peni e vagine in testa.


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Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

2 Comments

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  1. Avatar

    che tipa questa peaches!

    Paolo Plinio Albera / Rispondi

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