Carlos Santana, tra assoli e virtuosismi sotto il cielo di Padova

Non c’è bisogno di presentazioni al nome di Carlos Santana, né serve ricordare i 100 milioni di dischi venduti, i 10 Grammy Awards e 3 Latin Grammy vinti o gli innumerevoli spettacoli in cui si è esibito durante una carriera che possiamo definire leggendaria, decollata circa 40 anni fa al famosissimo Festival di Woodstock.

La sua chitarra, suono inconfondibile nel panorama musicale, ha accompagnato le voci di numerosi artisti (come quello di Michael Jackson, giusto per citarne uno tra tanti) e il 29 giugno ha solcato il palco del Foro Boario di Padova per la seconda data italiana del “Divination Tour”.

Lo stage è festoso, pieno.
Gli otto elementi della band, i Santana, si vedono e si distinguono nel suono; spiccano le percussioni e le due voci maschili, passionali e decise.
A 70 anni lui, Carlos, domina il palco da vera icona della musica quale è: con la naturalezza di un respiro regala al pubblico un susseguirsi di assoli e virtuosismi sulle note di ‘Black Magic Woman‘, ‘A Love Supreme‘, ‘Mona Lisa‘,  ‘Maria Maria‘ e molti altri brani che hanno reso celebre la sua carriera.
Suoni unici, riconoscibili già dal parcheggio, dall’ingresso, dove i ritardatari entrano già cantando.

Il pubblico, già numeroso, continua ad aumentare durante la performance.
Il clima è festoso, disteso, pronto a sciogliere le tensioni di quelli che ahimè, sono rimasti bloccati nell’estenuante traffico che ha preceduto il concerto e che non ha accennato a sbloccarsi neanche dopo il suo inizio.
L’ambientazione a cielo aperto è perfetta e, se pure nei tratti più “latini” la serata potrebbe sfiorare lo stile tipico del “ballo di gruppo”, ciò non accade mai.
L’abilità di Santana sta proprio in questo: latino sì, ma non troppo.
Vicino al limite il ritmo cambia e diventa più rock, più aggressivo, per poi sfociare nel blues, nei suoni bassi e profondi.

Un concerto tecnico quello di Carlos Santana, che attraversa le epoche e gli stili di quasi mezzo secolo con assoluta leggerezza.
Lo sguardo di Santana sul pubblico è come sempre iconico: non ci sono lunghe introduzioni, basta un giro di Gibson e un semplice ‘Oye como va‘ che l’intesa è già perfetta.

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