Un mito universale: The Jon Spencer Blues Explosion live a Brescia

Dopo essersi guadagnata un posto nell’olimpo dei migliori club italiani della stagione 2014/2015 secondo il MEI, la Latteria Molloy di Brescia decide di non dare un limite alle proprie ambizioni e per la riapertura dopo la pausa estiva propone una mini-rassegna di artisti internazionali, ponendo per qualche settimana Brescia al centro del microcosmo del rock.
Riflettori accesi sulla prima edizione di Molloy Calling, che per la prima delle quattro puntate porta sul palco bresciano, nell’imperterrita afa di una domenica sera di fine agosto, The Jon Spencer Blues Explosion.

Il gruppo newyorkese, guidato dall’istrionico Jon Spencer che oltre all’estro e alla faccia (nonché alla chitarra e alla voce) ha deciso di metterci pure il nome, ha pubblicato in primavera l’ennesimo capitolo di una carriera venticinquennale, ‘Freedom Tower – No Wave Dance Party 2015‘, che a dispetto del titolo estremamente pretenzioso punta su un suono immediato e digeribile, mettendo da parte il lato sperimentale. Si spengono dunque le luci ed escono i Jon Spencer Blues Explosion, nella classica ed essenziale formazione a tre con Judah Bauer alla chitarra e Russell Simins alla batteria, sotto una bandiera americana appesa verticalmente come unica decorazione dello stage. L’apertura è affidata a ‘Betty vs the NYPD‘, il pezzo forse più atipico tra quelli nuovi, per una partenza a razzo sulle ali del garage rock. Le luci di scena si rispengono quasi subito per un piccolo inconveniente tecnico, ma il gruppo non si scompone e continua lo show, proponendo un paio di brani al buio prima che vengano accese le luci fisse del palco, ma nemmeno l’illuminazione “a giorno” suscita la benché minima reazione. Solo lo stop dei tecnici impone al front-man di intrattenere per un paio di minuti il pubblico, ma si riparte subito perché nessun disagio è in grado di turbare la vena buona del rock ‘n’ roll. L’impressione è che i JSBX potrebbero suonare in mezzo a una mandria di gnu o sulla corsia di emergenza di un’autostrada senza batter ciglio.

Altra sosta forzata alla mezz’ora con breve uscita, per la definitiva sistemazione dell’impianto, e poi si riparte come un treno in corsa, alternando i brani dell’ultimo album, in cui le influenze blues e il ritmo quasi funk si avvertono maggiormente, ai classici del loro repertorio, nel quale il blues è miscelato al punk e la tecnica musicale, benché impressionante, non va minimamente a intaccare la brutalità e l’immediatezza del tutto. Non possiamo nemmeno affermare di trovarci di fronte al garage rock puro, per quanto valore possano avere queste etichette, perché il suono è preciso e chiaro, violento ma pulito come un palazzo che implode. Il lungo bis, a coronamento di quasi due ore di concerto, lascia spazio a qualche virtuosismo e tecnicismo per la gioia dei fanatici, e gli applausi a suggello dell’esaltazione collettiva accompagnano i saluti definitivi.

La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un mito universale, The Jon Spencer Blues Explosion come un gruppo dalle mille anime che convivono assieme, o forse un’unica anima gigantesca che abbraccia ogni sfumatura, un’anima grande come il rock ‘n’ roll.

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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