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Il Teatro degli Orrori live a Torino: «cazzarola, niente male!»

Ecco ciò che pensi, ascoltatore alternativo medio de Il Teatro degli Orrori: primo album bellissimo, secondo bello, terzo pacco, quarto…
Tu non lo ammetterai così facilmente, ma il gruppo sa di aver prodotto una bombetta non da poco, e a Torino il nuovo disco l’hanno suonato tutto, integrale, nei primi cinquanta minuti di concerto, perché hanno fiutato che è ampiamente sufficiente ad incendiare la folla.
Così è stato.

Quella del 23 ottobre è solo la seconda data del tour de Il Teatro degli Orrori: i pezzi dell’ultimo omonimo lavoro sono già classici, inni imparati a memoria dai fan quanto lo stesso Pierpaolo Capovilla, che comunque pochi minuti prima dell’inizio appare sul palco col nastro adesivo ad attaccarsi qualche foglio di testi in giro (non si sa mai!).
Il pubblico: pogo, sudore, giovani capelli lunghi, petti nudi con zainetto, sigarette, bestemmie, magliette rock, urla, cori tipo «Capovilla sindaco di Roma», e tutti a reggerlo nel suo stage diving verso la fine, insomma tutto molto bello. Ancora un crescendo è la seconda e terza parte, quando esplodono le bombe dei primi album, e l’Hiroshima Mon Amour diventa girone infernale, pieno di dannati posseduti in Sala Majakowskij (guarda un po’) da un’esecuzione spettacolare di ‘Majakowskij‘.
Il Teatro degli Orrori si presenta in sei: i quattro storici più una chitarra e una tastiera, violenza catartica che col susseguirsi delle date troverà ancora più profondità.
Tipici strattoni al microfono, il Capovilla attaccabrighe attacca brighe e canta/parla di disinteresse e indifferenza, terzi mondi e quarti stati, relazioni esaurite e esaurimenti da medicine, Dio nonostante sé, «vita mia, a noi due»…

Il sottoscritto, al primo report per Oca Nera Rock (benvenuto! grazie), si auto-dedica una strofa di ‘Sentimenti inconfessabili‘: «c’è pure Federico, quel tignoso di un laziale, che scoreggia recensioni»; un po’ di dissing tra musicista e critico musicale ci sta sempre, e per onor di gossip si tratta di Federico Guglielmi, che non era stato tenero sul terzo disco de Il Teatro degli Orrori.
Impossibile accontentare tutte le richieste: se volevi ‘Carroarmatorock‘ ritenta, sarai più fortunato. La chiusura è con ‘La canzone di Tom‘, ma questo lo si immagina anche senza esserci stati.
Di sicuro i nuovi pezzi ingrossano il repertorio di altri cazzotti e sberle devastanti: ascoltatore alternativo, ammettilo anche tu, «cazzarola, niente male!».

Photogallery a cura di Luigi De Palma

Ulteriori info riguardo la serata le trovate qui.

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