Neneh Cherry, un percorso di stile

Segrate (MI), 27 febbraio 2019

La carriera di Neneh Cherry è un pluridecennale percorso attraverso dischi, generi, continenti, collaborazioni, un singolo che ha avuto un successo assolutamente mainstream che fa da contraltare a uno stile ricercato e particolare.
Il concerto del 27 febbraio al Circolo Magnolia di Segrate (MI) segue di alcuni mesi la pubblicazione di “Broken politics”, ultimo album prodotto da Four Tet e caratterizzato da sonorità più morbide rispetto ai suoi turbolenti trascorsi.

L’apertura del concerto è affidata a Charlotte Adigéry, figlia anche lei di contaminazioni geografiche e musicali che vanno dall’Africa all’elettronica fino al Belgio e ai ritmi caldi.

Charlotte Adigéry
Charlotte Adigéry

Un tappeto di impurità sonore di fondo prepara l’entrata in scena di Neneh Cherry e la accompagna per tutto il primo brano, insieme a un’arpa pizzicata e a una voce profonda che in questa ‘Fallen leaves‘ parte da corde strane.
Il brano a seguire, ‘Shot gun shack‘, viene caricato di bassi e scaricato con un tempo blando, le tonalità sono cupe e c’è qualcosa di assolutamente non convenzionale nel modo che ha di cantare.
Le influenze e lo sterminato background musicale di Neneh Cherry vengono allo scoperto un po’ per volta, graffiando in stile rap, prendendo una vena vagamente più soul senza che la voce si immerga troppo in profondità che non sono sue, con tempi sospesi che vengono scossi da colpi di basso vibrato e pesantino, non troppo controllato e che a tratti muta in un terremoto sul quale la voce si adagia ancora meglio.
Si legge un disegno ordinato di fondo su cui Neneh Cherry si prende la libertà di spaziare e svariare, mettendosi al centro della scena e costruendola intorno a sé, senza forzare in maniera troppo visibile.
L’uso degli effetti è importante e a volte aiuta a coprire qualche imprecisione vocale, mentre per tutta la prima parte del concerto l’impiego di campionamenti è limitato, preferendo la sovrapposizione di suoni molti suoni semplici.

Neneh Cherry
Neneh Cherry

I temi dell’ultimo album sono impegnati e impegnativi, accattivanti e ruffiani sono invece i brani un po’ più datati, meno spessi ma dal groove più coinvolgente.
I campionamenti diventano più consistenti, la voce di Neneh Cherry sale di intensità anche se arriva un po’ al limite, ma la padronanza del tempo è stupefacente, quando canta su una base intricata come pure quando fa rap o quando strattona lei stessa il tempo, portandolo in giro e deformandolo.

Su questo mood si sviluppa anche l’encore, che inizia cupo e con un tempo incespicato, la voce scende in profondità nuove facendo salire i pezzi fino quasi a far male.
Un tocco danzereccio e tribale e richiami al rap dei primi anni ’90 fanno sì che la chiusura sia leggera e coinvolgente.
Neneh Cherry completa così un breve percorso dalle mille sfaccettature, senza mai mancare di carisma e stile.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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