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Garbage live a Padova: un concerto asciutto

Potrebbe essere un normalissimo giovedì 03 ottobre, ma in realtà è molto di più: è la seconda data italiana del tour dei Garbage, band alternative rock statunitense attiva da più di vent’anni e giunta ora alla pubblicazione del sesto album – “Strange Little Birds”.

L’apertura della serata è affidata al progetto post-rock di Pietro Berselli, cantautore padovano tanto timido nelle presentazioni quanto carismatico e sicuro nell’esecuzione.
Le sonorità sono curate e malinconiche, i testi spaziano nel sentimento dolce-amaro che cambia secondo lo stato d’animo con cui decidi di ascoltarlo.
Apertura apprezzata ma, ammetto, è difficile distrarsi dall’estetica un po’ cupa e spenta.

Puntuali come un orologio e felpati come predatori del rock, finalmente salgono sul palco i Garbage. Sarà il vuoto di un teatro grande e poco affollato, sarà lo scarso entusiasmo di un pubblico poco partecipativo, ma a me sembra manchi un po’ di pathos.

Lo ammetto, al nome Garbage pensavo tremasse il palazzetto e tutto l’isolato, invece mi ritrovo sotto il palco con l’acqua minerale tra le mani e un piede che si muove a tempo ma non accenna a fare salti di gioia. L’esecuzione è buona e i suoni abbastanza puliti se togliamo qualche piccola incertezza iniziale.

Gli anni passano, ma la voce di Shirley Manson resta possente, così come la sua immagine, stravagante e aggressiva: sguardo fisso sul pubblico e movimenti sicuri, l’attenzione è tutta per lei. Shirley ride, legge i cartelli che il pubblico ha preparato per la band.
Per un attimo si imbatte anche in un’inaspettata parentesi politica, nella quale afferma «non voglio parlare di politica durante i miei concerti, ma è un momento molto importante per l’America ed è per me un mistero il fatto che molta gente voglia seriamente votare Trump».

La scaletta propone molti estratti dell’ultimo lavoro in studio, come ‘Blackout’, ‘Magnetized’ e il recente singolo ‘Empty’.
Immancabili i brani ‘Why Do You Love Me’ e ‘Cherry Lips (Go Baby Go!)’, successi del passato che fanno improvvisamente rinvenire la platea – me compresa.
I pezzi storici restano croce e delizia di molte band: indiscussi e travolgenti, fanno cantare fans e curiosi, ma cosa resta poi di quell’entusiasmo durante le tracce che seguono?
È difficile tenere alta l’attenzione, tanti seguono distratti testi e ritmi di cui probabilmente più tardi non ricorderanno il nome.

La scaletta è ricca, lo spettacolo dura a lungo ma la conclusione è deludente nei confronti dei presenti. I Garbage sono volati via dal backstage senza troppe moine e con scarso entusiasmo.
D’altra parte, pure noi del pubblico ce la siamo cercata: due saltini potevamo farli!

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