2Cellos live a Padova: poca improvvisazione

Luka Šulić e Stjepan Hauser, più noti come 2Cellos, concludono il 30 giugno la breve tournée italiana sul palco del Postepay Sound di Padova, recentemente spostatosi da Piazzola sul Brenta all’ex Foro Boario di Padova.
Il duo di violoncellisti non è per noi una novità: abbiamo già parlato di loro con entusiasmo e li ritroviamo con piacere, questa volta accompagnati dall’Orchestra dei Solisti di Zagabria.

La set list è quasi totalmente incentrata su “The Score”, quarto e ultimo lavoro in studio, che vede la reinterpretazione di colonne sonore del calibro di “Nuovo cinema Paradiso”, omaggio alla bella Italia, poi i celebri “Titanic”, “Game Of Thrones”, “Il Gladiatore” e molti altri.

Le premesse sono buone, il palco è interessante, come anche il contorno scenico, eppure lo show sembra essere molto sotto tono. Inizialmente ho pensato fosse colpa di una mia disillusione nel rivederli in una situazione nuova (l’ultima volta il pubblico era in piedi e il contesto più vivace), ma poi, una proiezione sullo sfondo cattura la mia attenzione.
Tralasciando lo stile a ‘ritaglio’ anni ’70-80 che caratterizza un po’ tutte le loro proiezioni e che a mio parere non rende giustizia ai contenuti, decido di concentrarmi sul video: è il 2015, le immagini raccontano i momenti migliori di un tour ormai passato ed ecco ritrovati anche i 2Cellos che ricordavo: energici, complici, trasportati dalla frenesia di un suono che esce dalle braccia e spazia sull’intero palco.

2 Cellos - Padova

Poco oltre quella proiezione, però, ci sono loro, oggi: apparentemente stanchi, intrappolati nello schema di una performance che ormai va avanti da sola, senza troppa necessità di improvvisazione.
Ora è il tempo di stendersi per terra, ora è il tempo di fare una battuta sulle donne italiane, ora è il tempo di tirare fuori i gadget luminosi. Chi invece mi sembra ancora realmente e spontaneamente divertirsi è il batterista.
Dusan Kranjc non delude e resta sul pezzo, nella sua bellissima batteria trasparente.

C’è da dire, in ogni caso, che questi ragazzi hanno l’innata capacità di trasformale la musica in emozione.
Al primo suono, i visi nel pubblico si distendono, la musica arriva morbida e cattura l’attenzione di ogni spettatore che sta seduto, ma anche si alza, canta e balla, noncurante del forte vento, che sembra ormai far parte della scenografia.

Tutto ciò non è solo per la fantasia adottata dal duo nella reinterpretazione dei brani, né per l’accostamento del carattere classico alla vena più rock, né per la precisione tecnica, nonostante la proverbiale frenesia delle loro esecuzioni.
È per la loro essenza, è per il clima che si crea quando gli archi toccano le corde e i loro sguardi complici s’incrociano.

È una magia che viene da dentro, non la si può costruire.
Sarà forse per questo che ai loro concerti mi aspetto molto: dove c’è magia, non ci può essere anche sufficienza o banalità.

 


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