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Il trio delle meraviglie: Agnelli, D’Erasmo e Iriondo degli Afterhours live a Roma

La verità è che quello del 28 luglio è stato un concerto che nessuno si aspettava.
La verità era che avrebbero dovuto suonare i De La Soul, noto gruppo hip-hop statunitense, ma il concerto è stato annullato.
Per cui, quando abbiamo visto che al loro posto avrebbe suonato la metà degli Afterhours (la metà storica, alla quale tutti siamo affezionati) siamo corsi a Villa Ada.
Verità per verità, abbiamo letto che il costo del biglietto era di soli 5€ per cui non ci aspettavamo oggettivamente niente.
O meglio, ci aspettavamo un’oretta scarsa di reading a cura di Manuel Agnelli, sonorizzato dagli Xabier Iriondo e Rodrigo D’Erasmo e qualche brano di routine per tenerci buoni, ma nulla più.
La verità, quella vera stavolta, è che nessuno di noi ci aveva capito niente.

Nessuno ha pensato che gli Afterhours, o stasera la loro triade in rappresentanza, non sono tutto ciò.
Gli Afterhours sfuggono e sono sempre sfuggiti a queste spicciole e misere logiche di mercato: gli Afterhours sono nati per fare ciò che fanno, cioè pura arte.
Inizia Iriondo, con le sperimentazioni distorte del mahai metak di sua fattura, che introducono il primo monologo di Agnelli con D’Erasmo al violino.
Per tutta la serata sarà molto coreografico assistere agli scambi di strumento, che vedono Iriondo alla tromba e Agnelli e D’Erasmo al pianoforte. Nessuno sa che assisteremo a quasi due ore ininterrotte di spettacolo, tra pezzi che non sentivamo da secoli (come la splendida cover di Bruce Springsteen, ‘State trooper‘) e versioni acustiche di capolavori (come ‘Ballata per la mia piccola iena‘, ‘Bye Bye Bombay‘, ‘Pelle‘, ‘Quello che non c’è‘, ‘Strategie‘, ‘Non è per sempre‘).
Probabilmente il carisma di Manuel Agnelli è unico in Italia e nel mondo, lui è uno di quelli che fanno sì che gli occhi e le orecchie non si stacchino dalla sua figura neanche per un attimo. L’intensità con cui legge gli scritti di Salvatore Borsellino e il valore politico, ma soprattutto umano, di un brano come ‘Padania‘ fanno sperare che ci sia ancora una funzione civile, morale e sociale della musica e della letteratura, e sono davvero pochi i gruppi che, oltre agli Afterhours, se – e – ce lo ricordano. Neanche uno fra noi, ma anche fra loro, si aspettava di raggiungere un’intimità emozionale di quel calibro, e di questo Agnelli ci ringrazia sentitamente a metà live.
Non ce l’aspettavamo noi quell’atmosfera, non se l’aspettavano nemmeno loro.
Senza dubbio uno dei punti più alti di tutto il concerto è stata la lettura di un famosissimo scritto di Gramsci, ‘Odio gli indifferenti‘, ed è stato emozionante e fortemente sentito da tutti noi perché solo Manuel Agnelli poteva contestualizzare quelle parole così come sa fare lui, con la cadenza giusta, lo sguardo giusto, il peso giusto, in un momento storico che giusto non è.
La verità è che sono passati più di vent’anni, sono passate le formazioni, i dischi, i sound, ma nessuno toglie agli Afterhours quello che sono.
E’ un qualcosa che va al di là delle facce: il loro modo di fare musica ci ha cambiato e rivoluzionato, per cui ancora una volta non possiamo far altro che essere loro grati, per il solo fatto di esistere nel modo in cui solo loro sanno esistere e suonare.
Per chi li segue da anni e ha visto, ma sulla pelle, i loro mutamenti, sa che gli Afterhours sono per il fan affezionato come il figlio per il genitore: un buon genitore, fin dalla nascita del figlio, sa che dovrà essere disposto all’accettazione del suo cambiamento, perché cambiare è evolversi e l’evoluzione è sempre positiva. Per cui, ancora tremanti per le emozioni capitoline di ieri sera, non possiamo far altro che dare un caloroso benvenuto a Stefano Pilia e Fabio Rondanini per il disco che verrà, e gioire della musica italiana.
Di questa musica italiana.

La scaletta del conceto
Ballata per la mia piccola iena
Costruire per distruggere
Non è per sempre
Pelle
Male di Miele
State trooper (Bruce Springsteen cover)
Strategie
Bianca
Ci sono molti modi
Bye bye bombay
Padania
Quello che non c’è
Voglio una pelle splendida

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