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Home Festival 2016 Day 2: everybody likes Home

A tutti piace Home Festival. Ognuno ha il suo genere, il suo stile, ma nei 103.560 metri dell’Home Festival si convive allegramente perché in quanto a generi musicali, si può dire che c’è abbastanza posto per tutti.

La giornata del 2 settembre ne è stata la dimostrazione: il main stage ha aperto i battenti alle 19:15, con Il Teatro degli Orrori, gruppo alternative rock italiano che negli anni ha visto cambiare la sua formazione, ma nonostante tutto sembra funzionare come se i componenti suonassero insieme già dagli esordi. Lo show è degno proprio di un teatro, dove ognuno fa la sua parte: i movimenti e gli sguardi sono intensi e duri, il suono è continuo, tanto da non notare quasi la pausa tra un brano e l’altro.

Il pubblico segue coinvolto e sembra conoscere bene i testi, recenti e non, tra cui ‘Disinteressati e indifferenti‘, ‘La Paura‘, ‘Cazzotti e suppliche‘, ‘Un lungo sonno‘, ‘Benzodiazepina‘, ‘È colpa mia‘, ‘Compagna Teresa‘, e ‘Majakovskij’, traccia con un certo spessore narrativo. Di spessore anche Pierpaolo Capovilla, voce della band, che esorta: “Il silenzio è figo, è prezioso perché è narrativo” rivolgendosi ad un piccolo gruppo, un tantino troppo agitato per la circostanza. Ebbene si, l’ha detto con tanto charme che nel dubbio, anche io, per un certo tempo sono stata zitta.

Non ci è voluto molto perché il genere cambiasse totalmente. Nella mezz’ora di pausa che precedeva Alborosie & The Shengen Clan, anche il pubblico è cambiato: ma dove sono finiti quelli di prima? Poco importa, è già ora di ballare. Il palco è un turbinio d luci e colori, l’allegria e la spensieratezza è palpabile: una vera festa in cui la buona musica è l’ospite d’onore.
Alborosie è stato uno dei primi artisti annunciati come headliner di questa edizione di Home Festival. Palco che conferma il sodalizio con la Shengen Clan Band, a distanza di circa 7 anni dalla loro prima collaborazione.

Un rapido giro tra gli stand, dove noto la presenza dei camper Fuori Posto, itineranti e instancabili nella prevenzione all’abuso di sostanze.
Non mancano le esposizioni artistiche e le associazioni di ogni genere.

Sono le 21:45, la tabella di marcia procede anche oggi con mezz’ora di ritardo e i Rumatera stanno per animare il Circus stage.
Il gruppo è composto da 3 veneti doc, talmente doc che cantano in dialetto. Il quarto componente, è la new entry Jen Razavi, chitarrista giunta in Italia a seguito del talent/reality The Italian Dream, ambientato in California e prodotto dalla band in collaborazione con Aperol Spritz.

I ritmi sono quelli del punk-rock, i visi sono quelli di chi non si prende troppo sul serio, ma nell’uso del palco, ci sa fare parecchio. Sono degli show man, tutti. Fanno domande, scherzano, si prendono in giro e non guasta la partecipazione di Lady Poison che balla e annaffia il pubblico con rum&pera e di Bruno Marso che da vita ad un vero e proprio sketch. Il pubblico li ama e loro suonano davvero bene. ‘Areo’ ha aperto le danze, ultimo singolo prodotto. Seguono ‘Seghe‘, ‘Xente molesta‘, ‘Vergognosa’ e gli altri classici.

Fuori dal tendone, invece, la gente si è triplicata. Non solo nei pressi del main stage, ma ovunque! Migliaia di persone già in fila davanti al palco, per quello che è stato il gruppo più atteso della giornata è forse di tutto l’Home Festival: The Prodigy. La band britannica non ha certo bisogno di presentazioni, avendo segnato la storia della musica elettronica nel panorama internazionale a partire dagli anni 90.

Keith Flint, voce e frontman del gruppo appare un poco appesantito, ma ciò è irrilevante, dato che la grinta non accenna a diminuire. Nel pubblico un’opinione unisona: “passano gli anni, ma loro non cambiano” e la tastiera rossa, segno inconfondibile dei loro live, è sempre lì a dimostrarlo. Non passa però inosservato il suono della chitarra, aggiunta al live solo negli ultimi anni.
La scaletta propone i brani celebri della loro discografia, assieme a quelli più recenti: ‘Firestarter‘, ‘Breathe‘, ‘Omen‘, ‘Nasty‘, ‘No Good‘, ‘The day is my enemy‘, ‘Poison‘, ‘Invaders must die‘, ‘Voodoo people’, per dirne alcune.

La potenza scenica è indescrivibile, nonostante i volumi della serata siano inferiori alla media dei loro live. Keith è esplosivo e non si trattiene dal chiede di alzare il livello dei bassi in ‘Smack my bitch up’, che diversamente non sortirebbe lo stesso effetto.
Ballano tutti, dal pubblico allo staff, mi aspetterei che anche i gazebo degli stand ad un certo punto, prendano vita e comincino a muovere le gambe.

Se con il primo giorno le persone erano tante, per The Prodigy lo spazio all’interno dell’area è veramente ridotto. Unica pecca: i loro fan saranno abituati a vedere un pubblico piuttosto partecipativo ma questa volta, forse qualcuno è un po’ troppo agitato.

Nel complesso, si può dire che anche questa giornata di Home Festival ha fatto sentire tutti a casa: un palco per ogni genere, un posto per ogni ospite.

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