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Brother & Bones live a Torino: unplugged & unexpected

Non so se siano l’ennesima sensation della musica inglese, la sensazione istintiva però è che i Brother & Bones siano americani, da quanto suonano grunge.
Li hanno definiti “i nuovi Pearl Jam”.
Molti passaggi su Virgin Radio li hanno fatti viaggiare anche nelle autoradio d’Italia e dunque di Torino.

Apro il giornale, 30 ottobre, l’inserto de La Stampa titola col nome sbagliato, “Brothers & Bones”, dettaglio che conferma ciò che penso sull’approssimatività della “grande” informazione. O forse – ipotesi suggestiva – che abbiano giudicato sbagliato il nome che questi ragazzi si sono dati e abbiano inteso correggerlo?

Salgo in macchina per andare a Spazio211, accendo Virgin per cercare la combinazione di trovare in rotazione prima del concerto i loro pezzi di punta, ‘Omaha‘ e ‘To be alive‘. Ma la radio è più sibillina di me e mi mette proprio ‘Alive‘ dei Pearl Jam, radio vs. concerto 1-0.

Entro in sala, non molta gente, ma c’è anche da dire che il target di Spazio211 non è esattamente quello di Virgin Radio. Qualcuno sa qualcuno no: oggi manca il bassista, ha perso il passaporto e non è potuto venire per le date di questi giorni. Cosa accadrà?

Brother & BonesAppare il cantante sul palco, seduto con chitarra acustica, attacca due pezzi, ‘Here comes the storm‘ e ‘Long way to go‘. Rich Tomas è superdotato (vocalmente, intendo) e con la chitarra ci sa fare. Oltre al timbro, anche acuti con alzata di sopracciglio e labbro serrato nei passaggi rocciosi suggeriscono anni di ascolto di Eddie Vedder.
Molto solare e socievole tra un pezzo e l’altro, forse è l’unico aspetto non così grunge.

Ecco salire sul palco gli altri musicisti, i Brother & Bones (cioè i quattro con i documenti) iniziano il loro concerto, un adattamento del disco omonimo con due chitarre, batteria e percussioni.

Ne esce fuori un elegantissimo show acustico, se questi ragazzi diventeranno un giorno famosi a livello planetario allora i fan potranno invidiarmi per aver potuto assistere a questa chicca. Facciamo che sia come un MTV unplugged, sgabelli e capelli raccolti, mancano solo i lumini accesi e i titoli in sovrimpressione. La sottoimpressione è di un concerto più prezioso rispetto alla canonica esecuzione big and loud and rock del disco e dei singoli edit stracompressi dalle radio. Concerto vs. radio 1-1.

In particolare, bello l’incedere blues che guadagnano pezzi come ‘Kerosene‘ o ‘Crawling‘. Altri tag: folk, dobro, slide guitar, un po’ country, questi ragazzi del south England hanno tanti modi di essere “southern”. Le girls in prima fila si siedono per gustarsi ballate come ‘If I belong‘.

Finito anche il bis, i Brother & Bones ringraziano e scendono allo stand del merchandising a salutare, firmare e parlare con le girls. Io torno in macchina e si riaccende la radio di cui sopra, una trasmissione “Rock Party” vuole traghettarmi verso una presabene festaiola facilona, ma il tentativo è maldestro, sono già oltre, concerto vs. radio 2-1.

Photogallery della serata a cura di Luigi De Palma

Ulteriori info sulla serata qui.

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