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Metz live a Milano: la quiete prima della tempesta

I Metz tornano a farci visita a distanza di due anni e con la data del 12 settembre al Lo-Fi di Milano chiudono la leg italiana del tour, con un disco in più nel carniere.
Metz II“, uscito a maggio del 2015 e che ha bissato, se non rafforzato, il successo del 2012 ottenuto con il loro esordio “Metz“.

Ad accendere le luci nella penombra del circolo e a riscaldare le casse ci pensa uno dei gruppi più interessanti del panorama noise di casa nostra, gli His Electro Blue Voice.
Prendono una struttura da scena alternative dei primi anni ’90, ci cuciono sopra una chitarra sporca e una voce ancor meno confortevole confezionando pezzi interessanti, brevi e peculiari. Un po’ meno d’impatto quando si dilungano in passaggi da noise rock più classico, con un suono forse troppo autoreferenziale, ma il loro compito di sturare le orecchie lo svolgono piuttosto bene.

Quando vedi i Metz poco dopo l’apertura del locale aggirarsi ai piedi del palco per saggiare l’ambiente, non hanno proprio l’aria da fracassatori di plettri e timpani (giusto il batterista ha l’aspetto del bad boy), e quando su quello stesso palco mettono piede l’impatto visivo è lo stesso. Ma è solo la quiete prima della tempesta. Si inizia con un giro a vuoto, l’ipnotico attacco di ‘The Swimmer‘ viene prolungato e ripetuto in attesa che il basso di Chris Slorach dia segni di vita. Con calma olimpica, Alex Edkins si gioca la battuta, «cancellate tutto ché si riparte», chiudendo l’angolo degli scherzi e iniziando a fare sul serio.
Se nel primo pezzo la voce ha ancora delle sembianze umane, a partire dal secondo si sale di un livello nella scala del rumore, assumendo venature metalliche che sono un marchio di fabbrica dei Metz. L’impianto viene testato e messo a ferro e fuoco, e un paio di scoppiettii suggeriscono forse di tenere un tono “loud ma non-estremamente-loud“. Il pubblico si è acceso e le calorose raccomandazioni di non fermarsi vengono recepite alla lettera, tra una nuova ‘Spit you out‘ e una vecchia ‘Get off‘. Dal primo capitolo “Metz” i classici ‘Wet blanket‘ e ‘ Headache‘ danno modo di divagare ed esplorare un po’ il noise, alzando il minutaggio rispetto all’originale e picchiando a tratti poco meno del consueto. Non possiamo parlare certamente relax, o di abbassamento dei toni, i due dischi sono ben miscelati tra loro e il livello di tensione non accenna a scendere mai.

Il set dei Metz non prevede alcuna sosta, e tocca così a brani più recenti pescati da “Metz II” come ‘Nervous system‘ e ‘I.O.U.‘ tirare la volata al finale ampiamente atteso, col pubblico nel sottopalco ormai irrefrenabile tra stage diving e salite senza invito. Si chiude con ‘Wasted‘, e con un trasporto davvero incredibile, la camicia di Alex Edkins che porta i segni della battaglia, la bionda criniera che ondeggia da destra a sinistra e lo sguardo che rotea nel vuoto.
Vogliamo fare un appunto?
Nessuno ha perso l’udito, sebbene i Metz abbiano martellato gli strumenti dall’inizio alla fine.
Il resto è fuori discussione, a soddisfare i cultori del noise rock come pure chi è abituato ad altri suoni e volumi, uno stile ben riconoscibile e marchiato col loro nome senza apparire minimamente ripetitivo.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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