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Sesta edizione di un festival imperdibile in Sardegna: ‘DU Festival a Bauladu (OR)

Se qualcuno di voi dovesse chiedermi dove vorrei abitare, risponderei senza esitazione “a Bauladu”.
“Bauladu?”, mi chiedereste poi, stupiti.

Anche se non è una città bensì un piccolo paesino della provincia di Oristano, Bauladu meriterebbe di essere candidata nell’ambito del premio “Capitale Europea della Cultura”.
Come dicevo, è un paesino di 711 abitanti dove la cultura la fa da padrone a 360° grazie anche all’importante lavoro svolto dalla Consulta Giovani istituita sei anni fa, e che da allora porta avanti un progetto forse unico nel suo genere, con diversi eventi distribuiti durante l’intero arco dell’anno.
Il progetto principale è quello di formazione dedicato alle figure professionali che andranno poi ad operare all’interno degli eventi stessi.
Oltre a questo, troviamo un festival letterario (Ananti de Sa Ziminera – Davanti al Caminetto), un festival cinematografico (Cinema e Parole) ed un festival musicale, il ‘DU Festival.
Ed è proprio quest’ultimo evento che noi di Oca Nera Rock abbiamo seguito per voi.
Il ‘DU Festival, giunto ormai alla sesta edizione, è una garanzia per gli amanti della musica in Sardegna, ed ha un bagaglio organizzativo alle spalle da far invidia ai più grandi festival italiani.
Vi parlerò del live, certamente, ma vorrei soffermarmi un attimo su quello che è realmente questo festival.
La location è decisamente spettacolare: un piccolo anfiteatro che ospita il main stage a ridosso di un grande parco verde dove si può stare tranquillamente seduti ad assistere gli spettacoli nell’extra stage e nell’after show.
Il posizionamento delle isole ecologiche per la raccolta differenziata dei rifiuti e la piantumazione di cento alberi di leccio e sughera per compensare le emissioni di anidride carbonica associate ai consumi del festival, rende questo evento uno dei più attenti alla salvaguardia dell’ambiente.
Il ‘DU Festival ha inoltre la capacità di riunire l’intero paese: non importa l’età, dai bambini agli anziani, infatti, tutti contribuiscono in qualche modo alla riuscita dell’evento.
Sembra quasi di essere all’interno di una grande casa con una sola grande famiglia.
Forse mi sto dilungando troppo, lo so, ma ci tenevo a farvi comprendere il motivo per il quale io vorrei vivere davvero a Bauladu.

Arriviamo a al festival con un po’ di ritardo e ci accorgiamo che ci siamo già persi un unplugged show nel centro storico del paese con Gionata Mirai.
Siamo però in perfetto orario per il main stage: sul palco ci sono i Dealma, band di Olbia a cinque elementi di cui sicuramente sentirete ancora parlare, pronti a suonare una scaletta di otto brani decisamente rock con un sound caldo e accattivante dovuto in gran parte al buon lavoro fatto dal percussionista.
E così, tra un riff di chitarra ed un altro, propongono sette brani tratti dal loro album 13 e la nuova D.S.S., che come ci comunicano sarà presente nel nuovo disco a cui stanno lavorando.
Il pubblico continua a radunarsi sulle gradinate e davanti al palco mentre i giovani musicisti ci salutano con Volume.

Le luci si abbassano solo per pochi minuti, il tempo necessario per permettere il cambio palco.
Ora è la volta dei Diaframma, la band fiorentina nata nei primi anni ‘80.
Federico Fiumani entra in scena con la disinvoltura di un ragazzino per interpretare i brani più conosciuti del suo repertorio perché, come dice al pubblico del ‘DU Festival, «in Sardegna ci veniamo ogni vent’ anni».
E allora, si passa da Diamante grezzo a Elena, da Tre volte lacrime a Fiore non sentirti sola.
E poi ancora Verde, Adoro guardarti e Io sto con te ma amo un’altra.
Senza ombra di dubbio una scaletta che alle orecchie dei più grandi scaturisce una certa malinconia.
Dopo un’ora di spettacolo elettrizzante, Fiumani saluta il pubblico e sul palco in pietra dell’anfiteatro cala il buio.
I tecnici lavorano sodo per adeguare il palcoscenico alla band più attesa della serata.

E’ quasi mezzanotte quando Vasco Brondi esordisce tra le urla del pubblico con C’eravamo abbastanza amati, suscitando le urla delle ragazze alle mie spalle.
Invita la prima fila ad avvicinarsi ulteriormente, impugna la sua chitarra e prosegue con Cara Catastrofe, Macbeth nella nebbia, Firmamento, Un bar sulla via lattea, Blues del Delta del Po.
Appoggia la chitarra per scatenarsi e saltare da una parte all’altra invitando con le mani il pubblico a seguirlo e continua con Per respingerti in mare, Per combattere l’acne, Ti vendi bene.
I fan sono visibilmente impressionati da quest’ondata di energia “stellare” e cantano insieme a lui ogni singolo brano, mentre io  osservo affascinata il dolce movimento delle mani di Daniela Savoldi sul violoncello.
Emilia paranoica (cover dei CCCP), Le ragazze stanno bene, 40 Km e Vasco Brondi lascia il palco per pochi minuti.
Le Luci della Centrale Elettrica
stanno per portare a termine la loro esibizione e un piccolo gruppo di fan si sposta al lato del palco nel tentativo invano di strappare un autografo al proprio beniamino.
C’è ancora spazio per La terra, l’Emilia, la luna, Quando tornerai, I destini generali e “Le luci” si spengono definitivamente nel main stage tra gli applausi del pubblico soddisfatto.

Si sente un buon rock’n’roll provenire dall’ alto, e quelli che suonano ora sono i The Rippers: stanno iniziando lo spettacolo nel parco San Lorenzo.
Lasciamo i tecnici a smontare tutta l’attrezzatura e ci avviamo verso la band cagliaritana, che suona nella penombra circondata da un pubblico che si scatena.
Restiamo affascinati da questo pubblico che ondeggia, saltella e si stringe sempre più intorno al piccolo palco.

Per noi si sta facendo tardi, lasciamo lo spazio ad altri ragazzi che si mischiano con il resto della platea.
Lo facciamo soddisfatti e con la consapevolezza che tra un anno saremo ancora una volta qui, ad immergerci in questo fantastico scenario che si chiama ‘DU Festival.

PS: vorreste vivere anche voi, a Bauladu?

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