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Gang Of Four live a Torino: una breve storia del ventunesimo secolo

Ci sono tre microfoni sul palco, per tutto il concerto i Gang Of Four si alterneranno a quello di destra, sinistra e centro senza schema preciso. A Spazio211 c’è molta gente, il 2 aprile è l’unica data italiana per il nome del punk più “politico” in attività negli anni della Thatcher.

Andy Gill è il chitarrista-colonna del gruppo che porta avanti il progetto, gli altri componenti sono nuovi giovani acquisti. Il cantante John Sterry, sguardo allucinato tipicamente punk, è il sostituto di Jon King. Jonny Finnegan si diverte alla batteria, è l’unico che Andy presenta al microfono per riconoscergli applausi. Thomas McNeice è bassista afro che piace alle girls, la bionda davanti a me per tutto il concerto se ne guarda al telefono le immagini su Google Images per vedere se in foto è ancora più fico che dal vero.

Con questa formazione i Gang Of Four hanno pubblicato un disco, “What happens next”, ma la scaletta è comunque piena di pezzi da “Entertainment!”, il loro primo album datato 1979 diventato indispensabile per signori come Flea, Michael Stipe, Kurt Cobain e mille rock bands britanniche di questo secolo.

Qualche ingeneroso fa la battuta “coverband!”, certo il gruppo ora è molto diverso, ma non esageriamo. A livello punk, è come se Noel Gallagher tra dieci anni riformasse gli Oasis sfanculando il fratellino Liam e arruolando giovani musicisti per suonare le canzoni gloriose e qualche nuova invenzione. Il risultato è roba da fan, comunque bello.

In ‘Love like anthrax’ va in scena il “chitarricidio” di tipica scuola inglese. Andy inizia torturando di feedback il Marshall e la Fender da sacrificare, schianta la chitarra sul palco, la porge al pubblico per continuarne lo strazio, e la butta via distrutta. La condivisione dell’atrocità rinforza la complicità con il pubblico.

‘Damaged goods’, ‘Ether’, ‘At home he’s a tourist’… pezzi che spaccano anche quasi quarant’anni dopo. Comunque non si può non pensare alle differenze generazionali, mentre Mr. Andy Gill sorseggia il suo calice di vino bianco e gli altri tre ventenni bevono birra Moretti. Il pubblico è di tutte le età: come è ovvio i giovani hanno voglia di pogare, ma i meno giovani hanno voglia di gustarsi il concerto tranquilli con la giacca sottobraccio. La pace armata resiste quasi fino alla fine, quando un diverbio generazionale coinvolge alcuni presenti tra cui volano spintoni e qualche pugno, sotto lo sguardo un po’ preoccupato di Andy. A calmare la rissa chi c’è? Beh… io.

Ma come il pugno di ferro della Thatcher passano anche queste scaramucce sotto la musica dei Gang Of Four, che porgono il microfono al pubblico per concludere un concerto volato in fretta, un’ora e un quarto o poco più. È “una breve storia del ventesimo secolo” (citando il best of dei loro pezzi storici) che vale sempre la pena riascoltare anche nel ventunesimo.

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