Jennifer Gentle, martellate, sbalzi e ancora martellate

Milano, 28 novembre 2019

Il termine associato con maggior frequenza al nome Jennifer Gentle, in questo 2019, è sicuramente ritorno.
Quello al Serraglio di Milano è l’ultimo concerto di questa sessione autunnale, che li ha rivisti on stage dopo alcuni anni, ma fa ancora più notizia la recente pubblicazione di un nuovo disco, dal titolo banale e al tempo stesso evocativo, semplicemente “Jennifer Gentle”, a quasi un decennio di distanza dall’ultima loro opera.
Una carriera di grande respiro internazionale, sentiamo spesso dire che “sono molto apprezzati all’estero“, ma potremmo avere buone ragioni per render loro onore anche in patria.

Con un’entrata sul palco a rate, i Jennifer Gentle apparecchiano gli strumenti prendendoci a martellate sulle orecchie.
Il rumore affastellato dell’ingresso e dell’inizio si trasforma subito in un acuto e luccicante rockabilly, con un evidente minimo comune denominatore: colpire forte, qualunque cosa passi per le mani.
In tutta questa veemenza è difficile capire da dove nasca e come si stia costruendo il suono.

I Jennifer Gentle impostano atmosfere lente e riecheggianti, giocando sugli sbalzi di umore e di tempo e caricando sui cori e sulle seconde/terze/quarte voci.
L’abbondanza di accordi e di costruzioni pensate e studiate a tavolino li rende di primo acchito non semplicissimi da digerire, ma nel complesso non risultano affatto ostici.
Quando poi Marco Fasolo prende il chitarrone in mano, veniamo addirittura spostati sulle confortevoli arie del britpop.

Jennifer Gentle

Gli accostamenti e gli azzardi vengono gestiti dai Jennifer Gentle con abilità e attenzione, calcolando ogni mossa.
Non danno punti di riferimento, ripartendo da zero nella costruzione di ogni pezzo.
Non c’è un vero mood predominante, sedendosi e prediligendo una linea da vaporoso indie pop, incupendosi con buie iterazioni ossessive da krautrock, nascondendo molte sorprese tra le pieghe dei loro pezzi, con evidenti richiami retrò.

La padronanza degli strumenti è notevole: i Jennifer Gentle ci giocano un po’, pizzicano le corde, sparano dei suoni parabolici e ondulatori, ammutolendo gli effetti solo per l’ultimo pezzo, salvo poi elettrificarsi e potenziarsi nel crescendo finale in espansione incontrollata, per tornare alle martellate iniziali.
Per chi si fosse perso qualcosa, con l’encore abbiamo un riassunto generale in cui troviamo tutto: il fondo vibrato, il passo deciso, le plettrate cattive, la voce sporca, il ritmo affabile.
È rock allo stato grezzo, che sembra proseguire a testa bassa all’infinito.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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