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Nausica – The Molecules Fall Closer

La band che dovrà, per sua sfortuna, subire il giudizio di un diciannovenne prossimo al diploma “ha intenzione non solo di sopravvivere, ma anche di crescere rigogliosa”.
Stiamo parlando dei Nausica, che hanno nel dna una rivalità ben dichiarata: quella con la Geografia.
Polonia, Olanda, Germiania: i Nausica vengono da lì.

Ecco quindi spiegate le notevoli influenze raggruppate tutte in un unico progetto, e che vanta una notevole capacità espressiva.
Una band che lavora di pancia insomma, e che trasmette quell’inquietudine a cui non è facile sottrarsi: non è detto però che il nostro intento sia proprio quello di sviarla, anzi, tutto ciò diventa quasi un bisogno fisico e mentale, mosso da una naturale attitudine al turbamento.
Mi riferisco proprio a Jane Doe, immaginando già la calca di anime dannate prive di un’identità, persa nel fondo di quel bicchiere di troppo che ha il ruolo, se non altro, di rendere tutto più confuso e ridondante.
World wide poi ha una fluidità quasi preoccupante, come se qualche entità esterna avesse la capacità di decidere ogni minimo movimento, in grado di dirigere l’azione del singolo esecutore, come parlassimo di 4 marionette di legno.
Per non parlare poi di Black Jacket, brano che dimostra la capacità di paralizzare l’ascoltatore, di legarlo mani e piedi, e di picchiarlo con qualcosa di innocuo: una lieve sofferenza, e una inevitabile agonia, di 2 minuti e 52 secondi.

L’unica pecca?
L’andamento logaritmico del prodotto (mettiamoci la matematica in mezzo, come se non la odiassi già abbastanza) che, in termini di intensità, cede parecchio, ma che riesce a mantenere quella sua identità già dimostrata ad inizio EP.
Nonostante tutto, Jane Doe vince su tutto e su tutti ragazzi.

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