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Le Luci della Centrale Elettrica live Firenze: la dimensione ideale di Vasco Brondi

E’ il 14 dicembre, Sala Vanni a Firenze: sta per decollare il volo “con la chitarra e il computer” de Le Luci della Centrale Elettrica, ed è questa la seconda data fiorentina del tour nonché il secondo sold out.

Appena entrati con la sala al buio illuminata solo dall’immagine della copertina dell’ultimo disco, siamo accolti dalla voce registrata di una hostess che ci invita a prendere posto, a spegnere i cellulari e a non essere troppo turbolenti e goderci lo spettacolo.
Ritrovo quindi Vasco Brondi dopo la data di marzo 2015 all’Auditorium Flog per il tour “Firmamento“, che onestamente non mi aveva entusiasmato soprattutto per l’arrangiamento troppo tecno di tutti i brani.
In quell’occasione mi piacque unicamente la sezione ritmica – composta da Matteo Bennici al basso elettrico e Paolo Mongardi (ZEUS!) alla batteria -, trovai Dragogna (I Ministri) insopportabile e Brondi molto sottotono.

Sono passati diversi mesi da allora, e alle 21.30 dopo un breve applauso di accoglienza sul palco arriva proprio lui, Vasco Brondi, che attacca ‘I Destini Generali’ accompagnato solo dalla chitarra di Andrea “Cabeki” Faccioli.
Ammetto che sin dalle prime note è piacevole ritrovare qui un Vasco Brondi più fedele a sé stesso, nella dimensione in cui l’ho conosciuto quando ancora era sconosciuto ai più.
Cara catastrofe‘ è il secondo pezzo proposto, arrangiato con chitarra acustica, giochini con la chitarra elettrica e mixato con il finale di ‘Fare i camerieri‘: l’atmosfera è cosi intima che il pubblico prova quasi imbarazzo ad applaudire, ma basta qualche parola di Brondi per sciogliere la tensione e abbattere le barriere.
Il concerto prosegue con ‘L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici‘: in questa atmosfera, Brondi gestisce in maniera molto più ortodossa l’intonazione della sua voce che, diciamo la verità, non é mai stato il suo punto forte.
Spogliata da tutto, anche da quel minimo di elettronica, arriva una versione completamente acustica di ‘Firmamento‘: un particolare apprezzamento, in questo brano, va all’incrociarsi e sovrapporsi delle voce dei due protagonisti sul placo.
Con l’utilizzo di una cassa dritta parte poi ‘Macbeth nella nebbia‘, una canzone che «parla della gioventù sopravalutata, quando sei a metà dalla fine»: forse in questo pezzo Vasco si lancia in qualche virtuosismo di troppo e perde un po’ di quel controllo vocale che aveva guadagnato in precedenza, ma vederlo che si agita con le sue solite braccia aperte su uno sgabello fa anche tenerezza ed emoziona.
L’arrangiamento con giri classici con chitarra elettrica e cassa dritta è bellissimo, ed il pubblico ne é conquistato.
É la volta di ‘Amandoti‘ dei CCCP, unico brano di tutto il set proposto nel quale l’istinto prevale sul resto.
Quel brano no, non andava eseguito: quello è un pezzo che può interpretare solo Ferretti.
Terminata la canzone, Brondi racconta un aneddoto sul perché Ferretti abbia scritto ‘Amandoti’: il motivo era  cercare di conquistare sua nonna, che «non ha mai visto di buon grado la musica dei CCCP».
La scaletta lascia spazio anche ad un pezzo che non viene eseguito spesso dal vivo, ‘Una cosa spirituale‘, e questo è da sempre uno dei miei pezzi preferiti de Le Luci della Centrale Elettrica proprio per lo struggente disagio che descrive con poche frasi.

Le luci della centrale elettrica - Firenze
Durante tutto il concerto si intuisce l’alchimia tra Vasco Brondi e Andrea “Cabeki” Faccioli, e proprio dopo un breve scambio di battute tra i due arriva ‘Sonic Youth‘,forse la canzone che fino ad ora meno si discosta con l’arrangiamento dalla versione su disco.
Tocca poi a ‘Oceano di gomma‘ degli Afterhours.
Mi era già capitato di ascoltarla durante un’ospitata di Brondi ad un concerto del gruppo durante un tour teatrale e l’avevo molto apprezzata: eseguita solo chitarra e voce con il suono campionato di un theremin, risulta molto intima, distante dalla prima versione che conoscevo e seguita subito dopo da ‘Le ragazze stanno bene‘.
«Considero una sorta di spazio di libertà, poter fare un passo indietro» ecco come spiega Vasco Brondi l’idea di questo tour «senza la macchina del fumo, in tutti i sensi».
Così ‘Un bar sulla Via Lattea‘ è proposta nella versione com’è nata, con solo una chitarra, che poi nella versione del disco è stata anche tolta. È un’emozione eseguirla così: scarna all’inverosimile, solo un accenno di cassa e qualche nota campionata che non influenzano il corpo del brano.
Dopo ‘I Provinciali‘, cover dei Baustelle, parla al pubblico e legge uno scritto di Pier Vittorio Tondelli su Firenze e giunge così, a detta di Brondi, il momento «più fuori luogo» del concerto: con una pompatissima base a computer parte ‘Ti vendi bene‘, in questa versione un po’ troppo spinta al limite (forse la più grande delusione del concerto, non convincono infatti né l’arrangiamento né le imprecisioni vocali).
Padre Nostro dei Satelliti‘ viene introdotta dalla lettura di un brano di Byung-Chul Han sulla visione della realtà e su quanto spesso l’immagine che ci facciamo di essa sia superiore alla realtà stessa. La versione presentata é un po’ strana: sembra che la parte musicale e quella cantata non dialoghino alla perfezione, però il risultato mi incuriosisce.
Le luci della centrale elettrica - Firenze
Siamo verso la fine di questo lungo, intimo e particolare concerto: è il momento dei ringraziamenti, ai quali seguono ‘Quando tornerai dall’estero‘ e ‘Piromani‘, in una versione carichissima e che mi fa tornare alla mente la prima volta che vidi Le Luci della Centrale Elettrica dal vivo sul palco del Viper Theatre, accompagnato da Giorgio Canali.
L’ultimo pezzo in scaletta, ’40 km.’, è preceduto dalla lettura dell’ultimo capitolo di “Il lavoro culturale” di un autore toscano, Luciano Bianciardi. Dopo la pausa di rito, i due protagonisti della serata tornano sul palco e concedono il classico bis con ‘La terra, l’Emilia, la luna‘ (sulla quale il pubblico esplode in un grande applauso) e ‘Per combattere l’acne‘, uno dei pezzi meglio eseguiti della serata.

Dopo un grandissimo ed incontenibile applauso, senza amplificatore e microfoni, in una versione definita «da spiaggia» e con la partecipazione di tutto il pubblico, è con ‘Questo scontro tranquillo‘ che ci si saluta.
Personalmente, dopo la delusione del precedente tour, posso dire di aver fatto pace con Le Luci della Centrale Elettrica e non mi sbilancio troppo nell’ammettere che questa è la dimensione ideale di Vasco Brondi, «senza macchina del fumo».

Ph. © Davide Poggi: per vedere tutte il set completo del concerto clicca qui (le foto si riferiscono alla data del 13/12/2015)

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katia (edorian) egiziano

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Mi definiscono una persona sopra le righe, forse è davvero così, non mi sento imbrigliata in alcun genere, quando si parla di musica sono "onnivora". Ogni singolo momento della mia vita è legato ad un brano, quando mi sveglio la mattina a volte il mio cervello canta

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