Charlotte Gainsbourg rende bello tutto ciò che tocca

Milano, 05 dicembre 2018

Definire Charlotte Gainsbourg come un’artista eclettica non è un grande sforzo di originalità, ancor meno ricordare il suo status di figlia d’arte.
Rendere giustizia al suo fascino è pure estremamente semplice, e mischiarsi tra il pubblico in questo concerto a Milano è una debolezza che viene facile concederci.
Attrice e cantante, abituata alle luci della ribalta sin da giovanissima, nel 2017 ha pubblicato “Rest”, ultimo disco di una produzione centellinata e di discreto successo, in Francia come nel resto d’Europa.

L’incipit della serata arriva da L I M, progetto solista di Sofia Gallotti, un impatto di basso profilo con morbide percussioni elettroniche, suoni sfumati in dissolvenza e voce da viaggio perenne a un metro e mezzo da terra.
I suoni sono ovattati ma si comprimono leggermente come una scatola piena di cotone un po’ schiacciato. Molto articolata e dalla produzione spinta, la musica di L I M è ricca di basi dai toni crescenti e di groove cupo, innestando anche percussioni vere e chitarra. È lontana da ciò che è trendy e questo evita il rischio di inflazionamento, l’ammiccamento è velato e il coinvolgimento è interessante.

L’impatto di Charlotte Gainsbourg è innanzitutto visivo.
Il palco è molto scenografico, pieno di porte luminose dalle cornici bianche a led.
La band che l’accompagna è pure vestita in bianco, lei si siede subito alle tastiere, con una voce parecchio effettata e suoni che rimandano alle atmosfere dei film dell’orrore degli anni Ottanta.
La scena appare quasi cristallizzata, le dinamiche dei suoni e dei brani si ripetono, pervase di altezzoso french touch.
Tra il palco e il pubblico si avverte la distanza, ma la fredda schermatura della voce e della presenza inizia a venire in meno nel momento in cui si alza in piedi.

È tutto in bianco e nero come un film d’essai, dalla struttura contemporanea ma dai richiami retrò.
Charlotte Gainsbourg è fredda e affascinante esattamente come ci si potrebbe aspettare, prende passaggi più da disco-music quando il giro di basso si intensifica, l’incedere è generalmente molto ritmato.
Deadly Valentine‘, recente e invadente successo, sfonda il muro a una profondità prima irraggiungibile, per poi mettersi sullo sfondo, con una voce melodica e una rivisitazione degli chansonnier.

Quando vuol premere sull’acceleratore, Charlotte Gainsbourg assume una verve accattivante dalle tonalità basse, il suono, lo stile e il background musicale sono evidentemente francesi come le sue origini, dal piglio suadente ma al tempo stesso meccanico.
Il rientro per l’encore prende una piega pop e melodica, anche nella voce, che si dissolve poi in un’aria quasi tetra.
La vena oscilla a tratti tra l’energia e la leggerezza, all’insegna delle sonorità elettropop.
Charlotte Gainsbourg è una ricercata bacchetta magica dello showbiz, abile a rendere bello tutto ciò che tocca.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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