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Fare attenzione alla propria identità: Afterhours live a Bologna

Il 13 febbraio al Teatro Manzoni di Bologna è andata in scena la grande orchestra dei milanesi Afterhours  con lo spettacolo ‘Io so chi sono’, nuovo tour teatrale.
E’ giusto parlare di ‘grande orchestra’ dato il numero dei componenti sul palco e la quantità di strumenti usati per il concerto.
La band capitanata da Manuel Agnelli la conosciamo da sempre, ed è superfluo elencare le abilità tecniche dei singoli componenti.
Tuttavia è stata impressionante la capacità di interpretare ed esporre il tema dell’identità, fulcro di questa tournée, condita dalla grinta e dalla passione che scatura abitualmente sui palchi calcati da questo gruppo.
Ma stavolta, assistere ad un concerto degli Afterhours, è diverso: cercherò di farvi capire il perché.

Lo spettacolo è iniziato alle 21:15 circa con la sala al buio ed un occhio di bue puntato su Manuel Agnelli, che appare in platea recitando il testo di Io So Chi Sono (dall’album Padania,).
L’interpretazione è da grande attore teatrale: le parole, così recitate, assumono nuovo spessore e concretezza rispetto alla versione presente su disco.
E’ un attimo, ed ecco che Agnelli raggiunge i compagni sul palco.
Ormai orfani di Prette e Ciccarelli, la nuova formazione proposta è arricchita da due nuovi componenti: Fabio Rondanini (Calibro 35) e Stefano Pilia (Massimo Volume).

La prima parte dello spettacolo si dipana tra i pezzi più accattivanti tratti dagli album Padania, Ballate Per Piccole Iene, Quello Che Non C’è e Non é Per Sempre.
Spiccano così Spreca una Vita, Sulle Labbra, Il Sangue di Giuda e Baby Fiducia, intervallate da letture tratte da scritti di Gramsci e Allan Ginsberg.
Le interpretazioni, anche in questo caso, sono a cura di Agnelli, musicalmente accompagnato da un sottofondo ricreato da Iriondo, Pilia e D’Erasmo.
A fare da cornice allo spettacolo, emergono alle spalle della band proiezioni curate dall’immancabile collaborazione con l’artista Graziano Staino.

La seconda parte della serata riprende con tutti i componenti che si palesano in platea tra la gente: chitarre acustiche, violino e rullante sono tutto ciò che serve per una versione total acustic di Non è Per Sempre, che tutto il pubblico canta tra la sorpresa e la presa di coscienza di esser parte di qualcosa di unico.
Si torna sul palco con il solo di Fabio Rondanini alle batteria, che mette così in chiaro le sue doti.
Potenza e velocità sono qualità che si riconfermano anche nell’esecuzione di pezzi vecchissimi come Ossigeno, Posso Avere il Tuo Deserto ecc.
La prima impressione, a caldo, è che con ‘Io So Chi Sono’ ogni membro ha avuto la possibilità di esaltare le proprie doti in un solo.
Agnelli ha regalato al pubblico letture ed una cover di Nick Drake, Pilia e D’Erasmo hanno deliziato il pubblico con piccoli intervalli di Bach e Chopin, mentre Iriondo ha più volte dato sfogo alle sue strumentazioni analogiche infernali.

Avendo seguito le notizie dei concerti precedenti a quello di Bologna, è bene ricordare che la scaletta dei vari concerti cambia nelle letture, nelle interpretazioni e nelle cover.
Di sicuro c’è che a teatro, se andrete ad una delle prossime date, troverete una band stravolta nella line-up ma non nella passione e nello stile scenico.
Gli Afterhours si riconfermano musicisti professionisti, attenti al proprio ruolo e alla loro identità.
Uno spettacolo muscoloso, coinvolgente e dalle forti linee espressive: due ore e mezza di espressione.
Non aspettatevi un live acustico, come inizialmente pubblicizzato, e non temete: nessun pezzo tra quelli eseguiti è tratto da Hai Paura Del Buio.
Io So Chi Sono‘, si riparte con qualcosa di nuovo.

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