Sanremo 2018, la seconda serata: le nuove proposte e i super ospiti

Dopo la serata in cui si sono esibiti tutti i Big (o presunti tali) il programma del Festival di Sanremo prevede due appuntamenti in cui le nuove proposte ed i cantanti maggiori si esibiranno coi loro inediti divisi in due giorni.
Nella scaletta poi sono inseriti una serie di ospiti più o meno super per gran parte provenienti dall’Italia. 

Ora tocca fermarsi un attimo e riflettere prima di tutto sulla questione “ospiti italiani” che vengono a fare la passerella invece di mettersi in gara.
Cosa lo facciamo a fare il Festival se gli artisti più importanti che abbiamo in questo paese vengono solo a fare gli ospiti invece gareggiare?
Molto comodo, e poi quelli che vanno in gara sono i figli della serva?

A mio parere questa è la più grande pecca di Baglioni che per importanza e carriera aveva tutti i mezzi per convincere qualche artista di peso in più a mettersi in gioco invece di andare a raccattare quel che resta dei Pooh per riempire qualche casella.

Apre le danze, è proprio il caso di dirlo, Lorenzo Baglioni col suo congiuntivo.
A saperlo usare, il congiuntivo, si può diventare una tweetstar o un grammarnazi a seconda della deriva che si vuol prendere.
Il brano di Baglioni (no, non è parente, credo glielo abbiano chiesto almeno un milione di volte) non è nulla di speciale.
La vera domanda è come può arrivare un brano così banale tra le nuove proposte?
Quali schifezze immani avrà mai sbaragliato?
Tra l’altro il succitato Baglioni-non-parente inscena un teatrino che vorrebbe oscillare tra il simpatico ed il fiabesco ma appare soltanto ridicolo.

«Come stai è la frase è la frase d’esordio del mondo», diceva un cantautore bravo.
Lo stesso titolo viene preso a prestito dalla seconda nuova proposta Giulia Casieri, il suo brano è a metà strada tra un rap alla Cattivi Pensieri e l’R’n’B della fu Nina Zilli ma è soltanto accennato nel ritornello.
Di sicuro la canzone è molto più convincente della prima in gara e Giulia sul palco sembra molto a suo agio senza bisogno di inutili fronzoli.

Mirkoeilcane con la sua canzone risponde alla domanda di Giulia Casieri, stiamo tutti bene.
La canzone è una sorta di dialogo, Mirko racconta una storia tra mille, quelle dei migranti che arrivano in Italia dalla visuale di un bambino che ama giocare al calcio e con i genitori tenta di trovare un posto migliore nel mondo.
Una nuova proposta che è andata a scuola da Fabi, Silvestri e Gazzè che con la sua canzone riesce a far passare un messaggio molto sentito in questi anni e a creare un’atmosfera surreale per un palco del genere.
Tornano alla mente atmosfere a metà tra Faletti ed ‘Aria‘ di Silvestri.

Alice Caioli ed i suoi specchi rotti dopo poche parole sembrano un’imitazione di Noemi ma meno graffiata.
Un brano che si perde tra mille altri, nulla di nuovo sul fronte sanremese, l’ennesima copia carbone di tante interpreti da talent.
Non rimane nulla alla fine dell’esibizione se non la sua innegabile presenza scenica ed una voce in cerca di canzoni migliori.

Tant’è la classifica premia la vecchiaia e la noia e relega MIrkoeilcane all’ultimo posto, ma qui l’importante non è mai stato vincere bensì partecipare per la gioia del Barone De Coubertin.
Le esibizioni delle nuove proposte finiscono più velocemente delle primarie del centrosinistra e spianano la strada per le esibizioni dei Big che dopo aver ascoltato le canzoni dei “giovani” fanno la figura degli artisti d’avanguardia.
Non si capisce il senso di fare una categoria Nuove Proposte se poi si selezionano solo brani che sembrano usciti dall’epoca dei telefoni bianchi.

Poi, gli ospiti.
Il Volo, subito, per rimarcare che i nostri ragazzi sono all’avanguardia.
Il trio del bel canto rende un omaggio a Sergio Endrigo che fa sperare che non si ricordino di persone come Tenco o De André.
Noia mortale e piacioneria autoassolutoria.
Scene del genere rientrano nei danni collaterali del fenomeno mondiale “Bocelli” che continuiamo a scontare.

Poi il momento nostalgia con Pippo Baudo che è partito praticamente dalla scoperta dell’America, fatta da lui stesso, fino ai giorni nostri snocciolando tutti i nomi di artisti affermati lanciati da lui.

È la volta di Biagio Antonacci, ospite super, che si avventura in un duetto con Claudio Baglioni su ‘Mille Giorni di me e di te‘ da cui esce con le ossa a dir poco rotte.
Com’era la canzone che faceva «vorrei cantare come Biagio Antonacci»?
Forse è il momento di rimetterci mano.

Anche Sting trova il modo di spiazzare il pubblico cantando la versione italiana di Zucchero di ‘Mad About You‘ in Italiano che al confronto Renzi col suo inglese pare un baronetto della regina Elisabetta.
Si torna finalmente a cantare in inglese con l’arrivo di Shaggy con cui Sting aveva duettato in ‘Don’t Make Me Wait‘ (in generale, tutto molto trascurabile).
A fine esibizione non ci si riesce a spiegare come gli organizzatori siano riusciti con delle scellerate scelte a disinnescare anche una superstar come l’ex Police, che avrebbe potuto fare di tutto e invece è finito per vantarsi di essere amico di Sugar Fornaciari e di Nek.

Mistero della fede nel Volo.

Quasi in coda, Franca Leosini con le sue storie maledette – stranamente non si parla dei crimini sanremesi.
Un finto duetto su ‘Piccolo Grande Amore‘ ed anche i #leosiners possono ritenersi soddisfatti.

Per la legge della Par Condicio dopo aver subito una violenza su un suo brano da Biagio Antonacci, Baglioni si vendica su ‘Samarcanda‘ di Vecchioni duettando con “il professore”: il Festival dei testi dimenticati e di alcune ospitate da dimenticare.
Roberto Vecchioni fa il suo piccolo monologo con al centro ancora una volta le canzoni, è sempre un bel sentire quando qualcuno sa di cosa parla.

Poco altro da segnalare in attesa della seconda parte delle nuove proposte.
Chi resterà sveglio vedrà.

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